Anno XVI numero 6

L'editoriale
19.04.2013

di 

Claudio Carrer

“Di animale da tiro, da sella o da soma, ostinatamente restio a lasciarsi guidare”. Così il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli definisce l'aggettivo “recalcitrante”, oggi drammaticamente in uso in Svizzera per qualificare quei richiedenti l'asilo “problematici” che la nuova legge in votazione il prossimo 9 giugno prevede di confinare in appositi centri d'internamento.

Strutture chiuse con filo spinato, lontane dai centri abitati e dalla vista dei cittadini “per bene”, che molto ricordano la realtà dei lager nazisti. Per finire in questi moderni campi d'internamento non è necessario essersi macchiati di un reato: basta aver assunto comportamenti che «disturbano considerevolmente l'esercizio regolare dei centri di registrazione», recita una norma contenuta nella decima revisione della legge sull'asilo. Una revisione che di fatto pone fine al diritto d'asilo in Svizzera e che cancella ogni traccia della tanto sbandierata tradizione umanitaria elvetica (peraltro sempre esistita più a parole che nei fatti in un paese in cui la politica migratoria è storicamente un affare di “giustizia e polizia”).

Articoli

Festa dei lavoratori del 1° maggio
19.04.2013

di 

red

Salari più giusti e pensioni migliori. Sono le rivendicazioni che l’Unione sindacale svizzera (Uss) pone al centro delle manifestazioni per la Festa dei lavoratori del Primo Maggio 2013 in Svizzera. Un paese dove permane un’iniqua ripartizione della ricchezza, sia tra i lavoratori sia tra i pensionati, come denuncia l’Uss.

L’apprendistato, la classica via svizzera per accedere alla vita professionale, non garantisce più buone retribuzioni, mentre le donne continuano a essere discriminate con salari inferiori del 18 per cento rispetto agli uomini.

Elezioni comunali a Lugano
19.04.2013

di 

Francesco Bonsaver

“Tsunami”, “Terremoto”, i paragoni si sprecano per i risultati elettorali di Lugano. In realtà, c’è una continuità: la città è sempre orientata a destra e lo rimane in modo schiacciante. Il passaggio della maggioranza relativa dal Partito liberale alla Lega dei Ticinesi o la vittoria del candidato sindaco leghista Marco Borradori sul liberale Giorgio Giudici appaiono cambiamenti più di forma che di sostanza.

Svizzera-Europa
19.04.2013

di 

Silvano De Pietro

È ormai imminente la decisione del Consiglio federale di ricorrere alla “clausola di salvaguardia” prevista dall’accordo bilaterale con l’Unione europea sulla libera circolazione delle persone, al fine di contenere una crescita incontrollata dell’immigrazione dall’Ue. Per l’Unione sindacale svizzera (Uss) questa è una scorciatoia controproducente; molto più efficace sarebbe invece una puntuale e rigorosa applicazione delle misure di accompagnamento.

Venezuela
19.04.2013

di 

Maurizio Matteuzzi

La vera partita comincia adesso. E si annuncia molto difficile per il Venezuela bolivariano e tendenzialmente socialista, sia pure del particolare “socialismo del XXI secolo”. Ma assai inquietante anche per l'America latina progressista o di sinistra (a cominciare da Cuba), e per l'America latina in generale nel caso il “Venezuela saudita” e motore generoso dell'integrazione latino-americana entri in uno stato di fibrillazione destabilizzante.

Rubriche

19.04.2013

di 

Franco Cavalli

Calmatosi il clamore mediatico, vorrei analizzare a mente un po’ più fredda la scelta del Conclave il mese scorso. Dico subito che credo molto poco alle svariate storielle che ci sono state propinate per spiegare come mai è stato scelto il cardinale Bergoglio. Pensando all’esperienza millenaria della Chiesa nel fare le scelte politiche adeguate al momento storico, sono convinto che due siano le ragioni che principalmente hanno portato a questa nomina.

