Anno XXVI - N°13 - 15 settembre 2023

L'editoriale
14.09.2023

di 

Claudio Carrer

Le lavoratrici e i lavoratori, le famiglie e i pensionati di questo paese fanno sempre più fatica a far fronte alle spese correnti mensili, perché il costo della vita aumenta continuamente mentre i salari sono fermi al palo, anzi diminuiscono in termini reali. Complice l’attitudine di un padronato che usa i suoi profitti per ingrassare manager e azionisti ma non per aumentare i salari e adeguarli al rincaro. Tra un paio di settimane ci verrà comunicata una nuova, ennesima stangata sui premi per l’assicurazione malattie, che nel 2024 si prevede aumentino di un altro 10 per cento: una situazione sempre più insostenibile, ma di cui la politica se ne lava semplicemente le mani rifiutando ogni misura tesa ad alleggerire questo pesante fardello sulle spalle dei cittadini. Sono due considerazioni ormai quasi banali perché descrivono una situazione che ciascuno può misurare sulla propria pelle, ma che vanno ribadite. Perché non ci si può rassegnare. E tutto questo non può durare in un paese con i mezzi e la ricchezza della Svizzera. C’è urgenza di agire.


Articoli

Diseguaglianze sociali
14.09.2023

di 

Francesco Bonsaver

I ticinesi avrebbero un migliaio di validi motivi in più per partecipare alla manifestazione di domani a Berna promossa dall’Unione sindacale svizzera sulla perdita del potere d’acquisto e aumenti salariali. Per la precisione, 1.158 motivi. A tanti franchi corrisponde infatti la differenza tra il salario mediano ticinese e quello svizzero, ci insegna l’ultima Rilevazione svizzera della struttura dei salari del 2020. Se guadagni meno degli altri, l’impatto dell’aumento generalizzato dei prezzi sarà ancor più devastante.  



Reportage
14.09.2023

di 

Federico Franchini

Nell’ultimo ventennio la Lombardia ha trasformato parte del suo tessuto produttivo diventando uno dei più importanti centri logistici europei. Un fenomeno che ha trasformato il paesaggio e il territorio. A margine dei grandi assi autostradali, laddove c’erano le industrie o i campi agricoli, sono spuntati come funghi giganteschi capannoni. Tutto ciò ha generato una serie di  problemi: traffico, peggioramento della qualità dell’aria, consumo di suolo. Tra i protagonisti di questo boom vi è anche Akno, leader sul mercato dell’immobiliare logistico nel Nord Italia, la cui casa madre si trova a Lugano. Di recente, il gruppo ha espresso la propria volontà di costruire un nuovo gigantesco “business park” all’interno di un parco agricolo protetto a sud di Milano. Un progetto controverso, che sta suscitando grande dibattito e preoccupazione. Per saperne di più siamo andati a vedere sul posto.

Cinema
14.09.2023

di 

Mattia Lento

Il film, nella versione italiana, s’intitola Manodopera. Mentre Interdit aux chiens et aux Italiens (Vietato ai cani e agli italiani) è il titolo originale tratto dalle famigerate scritte presenti all’esterno dei locali in diversi paesi europei, compresa la Svizzera. Alain Ughetto, cineasta francese pluripremiato, ha scelto di raccontare la storia della propria famiglia attraverso il cinema d’animazione e la tecnica dello stop motion. La narrazione si svolge come un dialogo tra lui, in carne ed ossa, e il pupazzo della nonna Cecile, morta quando il nipote aveva 12 anni. È proprio la nonna a raccontare al nipote il percorso che ha portato gli Ughetto dalle montagne del Piemonte, sotto il Monviso, fino alla Francia, passando per il Canton Vallese.  Il film debutta il 20 settembre nelle sale svizzere.

Italia
14.09.2023

di 

Loris Campetti

“Se dico treno buttatevi da quella parte”. Eccolo, il salvifico sistema di sicurezza per proteggere la vita dei manutentori delle ferrovie, gli operai che lavorano sui binari. Peccato che quel treno che movimentava vagoni andasse a 160 chilometri orari, troppo veloce perché il delegato di Rfi (Rete ferroviaria italiana) potesse avere il tempo di gridare ‘treno’ ai cinque operai che stavano mettendo in sicurezza sette metri di rotaia.

Altri sguardi
14.09.2023

di 

Gianni Beretta

Quella mattina andai da lui a La Moneda per chiedergli un’arma, perché ero malvista e mi sentivo minacciata nel quartiere della borghesia capitolina dove vivevo; non avevo alcuna intenzione di fare la fine di una pollastra. Mi rispose che non ne aveva e che sarebbe stato forse meglio che tornassi a stare da loro. Non l’avevo mai visto così: teso, emaciato, tremendamente solo...».

Rubriche

Affari nostri
14.09.2023

di 

Serena Tinari
La mano invisibile
14.09.2023

di 

Silvano Toppi
Dietro lo specchio
14.09.2023

di 

Ferruccio D'Ambrogio
Spazio Sos
14.09.2023

di 

Mario Amato

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