Anno XVII - n° 7

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L'editoriale
02.05.2014

di 

Claudio Carrer

“È evidente che una politica salariale equa e conforme al mercato consente all’azienda di far fronte alla concorrenza e reclutare i dipendenti migliori”. L’affermazione non è tratta da un documento di propaganda sindacale per un salario minimo legale, ma da un comunicato della direzione della catena di negozi d’abbigliamento H&M. Un comunicato nel quale si annuncia che dal 1° gennaio 2015 tutti i dipendenti delle sue filiali svizzere percepiranno almeno 4000 franchi al mese, ossia 22 franchi all’ora. Un livello retributivo che corrisponde esattamente a quanto previsto dall’iniziativa popolare in votazione il prossimo 18 maggio.

Un’iniziativa che dunque, ancor prima di essere votata dal popolo svizzero, già produce risultati tangibili.

Articoli

Schmidheiny e l'America latina
02.05.2014

di 

Maurizio Matteuzzi

“Uno dei più generosi filantropi in America latina”. Così il Wall Street Journal definiva Stephan Schmidheiny nel 2002, quando l’inchiesta del giudice Raffaele Guariniello era partita da poco ed erano ancora lontane le storiche sentenze del 2012 e del 2013. Mr Eternit si diceva indignato per l’affronto alla sua reputazione e al «valore di quanto sto facendo» e concludeva, con l’arroganza dell’intoccabile: «Ve lo prometto: non finirò mai in una prigione italiana. Ogni tanto mi guardo allo specchio e posso sentirmi fiero di quello che ho fatto». La stessa sicumera della recente intervista alla Nzz am Sonn­tag (articolo correlato). In prigione forse no. Ma il 2014 potrebbe essere il peggior anno della sua vita. Perché ora l’obiettivo delle “sue” vittime (in ansiosa attesa della sentenza della Corte di Cassazione italiana, terzo e ultimo grado di giudizio, prevista entro l’anno), punta dritto a quello che qualcuno ha definito il “suo patrimonio immateriale”. Smantellare pezzo per pezzo l’operazione scientifica di “sbiancamento” e “rilavaggio” della biografia che si è costruito in questi ultimi 20-25 anni di scorribande, specialmente per l’America latina.

Primo maggio
02.05.2014

di 

Raffaella Brignoni

Il Primo Maggio del 2014 a Lugano è stato un momento di particolare partecipazione. Sarà perché si tratta di un momento storico difficile per i salariati e le salariate in questo paese, ma si è respirata una volontà comune di reagire a politiche economiche non più tollerabili: dumping, precariato, sfruttamento e xenofobia. E dalla piazza, dove è stata rivendicata la necessità del salario minimo di 4.000 franchi al mese, spunta una riflessione: la creazione di un unico sindacato perché le problematiche dei lavoratori sono trasversali a tutti i settori: dal privato al pubblico.

Parla il sociologo
02.05.2014

di 

Raffaella Brignoni

Mendicanti uguali a criminali. Questa la pericolosa equazione che si sta insinuando nell’opinione pubblica. Attenzione – si urla da più parti – l’accattonaggio sarebbe una succursale della mafia. «Ma per favore, stiamo parlando di persone povere, non di criminali! Così non si fa che distogliere l’attenzione dai problemi reali legati alla povertà e suscitare nella popolazione sensazioni di insicurezza, fomentando il razzismo». Intervista al sociologo Jean-Pierre Tabin, di Losanna, che ha condotto uno studio sul fenomeno.

Povera Grecia
02.05.2014

di 

Argiris Panagopoulos

Il governo greco delle larghe intese tra conservatori e socialisti continua ad applicare l’austerità quale unica medicina possibile per risanare le finanze pubbliche. Prosegue dunque l’opera di distruzione del tessuto sociale e la coesione della società greca. Dopo l’ultimo tsunami di tagli votato dal parlamento greco a poche settimane dalle elezioni europarlamentari, una nuova ondata di austerità colpirà i greci al termine del conteggio dei voti.

Processo Eternit
02.05.2014

di 

Claudio Carrer

Un processo «assurdo» che gli ha procurato momenti di «grande sconforto» ma di cui ora attende l’esito finale «con serenità», convinto di aver fatto «il meglio» che «come imprenditore» potesse fare quando era alla testa dell’Eternit, cioè «uscire al più presto dalla lavorazione dell’amianto». Dopo anni di silenzio e a pochi mesi dalla sentenza definitiva del processo che lo vede imputato in Italia per le migliaia di morti e di malati provocati dalle sue fabbriche e per cui è stato condannato in appello a 18 anni con l’accusa di disastro ambientale doloso permanente, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny torna a parlare. Anzi a straparlare, a raccontare menzogne e falsità storiche.

Rubriche

02.05.2014

di 

Elena Fiscalini

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