< Ritorna

Stampa

 

Ancora nubi nel cielo di Manno

di

Gianfranco Helbling
(ENGLISH TRANSLATION BELOW)

Doveva chiarire dubbi e domande, la conferenza stampa convocata lunedì dal Centro svizzero di calcolo scientifico (Cscs) di Manno per informare sul suo futuro. Ma ne ha chiariti pochi, suscitandone semmai ancora di più. L'unica cosa certa è che l'ex presidente dell'Università della Svizzera italiana (Usi), Marco Baggiolini, è andato ad affiancare Marie-Christine Sawley alla direzione del Cscs. Baggiolini sarà responsabile della gestione delle risorse umane e delle relazioni istituzionali e con i politecnici, Sawley si occuperà della gestione operativa e delle relazioni internazionali; assieme i due, che costituiscono di fatto la tredicesima direzione da quando il Cscs è stato aperto, nel 1991, gestiranno la comunicazione, il budget e la pianificazione. La nomina di Baggiolini a fianco di Sawley sembra dare almeno in parte ragione a quegli otto collaboratori che circa un anno fa criticarono pesantemente i vertici del Cscs. Fu per quelle critiche che venne aperta un'inchiesta amministrativa, di cui da tempo si attendevano i risultati. Risultati che lunedì sono stati comunicati solo a brandelli, e con molte reticenze.

Konrad Osterwalder
, il presidente ad interim del Politecnico di Zurigo, subentrato lo scorso autunno a Ernst Hafen, lunedì aveva un solo messaggio da far passare: «conclusa l'inchiesta amministrativa per il Cscs di Manno, condirezione per un'ulteriore crescita». Dell'inchiesta amministrativa, condotta dall'avvocato Franz Fischer per lo studio Müller e Fischer di Zurigo, ha detto solo: «appare che il management non è sempre stato all'altezza della situazione. Si sono manifestati dei punti deboli a livello di direzione che andranno corretti». Ma Osterwalder in conferenza stampa ha parlato di una seconda inchiesta, quella di Gian A. Vital, spiegando: «le due inchieste giungono a conclusioni diverse una dall'altra, su certi punti anche opposte. Per questo abbiamo deciso di non renderle pubbliche. Manca un interesse pubblico a conoscerne i contenuti».
L'inchiesta di Müller e Fischer fu ordinata dopo la pubblicazione di una lettera che otto dipendenti del Cscs il 13 marzo 2006 avevano inviato alla direzione del Centro. Essi denunciavano una grave crisi al Cscs con episodi di mobbing e discriminazioni nei confronti di personale chiave, mettevano in dubbio le strategie per il rinnovamento del supercomputer con sperpero di molti soldi, denunciavano una perdita di fiducia da parte degli utenti e partner commerciali (in particolare Meteo Svizzera), la perdita di risorse rispetto a centri analoghi in Svizzera e all'estero, gli ostacoli posti a progetti basati sulle necessità degli utenti, il disorientamento nella definizione di obiettivi e strategie. In conclusione gli otto chiedevano le dimissioni della general manager Sawley e del direttore amministrativo Dominik Ulmer.
Rimproveri pesanti. Cosa ha chiarito l'inchiesta amministrativa? Osterwalder, incalzato dai giornalisti, ha esitato addirittura a dire che l'inchiesta non aveva confermato le accuse di malversazioni, che pure erano girate. Si è limitato a dire che sia Fischer che Vital hanno rilevato una «debolezza nella gestione del capitale umano»; sulle divergenze fra Fischer e Vital non è entrato nel merito. Sì, ma le accuse erano gravi, configuravano anche violazioni della legge: l'inchiesta amministrativa le conferma? «Bisogna distinguere fra una cattiva gestione e una violazione della legge. E sono convinto che non c'è stata violazione della legge», ha risposto Osterwalder. Insistiamo: l'inchiesta esclude che ci sia stata violazione della legge? «Non vedo in nessuno dei due rapporti un'affermazione chiara che ci sia stata violazione della legge. Ma chi la vede è libero di andare dal giudice». Punto.
Tanta nebbia dunque. E non aiuta a dissiparla la decisione di non pubblicare i risultati dell'inchiesta amministrativa di Fischer con l'argomentazione che Vital sarebbe giunto a conclusioni spesso opposte. Strano modo di argomentare davvero. Soprattutto perché Vital non è un giurista, ma un ingegnere, e perché i due mandati erano diversi (cfr. riquadrato a sinistra). E nulla impedirebbe di pubblicare i risultati essenziali di entrambi i rapporti. Si avvalora così l'impressione che strada facendo il mandato di "coaching" a Vital sia diventato una specie di manovra di disturbo nei confronti dell'inchiesta amministrativa, in particolare nella valutazione delle sue conclusioni. Funzione poi di fatto assunta anche dal "peer review" condotto durante la scorsa estate e che, per quanto dovesse limitarsi ai soli aspetti tecnico-scientifici, si è occupato anche di aspetti di pertinenza dell'inchiesta amministrativa, raccomandando di dare pieno appoggio al management del Cscs e di risolvere al più presto le questioni aperte con il personale.
Quanto agli otto denuncianti, due di loro hanno già lasciato il Cscs. Per gli altri, Osterwalder esclude sanzioni, «ma ora vogliamo la più stretta collaborazione». Pure Marco Baggiolini s'è dimostrato intransigente: «Una fuga di notizie in un ambiente così ristretto non si giustifica. Chi ha firmato quella lettera pubblica ha fatto un errore». Nessuna comprensione dunque per gli otto denuncianti, che dal canto loro escludono di aver fatto pervenire la lettera alla stampa. Lettera che, come osserva l'avvocato Fischer nell'intervista riportata in basso, ha almeno permesso di affrontare tutta una serie di problemi che da tempo si trascinavano.
Cosa ne pensano i clienti del Cscs, che ancora in autunno avevano espresso la loro totale sfiducia su una conduzione che con le ultimi decisioni è stata di fatto riconfermata? Sawley ha ammesso errori di comunicazione e Baggiolini ha assicurato che ora le relazioni sono «molto buone». Ma degli utenti nessuno era presente alla conferenza stampa per confermarlo. Sulla vicenda sono pendenti presso il governo ticinese quattro interpellanze, due di Manuele Bertoli per il Partito socialista e due di Sergio Savoia per i Verdi. Ricordiamo che il Ticino intende stanziare 2,5 milioni al Cscs nell'ambito del credito quadro sull'utilizzo dei proventi della vendita dell'oro della Banca nazionale.


