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Anthony, i ragazzini di Beslan e i giovani insicuri

di

Alberto Bondolfi
Inizio settembre è stagione di ripresa scolastica e per chi opera in ambito universitario tempo di congressi. Tra due di essi torno a casa e sono confrontato con la tragedia degli ostaggi in Ossezia e con quella del suicidio di un giovane nigeriano alle pretoriali di Bellinzona. Connettere i due fatti può sembrare arbitrario o perlomeno improprio. Propongo comunque alcune considerazioni che nonostante la diversità dei fatti mi sembrano pertinenti per chi legge area. Lentamente ma inesorabilmente mi sto avvicinando alla sessantina anche se nel mio intimo mi sento ancora molto vicino agli anni della gioventù. Periodo molto bello (indipendentemente da ogni sentimentalismo sessantottino) poiché essere giovane mi sembrava comunque un tempo molto lontano da situazioni di violenza aperta. Il suo rifiuto si manifestava nel pacifismo di quel tempo e la guerra, quella del Vietnam, era molto lontana. Ora invece essere giovani significa trovarsi in una situazione di grande insicurezza. Nel caso migliore, che è quello della maggior parte dei giovani in Svizzera, l’insicurezza riguarda la ricerca del lavoro, il posto di studio, o una collocazione sensata. Se invece si è fuggiti da una situazione di miseria estrema la rincorsa della felicità porta a voler trovare la sicurezza in comportamenti a rischio. Anthony, il giovane nigeriano che si è tolto la vita, era finito in carcere per spaccio di droga. Tutta colpa di “strutture inadeguate” (il termine è sulla bocca di tutti in Ticino ed a giusta ragione)? Mi sembra comunque inadeguato porre il quesito in termini così semplici. Meglio, almeno in questa sede, porre la nostra attenzione e la nostra sensibilità sulla tristezza di una condizione giovanile che non sembra lasciar spazio ad altri progetti di vita. I ragazzini della scuola in Ossezia dal canto loro non hanno potuto nemmeno sognare una fuga in un paese migliore. Hanno subito la morte violenta in una battaglia tra terroristi e membri di servizi speciali che non hanno mai desiderato. La loro gioventù non ha fatto nemmeno a tempo a diventar triste poiché è stata interrotta ancor prima nel sangue. Nel contempo la mia seconda figlia ha festeggiato stamattina il suo esame di maturità in un liceo di Zurigo, iniziando la cerimonia con un minuto di silenzio con tutti i suoi compagni di classe. Una liceale musulmana ha spiegato al pubblico zurighese le sue difficoltà a crescere e vivere nel mondo svizzero ed è stata applaudita a scena aperta. ...davvero difficile essere giovani oggi, anche se non mancano le ragioni della speranza.

Pubblicato

Venerdì 10 Settembre 2004

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