 

La prima ha a che fare con la svolta a sinistra avvenuta in America latina negli ultimi 15 anni e che, sotto la spinta dell’asse Caracas-Avana, sta facendo nascere un po’ dappertutto non solo governi perlomeno di centro-sinistra, ma sta anche ispirando a livello popolare la speranza di un socialismo del ventunesimo secolo di stampo latino-americano. Il calvario di Chávez, vissuto da molti venezuelani, ma anche da altri, quasi come quello di un uomo che ha sacrificato la propria salute alla rivoluzione, ne potrebbe fare addirittura un secondo Che.

 

Per la Chiesa era quindi necessario avere un papa carismatico, che facesse della lotta alla povertà l’asse portante del suo papato, dimostrando però che ciò si può fare anche da posizioni ideologiche conservatrici ed anti-socialiste. E chi meglio del cardinale Bergoglio poteva assumere questo ruolo? Mi viene in mente il paragone con la scelta di papa Wojtyla: a quel momento, quando il blocco sovietico cominciava a scricchiolare, lo si scelse anche per “far saltare il sistema”, cosa che è poi puntualmente avvenuta.
Ma c’è una seconda ragione, di cui poco si è parlato. Mi rifaccio ad un colloquio che ho avuto qualche anno fa con il cardinale Ortega, all’Avana. Lui mi diceva: “Per noi Fidel, con quale possiamo sempre arrangiarci, è un problema meno grave che non le sette evangeliche che stanno invadendo l’isola”. E le sette protestanti nordamericane stanno proliferando in tutta l’America latina: basti pensare al Brasile, dove hanno già giocato un ruolo nelle contese elettorali. Per la Chiesa cattolica, l’America latina è sempre stata il “cortile di casa”: bisogna quindi difenderlo ad ogni costo.

 

Il teatro mediatico ha anche ben presto fatto dimenticare la polemica sui rapporti che l’allora priore dei gesuiti Bergoglio avrebbe avuto con la giunta militare argentina. In gioventù padre Bergoglio era stato legato all’estrema destra peronista, e quest’ultima aveva poi aperto la porta ai massacri dei generali. Sembra anche assodato che non sia intervenuto a difendere due sacerdoti gesuiti (Jorio e Yalics), a lungo sequestrati e torturati dall’esercito. Il premio Nobel per la pace Pérez Esquivel, dopo un primo comunicato positivo, si è poi corretto dicendo che bisogna “distinguere tra complicità e passività”. E quest’ultima sembrerebbe essere stata il suo atteggiamento a fronte di un comportamento chiaramente collaborazionista avuto da buona parte della gerarchia ecclesiastica argentina. Ma in questi giorni qualcuno ha detto che anche monsignor Romero proveniva dall’ala conservatrice e poi successe quello che tutti sappiamo.

 

C’è da sperare che questa conversione possa capitare anche a papa Francesco. Ad ogni modo, se continuerà a battere il chiodo della povertà e della giustizia sociale, non potrà che fare esplodere molte contraddizioni. Non è difatti con le ricette di destra, né tantomeno con quelle neoliberali, che si può combattere la povertà. E la carità, anche quella cristiana, può al massimo risolvere dei casi individuali. Se però i nullatenenti, sentendosi spalleggiati anche dal papa, si metteranno in moto, potremmo allora vederne delle belle…

 

19.04.2013

di 

Elena Fiscalini

A fine del 2012 è stata presentata la prima parte del nuovo Piano cantonale dell’alloggio.
Lo studio, voluto dal Gran Consiglio in risposta alla petizione dell’ASI a ad alcuni atti parlamentari che chiedevano un impegno del Cantone a favore dell’alloggio, contiene un’interessante raccolta di dati relativi al mercato immobiliare.


Il documento evidenzia che il mercato dell’alloggio ha diversi punti critici: una domanda superiore all’offerta che determina il continuo aumento delle pigioni, la perdita di alloggi sussidiati nei prossimi anni, la ristrutturazione degli appartamenti che spesso è pretesto per aumenti sostanziosi, l’aumento dei costi di costruzione e dei terreni, la migrazione obbligata dalla città alla periferia, tutti elementi che concorrono a surriscaldare il mercato che non sa trovare al suo interno elementi d’equilibrio e di autoregolazione.
A questa prima fase di analisi seguirà la presentazione di misure idonee ad indirizzare il mercato verso l’edilizia sociale.


