Anno XVI - numero 10

L'editoriale
20.06.2013

di 

Claudio Carrer

Innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne, tagli alle rendite di vedovanza, tagli alle pensioni e aumento dell’Iva. È così che il ministro socialista Alain Berset pensa di garantire la sicurezza sociale in Svizzera nei prossimi decenni: il suo progetto di riforma del sistema pensionistico verrà discusso dal Consiglio federale probabilmente già nella seduta odierna o in una delle prossime prima della pausa estiva.

 

È in ogni caso facile prevedere che Berset non incontrerà particolari ostacoli, visto che le sue proposte sono la fotocopia delle ricette delle forze politiche borghesi e dunque della maggioranza del Consiglio federale. Un po’ più complicato sarà far digerire il pacchetto al popolo, tradizionalmente riluttante ad accettare un indebolimento del sistema pensionistico.

Articoli

Storie di confine
20.06.2013

di 

Raffaella Brignoni

«Non mettere il mio nome vero. Tu lo sai ma scrivi che sono… Aspetta che ci penso… Mustafà?».
D’accordo. Mustafà, al di là di quella che chiamiamo ramina, si guadagna la pagnotta: «Lavoro dal martedì al sabato, dalle 9 alle 17 e la domenica fino alle 13. Fa freddo, fa caldo io sono sempre in mezzo alla strada». Ci tiene a sottolinearlo perché ogni tanto qualche passante gli grida rabbioso «ma va a lavorare! Torna al tuo paese!». Nel mucchio c’è anche chi è cattivo più degli altri: «In faccia non me lo ha mai detto nessuno, ma capita che girata la schiena, si senta un “marocchino di merda”. Mi fa sempre male allo stesso modo».
Mustafà commercia in paccottiglia per le vie di Lavena Ponte Tresa: roba insomma da due soldi. Mustafà è un “vu cumprà”, ma per favore non chiamatelo così: «Vu cumprà non mi piace, mi dà fastidio, mi sembra una parolaccia. Io sono un venditore, un venditore ambulante» sottolinea con fierezza. E, sebbene da tanti anni viva a due passi dal confine, non ha mai messo piede in Svizzera. «Non sei curioso?». No, non è curioso Mustafà, in fondo «tutto il mondo è paese». Noi insistiamo: «Dai che ti portiamo a Lugano. È peccato essere così vicini a una città e non averla mai visitata».

Lavoro
20.06.2013

di 

Veronica Galster

È incominciato il 3 giugno lo sciopero più lungo nella storia del commercio al dettaglio in Svizzera, alla Spar di Dättwil, nel canton Argovia. Dieci dipendenti su un totale di 21 (compresi gerente e apprendisti), protestano contro salari troppo bassi e una cronica mancanza di personale che li costringeva regolarmente a ore supplementari di lavoro. Li costringeva, appunto, perché ora queste dieci persone che hanno osato alzare la testa non sono più dipendenti di Spar: la direzione ha deciso il loro licenziamento con effetto immediato comunicandoglielo venerdì scorso (14 giugno), dopo aver loro intimato, con una decisione del Tribunale distrettuale di Baden, di liberare gli accessi al negozio e alla stazione di servizio, in modo da poter riaprire.

Eternit Svizzera
20.06.2013

di 

Claudio Carrer

Come si è comportato lo Stato in relazione ai pericoli per la salute dei lavoratori e dei cittadini legati all’uso industriale dell’amianto nella fabbrica Eternit di Niederurnen? È una domanda a cui i più cercano di sfuggire in questa località di fondovalle del cantone Glarona, sede storica della multinazionale che fu della famiglia di Stephan Schmidheiny (recentemente condannato in Italia dal Tribunale d’appello di Torino per disastro ambientale doloso a 18 anni di carcere) e dove ancora oggi opera la società (suo successore in diritto) Eternit Schweiz AG. Ora però governo e parlamento glaronesi saranno obbligati perlomeno a chinarsi sulla questione in seguito a una mozione presentata dal giovane deputato socialista Marco Kistler.

Italia
20.06.2013

di 

Loris Campetti

Il “governo del fare” ha prodotto il “decreto del fare”, si chiama proprio così. Secondo la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ci vorrà un po' di tempo prima di esprimere un giudizio di merito sulle ricette dell'esecutivo per far ripartire l'Italia, schiacciata da una crisi che non accenna a finire. Del resto, guai ad assumere posizioni pregiudizialmente negative su un governo sostenuto da (quasi) tutto l'arco costituzionale, e chi non lo sostiene, come Sel e soprattutto il Movimento 5 stelle, si mette automaticamente al di fuori delle dinamiche politiche. Così come la metà dei cittadini e delle cittadine che ha smesso di votare e quindi ha perso, insieme al diritto di parola, il diritto a essere rappresentata politicamente.

Rubriche

20.06.2013

di 

Giuseppe Dunghi

Le parole cambiano senso a seconda di chi le pronuncia. Dopo le bordate negli anni scorsi del direttore della Ssic Edo Bobbià sugli ostacoli burocratici che impedirebbero alle imprese ticinesi di partecipare agli appalti pubblici in Lombardia, oggi è un senatore italiano a puntare il dito contro quello che viene definito un mostro burocratico della vicina penisola: la legislazione del lavoro. Pietro Ichino, giuslavorista vicino alla Cgil, deputato alla camera per il Pci dal 1979 al 1983, tra i fondatori del Pd nel 2007 e senatore di questo partito dal 2008 al 2013, nelle elezioni dello scorso febbraio è stato eletto al Senato nella lista di Mario Monti. A suo avviso il diritto del lavoro italiano sarebbe un unicum in Europa, inadeguato, vecchio, generatore di ineguaglianze e... intraducibile in inglese.

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