Una, due, tre inchieste

Quante sono le inchieste amministrative condotte al Centro svizzero di calcolo scientifico per far luce sui rimproveri sollevati un anno fa da otto collaboratori? Ufficialmente una, quella che il 30 marzo 2006 l'allora rettore del Politecnico di Zurigo Ernst Hafen affidò allo studio legale di Richard Müller e Franz Fischer. Il mandato comprendeva l'analisi e il giudizio sulla gestione del Cscs, sulla situazione del personale, sul rispetto delle direttive interne del Politecnico e sulla regolamentazione delle diverse competenze (in particolare fra la direzione del Politecnico, il consiglio d'amministrazione del Cscs e la direzione dello stesso). Müller e Fischer avrebbero dovuto consegnare il loro rapporto, comprendente anche eventuali proposte operative per la soluzione dei problemi, entro la metà di giugno del 2006, tenendo un verbale di tutti gli incontri. Ma l'hanno potuto consegnare solo nella prima metà di novembre: un rapporto di 50 pagine, più quattro classificatori di documenti di supporto e una ventina di altri classificatori.
Dato che il rapporto di Müller e Fischer tardava, e per garantire l'operatività del Cscs, Hafen nominò il 20 giugno 2006 l'ingegner Gian A. Vital quale coach, una sorta di tutore. Suo compito era di chiarire i rapporti di collaborazione nel Cscs e migliorare la fiducia reciproca. Il mandato di Vital, di cui area è in possesso, non prevedeva la consegna di un rapporto dettagliato ed era molto meno vincolante nella formulazione rispetto a quello attribuito a Müller e Fischer. Esso scadeva alla fine di agosto. Lunedì, alla conferenza stampa del Cscs, s'è scoperto che il lavoro di Vital è stato a sua volta trasformato in un'inchiesta amministrativa, di fatto contrapposta a quella di Müller e Fischer. Non solo. Pure il "peer review", l'analisi di qualità attesa fin dal 2005 e svolta la scorsa estate da esperti del settore calati a Manno da tutto il mondo per una settimana e che hanno avuto a che fare soprattutto con i vertici del Cscs, è stato integrato nelle valutazioni.