Sarà importante armonizzare fra loro i diversi interventi affinché siano finalizzati a regolare il mercato, calibrando al meglio gli interventi dello Stato. Infatti investire nell’alloggio può contribuire a risparmiare aiuti diretti ai singoli e alle economie domestiche attraverso le assicurazioni sociali. Importante sarà sempre mantenere una proporzionalità fra quanto si investe finanziariamente e quanto si ottiene come risultato.
Siamo convinti che si vedranno risultati solo se ci sarà un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori del settore, in particolare da parte di chi in virtù del suo ruolo ha capacità decisionale.

19.04.2013

di 

Giuseppe Dunghi

Le imprese che stanno progettando lo svincolo di Mendrisio e quelle che poi lo realizzeranno, per un investimento complessivo di circa 100 milioni, sono da classificare fra coloro che producono ricchezza o fra coloro che ricevono la ricchezza redistribuita dallo Stato? E un insegnante di scuola media è uno che vive grazie alla redistribuzione operata dallo Stato o è un produttore di ricchezza? Dipende da che cosa si intende per ricchezza.

 

La Camera di commercio, dell'industria e dell'artigianato del Canton Ticino sembra convinta che la ricchezza consista nell'utile che gli imprenditori riescono ad estrarre dal lavoro. Un verbo francese quasi intraducibile in italiano, ponctionner, rende bene l'idea, ma di solito viene sostituito da un eufemismo: creare posti di lavoro. Per altri la ricchezza consiste invece nei beni che già esistono nella società – come le risorse naturali, la disponibilità a lavorare, l'ottimismo riguardo al futuro, la fiducia reciproca, la speranza, la cultura, l'arte –, beni che l'economia ha il compito di distribuire correttamente. Dunque da questo punto di vista un insegnante che diffonde cultura, o un monaco cistercense che passa la giornata cantando lodi al Signore sono creatori di ricchezza perché rendono la società più colta, più capace di lavorare, più vivibile, più degna di farvi parte.


Purtroppo è la prima concezione quella più diffusa. Ma non è questo il punto. La cosa più grave è che da tale premessa discendono ragionamenti che involgariscono la politica. Ad esempio le tasse: sempre la Camera di commercio sostiene che è giusto evaderle nel caso in cui lo Stato si dimostri esoso nell'imporle e inadempiente nei campi della sicurezza, della scuola, della salute, della giustizia. Si scambia la causa con l'effetto: è l'evasione fiscale che impedisce allo Stato di assolvere i suoi compiti, non il contrario. Gli ospedali pubblici non funzionano perché le cliniche private occupano il terreno della salute succhiando dividendi per i loro azionisti. E così la posta, così le ferrovie, così le aziende elettriche.


Per poter buttare via il bambino, cioè la possibilità di un'economia non governata dal capitale e dalle banche, hanno eliminato anche l'acqua sporca, cioè il principio liberale che le tasse vanno pagate e devono essere progressive, e che il lavoro va in qualche modo retribuito: in tutta Europa la disoccupazione massiccia e contemporaneamente il ricorso a lavoratori a basso costo mostrano che l'economia di mercato sta tornando a poco a poco al lavoro servile, mentre la ricchezza prodotta dalla società viene ripartita in proporzione sempre maggiore al capitale. Intanto si insulta il lavoro: in questo cantone i frontalieri sono stati chiamati topi, gli impiegati pubblici fuchi, gli stranieri in cerca di lavoro corvi.


A Cuba alcuni elementi dell’economia di mercato introdotti recentemente hanno permesso ai privati di aprire un ristorante in casa: invece di lavorare per lo Stato con un salario basso, si fanno lavorare senza stipendio la moglie, la sorella, la nonna e la zia: sono le delizie del lavoro por cuenta propria. I creatori di ricchezza di cui parla la Camera di commercio hanno qualcosa in comune con questi cuentapropisti.

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