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Anno nuovo salario nuovo

di

Veronica Galster
A Sud delle Alpi gli elettricisti hanno detto basta alla discriminazione salariale rispetto ai colleghi d'oltralpe e hanno disdetto il Contratto collettivo di lavoro (Ccl) cantonale. Dal 1° gennaio 2012 saranno quindi assoggettati a quello nazionale.

Dal 31 dicembre 2011 il Ccl cantonale del ramo delle installazioni elettriche non sarà più valido, ma verrà sostituito da quello nazionale, con salari che per alcune categorie aumenteranno fino a 500 franchi al mese. Come si è arrivati a questo? Semplicemente i lavoratori erano stufi delle promesse mai mantenute dal padronato che, con una scusa o con l'altra, dal 2005 si rifiutava di adeguare i minimi salariali del Ccl ticinese a quelli del contratto nazionale. Negli anni il divario tra la paga degli elettricisti ticinesi (sostanzialmente ferma sul posto) e quella dei loro colleghi confederati (che invece è stata migliorata a più riprese) è cresciuto notevolmente arrivando nel 2011 a differenze che vanno da quella minima di 24 franchi al mese per un telematico al secondo anno dopo l'apprendistato, ai 503 per il personale non qualificato con quattro anni di attività in azienda (vedi tabella).
«Viste le difficoltà nel negoziare dei salari minimi per il Ticino che rispettassero quelli nazionali - spiega Igor Cima, responsabile del settore artigianato per Unia Ticino - abbiamo deciso di coinvolgere direttamente il personale per conoscere il loro parere in materia di minimi salariali e di contenuti contrattuali». Il sindacato ha così avviato un sondaggio con circa 600 lavoratori appartenenti a tutte le classi salariali. Questi, nel 98 per cento dei casi, hanno risposto di voler disdire il contratto cantonale, e così Unia ha fatto.
«È stata una decisione coraggiosa da parte dei lavoratori – prosegue Cima – per alcuni aspetti il Ccl ticinese era più vantaggioso, ma la questione salariale ha prevalso e la maggioranza ha deciso per la disdetta. C'era  una discriminazione non più tollerabile rispetto ai colleghi del resto del Paese, visto che le mansioni svolte e la formazione seguita sono le medesime». Il costo della vita inoltre (spesso valutato inferiore a Sud delle Alpi) continua a crescere anche in Ticino e non è più molto distante da quello di altri cantoni.
Unia ha calcolato che, negli ultimi 15 anni, il mancato adeguamento del minimo salariale degli elettricisti ticinesi li ha penalizzati, in media, di un centinaio di migliaia di franchi: sono appunto 105'107 quelli guadagnati in meno da un elettricista di montaggio; 79'418 quelli persi da un telematico e 100'109 quelli che non ha guadagnato un operaio non qualificato rispetto ai colleghi nel resto della Confederazione. A questi soldi "mancanti" dalle buste paga a Sud delle Alpi, si aggiunge una peggiore regolamentazione del rimborso spese e di quelle di trasferta.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha portato alla rottura del contratto, sono forse state le trattative salariali per gli aumenti nel 2011. Unia rivendicava anche a livello cantonale una modifica sostanziale dei salari verso l'alto, riconoscendo così il peso della professione e le fatiche quotidiane che le maestranze sono chiamate a sopportare sui cantieri. Ma l'associazione padronale di categoria Aiet si è opposta in modo intransigente, facendo sì che i salari del settore aumentassero solo dello 0,3 per cento (circa 12-15 franchi al mese).
A livello nazionale, invece, l'accordo salariale per il 2012 prevede un aumento generale di tutti i salari di 70 franchi al mese, più un aumento supplementare della massa salariale dell'1 per cento dal primo di gennaio (alcune categorie professionali del settore avevano già ottenuto aumenti anche di 200 franchi dal primo gennaio 2011). Va sottolineato che si tratta di aumenti dovuti, in quanto rappresentano il semplice rispetto dell'automatismo del rincaro e non un regalo da parte del padronato.
Considerando che dal primo di gennaio 2012 il Ccnl sarà valido anche per tutti gli elettricisti del canton Ticino, questo aumento dovrà essere concesso anche a loro. «Ora sarà importante far applicare correttamente il nuovo contratto sul territorio cantonale», conclude Igor Cima. Contratto nazionale che sarà prolungato fino al 31 dicembre 2014.

Tutelati dall'ordinanza

A livello nazionale in generale e in Ticino in particolare, negli ultimi anni non si sono risparmiate le polemiche attorno agli accordi bilaterali e alla questione della concorrenza estera che ne deriverebbe per la manodopera e le ditte locali. Con l'estensione dei paesi membri, si è addirittura temuta l'invasione di idraulici polacchi, di piastrellisti rumeni e di vari altri artigiani legati al settore edilizio provenienti dall'Unione Europea. E gli elettricisti?
Di elettricisti provenienti dall'estero nessuno ha mai parlato, perché? Perché, come spiega Gianni Albertoni, presidente dell'Associazione installatori elettricisti ticinesi (Aiet) questa categoria professionale in Svizzera è al riparo dalla concorrenza estera: «tutti gli elettricisti in Svizzera sono tutelati attraverso l'ordinanza federale sugli impianti elettrici a bassa tensione (Oibt)».
L'articolo 6 di quest'ordinanza, infatti, dice che "chi esegue, modifica o ripara impianti elettrici fissi in modo stabile oppure interrompe, modifica o ripara tali raccordi, deve avere un'autorizzazione d'installazione". Autorizzazione che è rilasciata dall'ispettorato federale solo a persone "che siano del mestiere e che offrano la garanzia di rispettare le prescrizioni della presente ordinanza" (art.7).  Tra i requisiti per essere ritenuto "del mestiere" avendo seguito una formazione all'estero (che dev'essere stata fatta in un paese membro del Comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica – Cenelec), c'è quello di "poter dimostrare di aver svolto in Svizzera un'attività pratica, sotto la sorveglianza di una persona competente nel settore dell'installazione, per un periodo di 3 anni".
«In poche parole, per ricevere l'autorizzazione bisogna avere la maestria federale -prosegue Albertoni- e questo vale per tutti gli elettricisti e per tutti gli impianti a bassa tensione sul territorio nazionale (da 51 volt a 1'000 volt), cioè quelli domestici e industriali».
Le ditte estere che non hanno personale in possesso di una maestria svizzera non possono quindi ricevere l'autorizzazione dell'ispettorato federale, fondamentale affinché l'impianto sia considerato a norma.
L'ordinanza sugli impianti elettrici a bassa tensione non si applica però agli impianti per l'esercizio delle imprese ferroviarie, di funicolari, filoviarie e di trasporto a fune, e nemmeno all'illuminazione di strade e piazze pubbliche.

Pubblicato

Venerdì 23 Dicembre 2011

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