Rfid è una sigla che impareremo presto a conoscere. È l'acronimo inglese (of course) della nuova tecnologia d'identificazione tramite radiofrequenza che nei prossimi quindici anni andrà a sostituire l'attuale codice a barre sui prodotti di grandi magazzini e supermercati. Si tratta di una novità che rivoluzionerà il modo di lavorare di tutto il settore.
A sentire gli esperti, l'Rfid non porterà altro che vantaggi tanto ai consumatori quanto ai commercianti e persino ai lavoratori. Pensate: un minuscolo microchip, con un'ancor più minuscola antenna che trasmettono un sacco di informazioni su ogni singolo prodotto (prezzo, produttore, peso, scadenza e chi più ne ha più ne metta). Finite le lunghe code alle casse che fanno cristonare i clienti: gli articoli nel carrello trasmetteranno in blocco i loro prezzi alla cassa. I commercianti potranno gestire con maggiore efficacia il loro magazzino, ridurre il numero di furti con destrezza, e garantire una migliore qualità dei prodotti. I lavoratori, per finire, saranno "liberati" da noiosissimi compiti poco qualificati e qualificanti, verranno rivalutati professionalmente ed inseriti in attività di non meglio precisati servizi alla clientela.
L'Rfid è attualmente in una fase di avanzata sperimentazione, durante la quale diversi commerci in tutto il mondo (anche alle nostre latitudini) ne stanno scoprendo e valutando le implicazioni. E c'è chi dice che la Rfid renderà "superflui" migliaia di posti di lavoro.
Mentre il numero di adepti dell'Rfid cresce, i Giapponesi hanno inventato e già testato un robot sommelier che riconosce centinaia di vini e formaggi (non so se nel numero sono comprese anche le mattonelle di polistirolo spacciate per formaggio svedese in vendita all'Ikea) e suggerisce gli abbinamenti. Per ora, nessun esperto si sbilancia tanto da dire che commercianti, consumatori e lavoratori trarranno grandi vantaggi da questa indispensabile invenzione.
Settanta anni fa, l'economista americano Keynes si azzardava ad immaginare un futuro roseo per i suoi pronipoti, cui l'innovazione tecnologica avrebbe regalato benessere e tempo libero a volontà. Nella sua lungimiranza non poteva certo supporre l'uso che i capitalisti contemporanei avrebbero fatto della tecnologia.
Noi, per parte nostra, in cento e più anni di sindacalismo abbiamo imparato a contenere e lottare in modo relativamente efficace contro un capitalismo che sfrutta il lavoro. L'Rfid ed il sommelier giapponese ci dicono una cosa: ora dobbiamo inventare delle strategie di vita che ci permettano di superare un capitalismo cui il lavoro non serve più.

Pubblicato il 

29.09.06

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