Fischer: "Clima ancora peggiorato"

Franz Fischer, la sua è stata l'unica inchiesta amministrativa sul Cscs?
Sì, per quanto ne so. Ma il mandante è libero di commissionarne quante ne vuole.
Perché la sua inchiesta non s'è conclusa entro metà giugno come previsto ma ha consegnato il suo rapporto solo ad inizio novembre?
È stata più complessa del previsto. Un'inchiesta amministrativa deve seguire regole procedurali ben precise, garantendo ad esempio a tutti il diritto di essere sentiti, e non dispone di mezzi coercitivi. Poi c'è stata di mezzo l'estate ed anche il "peer review", durante il quale ho sospeso la mia inchiesta perché non sarebbe stato possibile condurre due procedure contemporaneamente.
Lei ha collaborato con Vital?
Sì. Non so cosa ci fosse nel suo mandato. L'ho incontrato un paio di volte nel corso dell'estate informandolo dei primi dati che avevo raccolto. Dopo alcune settimane l'ho richiamato e mi ha detto che aveva già rassegnato il suo rapporto (che non ho mai letto) e che il suo mandato era finito. Io lo vedevo piuttosto come un manager, non come un giurista che deve mandare avanti una procedura precisa.
Che clima ha trovato al Cscs?
Era quello che era, non è un mistero. Mi ha fatto specie però dover constatare durante il periodo che ho condotto l'inchiesta che è ulteriormente peggiorato. Avrei voluto avere ancora un po' più di tempo per fare il rapporto, ma mi sono reso conto che non lo potevo più procrastinare perché chi lavora al Cscs aveva bisogno delle risposte, e l'ho quindi limitato alle questioni più importanti.
Nella valutazione il suo rapporto è stato posto sullo stesso piano di quello di Vital. Come commenta?
Il mandante è libero di fare quel che vuole con i rapporti che riceve e, sulla base di essi, di prendere le misure che più ritiene opportune. Non sta a me giudicarlo.
Lei nel suo rapporto si è anche espresso sul fatto che le critiche erano state rese pubbliche?
No comment. Ma è un dato di fatto che senza pubblicità l'inchiesta amministrativa probabilmente non sarebbe mai stata avviata. E qualcosa al Cscs si doveva fare. 


Monica Duca Widmer controlla chi la controlla

Un ruolo chiave al Centro svizzero di calcolo scientifico (Cscs) di Manno lo gioca la granconsigliera ticinese e candidata al Consiglio di Stato per il Ppd Monica Duca Widmer. Che dal 2003 è presidente dello Stearing Board del Cscs, di fatto il suo Consiglio d'amministrazione. Le pesanti accuse alla conduzione Saw-ley/Ulmer la investivano dunque almeno indirettamente. L'inchiesta amministrativa affidata a Müller e Fischer poteva per questo riguardare anche il suo operato. Ma c'è una strana anomalia. L'inchiesta amministrativa è stata ordinata dall'ex presidente del politecnico di Zurigo Ernst Hafen, che è a sua volta gerarchicamente subordinato al Consiglio dei politecnici, organismo che tra l'altro definisce budget e strategie dei politecnici federali. E chi siede nel Consiglio dei politecnici? Monica Duca Widmer, che dunque di fatto controlla chi ha ordinato un'inchiesta amministrativa sul suo operato. Si sarà svolto tutto in maniera chiara e corretta, ma non è bello. Aggiungiamo un altro dubbio: Gian A. Vital, nominato da Hafen quale mediatore e poi assurto al ruolo di autore di quella che è diventata la controinchiesta, è pure lui membro del Ppd. E quando lui nel febbraio del 2005 ha lasciato la Commissione federale delle comunicazioni il suo posto è stato preso da Monica Duca Widmer. Forse è una coincidenza, ma forse no. 


Silenzio inaccettabile

Il Politecnico di Zurigo, da cui il Centro svizzero di calcolo scientifico (Cscs) di Manno dipende, vuole che la nomina di Baggiolini segni un nuovo inizio per il Cscs. L'obiettivo, comprensibile, è lasciarsi alle spalle i problemi e le polemiche del passato per rilanciare il Cscs. «Ogni azienda risolve internamente i suoi problemi, poi guarda avanti», è un po' il motto di tutta l'operazione. Pietra sopra e silenzio di tomba dunque su tutto quanto accaduto in passato. Il Cscs e i politecnici però non sono aziende private. Sono strutture pubbliche che vivono in larga misura di soldi pubblici perché rispondono ad un interesse pubblico. In particolare il Cscs ha una fondamentale funzione di supporto per la ricerca e l'economia. Per questo è del tutto insoddisfacente la comunicazione sui risultati dell'inchiesta amministrativa condotta al Cscs. Perché i cittadini hanno il diritto di sapere come i soldi della collettività sono impiegati e come si lavora a Manno. Non si pretende che si entri nei dettagli delle relazioni interpersonali: ma una spiegazione assai più chiara di quella data lunedì può e dev'essere pretesa. Il problema non è nuovo, già vi hanno dovuto fare i conti persino i parlamentari federali. Resta da capire il perché di tanta nebbia. Si possono fare due ipotesi. O c'è qualcosa di grosso da nascondere. Oppure ai vertici di strutture pubbliche come i politecnici è ormai talmente diffusa la mentalità dei manager dell'economia privata che non si percepisce nemmeno più la necessità di render conto ai politici e ai cittadini del proprio operato. Quale delle due ipotesi sia la peggiore non è facile decidere.



CLOUDS ON THE HORIZON IN MANNO

by Gianfranco Helbling

The press conference that was called last Monday by the Swiss National Supercomputing Center (CSCS) in Manno in order to inform about its future strategy should have clarified doubts and open questions. Yet it clarified only a few, if anything raising even more of them. The only sure thing is that the former president of University della Svizzera Italiana (USI), Marco Baggiolini, is joining Marie-Christine Sawley in the direction of CSCS. Baggiolini will be responsible for human resources and relations with institutions and the Institutes of Technology. Sawley will manage operations and international relations; together the two, who are in fact the thirteenth directorship since CSCS was opened in 1991, will manage communications, budget and planning. The appointment of Baggiolini together with Sawley seems to give at least some reason to those nine co-workers that about one year ago moved heavy criticism against the management of CSCS. Following that criticism an administrative inquiry had been opened, whose results were delayed for some time.  Results that were revealed only in bits and pieces on Monday, with several omissions.

Konrad Osterwalter, the ad interim president of ETH Zurich, who replaced Ernst Hafen last autumn, had only one message to give on Monday: "the administrative inquiry for CSCS in Manno has ended, new joint direction for further growth". About the administrative inquiry led by Franz Fischer, lawyer of Müller and Fischer in Zurich, he only said: "it appears that management has not always been up to the task. Some weak point that showed in the direction will have to be corrected". Yet Osterwalder, during the press conference, mentioned a second inquiry, the one by Gian A. Vital, explaining: "the two inquiries come to different conclusions, sometimes even opposite. This is the reason why we are not making them public. There is no public interest in knowing their contents."
The inquiry of Müller and Fischer was ordered after the publication of a letter which nine workers of CSS sent to the direction of the Centre on 13 March 2006.  They were reporting a severe crisis at CSCS, with episodes of mobbing and discrimination against key personnel, they criticized the strategies for the upgrade of supercomputers with a waste of funding, they were denouncing a loss of trust from users and commercial partners (in particular Meteoswiss), the loss of resources in comparison with similar centres in Switzerland and abroad, the obstacles raised against projects based upon the user needs, the confusion about the definition of strategies and objectives. In conclusion the nine workers asked for the resignation of general manager Sawley and administrative director Dominik Ulmer.
Heavy accusations. What did the administrative inquiry clarified? Osterwalder, pressed by journalists, even hesitated before stating that the enquiry did not confirm the accusations of misdemeanours, which were previously circulated. He only said that both Fischer and Vital noticed a "weakness in the management of human resources"; while he did not talk diffusely about the disagreements between Fischer and Vital.
Right, but the accusations were heavy and foreshadowed some possible breaking of the law: did the administrative inquiry confirm them? "We need to set apart bad management from the breaking of law. And I am convinced that no law was broken" Osterwalder answered. We insist: does the inquiry exclude any violation of the law? "I do not see in either reports a clear statement about any breaking of the law. Whoever sees it is free to talk to a judge." Full stop.
A lot of fog indeed, and the decision not to publish the results of Fischer's administrative inquiry does not help dissipating it, with the excuse that Vital had often reached opposite conclusions. Indeed this is a peculiar way of argumenting, mainly because Vital is not a law expert, but an engineer, and because the two mandates were different (see below). Yet nothing would prevent the publishing of the essential results of both inquiries. The feeling is that Vital's "coaching" mandate has become, with time, a flanking manoeuvre of sorts against the administrative inquiry, in particular in the evaluation of its conclusions.
This role was in fact also assumed by the "peer review" carried out during last summer and, while it should have limited itself to the evaluation of the sole scientific and technical aspects of CSCS, also involved itself in the matters of the administrative inquiry, recommending to give full support to the management of CSCS and close as soon as possible the open issues with the personnel.
As to the nine petitioners, two of them left CSCS already. About the others, Osterwalder excludes any sanctions, "but now we want full cooperation". Even Marco Baggiolini was uncompromising: "a leak of restricted information in such a small place cannot be justified. Those who signed that public letter made a mistake." No understanding, therefore, for the nine petitioners, who on the other hand exclude that they intended for the letter to reach the press.  A letter that, as Fischer remarks in the interview below, at the very least allowed to front a whole series of long standing problems.
And what about CSCS customers, who last autumn had once again expressed they complete mistrust on a management that, with this last decision, has been in fact confirmed in its place? Sawley admitted to communication mistakes and Baggiolini reassured that mutual relationships are now "very good".  Yet no user was present to the press conference in order to confirm this. There are four petitions about this matter pending before the government of Tessin, two by Manuele Bertoli for the Socialist Party and two by Sergio Savoia for the Green Party.  We remind you that Tessin wants to fund CSCS with 2.5 million CHF in the framework of the utilisation of the gains made by the sales of gold reserves from the national bank.


One, two, three inquiries

How many administrative inquiries are there at CSCS to make light about the accusations made one year ago by nine workers? Officially just one, the one that the then president of ETH Zurich, Ernst Hafen, mandated to the law firm Richard Müller and Franz Fischer. The mandate included the analysis and final judgement on CSCS management, on the status of personnel, on the abiding of internal directives of ETH and of the rules about the different competencies (in particular between the directorship of ETH, the administrative board of CSCS and the CSCS management). Müller and Fischer should have finalized their report, also including some proposals for operative measures in order to solve any problems, before mid-June 2006, verbalizing all meetings. Yet they could only issue the report in the first half of November: a report of fifty pages, four folders of supporting documents and other twenty folders of miscellaneous documentation. Since the report by Müller and Fischer was late, Hafen appointed on 20 June 2006 engineer Gian A. Vital as a coach, a sort of tutor. His mandate was to clarify the collaboration relations within CSCS and improve the mutual trust. Vital's mandate, which Area [NdT: the publishing newspaper] owns, did not include the finalization of a detailed report and was much less restrained in its delimitations than the one forwarded to Müller and Fischer. It had expired at the end of August. Last Monday, during the press conference at CSCS, it was discovered that Vital's work was turned into another administrative inquiry, in fact opposed to the one by Müller and Fischer. That's not all. Even the "peer review" was integrated into the final evaluation, the analysis of the quality overdue since 2005 that was performed during last summers by experts in the field, arriving to Manno from all over the world for one week, who interacted mainly with CSCS management.


Fischer: "an even worse climate"

Franz Fischer, was yours the only administrative enquiry about CSCS?
Yes, as far as I know. Yet the principal is free to issue as many as he wants.
Why did not your enquiry terminate before mid June, as forecasted, but you delivered your final report only at the beginning of November?
It was more complex than we had predicted. An administrative inquiry has to follow some well defined procedural rules, for example granting to all involved the right to be heard, and does not have any means of coercion. Moreover we had the summer holidays in between and the "peer review", during which I suspended the enquiry as it was not possible to conduct two such procedures at the same time.
Did you collaborate with Vital?
Yes. I do not know what his mandate stated. I met him a couple of times during last summer informing him about the first data I had gathered. Some weeks later I called him again and he told me he had already committed his report (which I never read) and that his mandate had ended. I saw him as a manager, not as an expert of law that must follow a detailed procedure.
What climate did you find at CSCS?
It was what it was, it is not a mystery. I was impressed, during the time of my inquiry, by having to notice that it was further becoming worse. I would have liked to have yet more time to make my final report, but I realized that I could not procrastinate it further because the workers at CSCS needed answers, and so I limited myself to the most important matters.
In the final evaluation your report was put on equal footing as Vital's. May you comment on this?
The principal is free to do as he wants with the reports he receives and, on their basis, to take whatever measures he deems opportune. It's not my task to judge him.
In your report did you comment the fact that the accusations had been made public?
No comment. Yet it is a matter of fact that without that kind of publicity the administrative inquiry would never have started. And something had to be done at CSCS.


Monica Duca Widmer controls her controllers

The "gran consigliera ticinese" and candidate for the "Consiglio di Stato" in the name of PPD, Monica Duca Widmer plays a key role in the Swiss National Supercomputing Centre (CSCS) in Manno.  From 2003 she is the president of the CSCS steering board, in fact its Administrative Council.  For this reason the heavy accusations against the Sawley/Ulmer direction could also have involved her, at least indirectly. The administrative inquiry entrusted to Müller and Fischer might therefore have taken her actions into consideration as well. Yet, a peculiar anomaly exists. The administrative inquiry was mandated by Ernst Hafen, the former president of ETH Zurich, who is in turn hierarchically subjected to the ETH-Rat, which, among other things, is the responsible body for the definition of budget and strategy of the federal institutes of technology. And who has a seat within ETH-Rat? Monica Duca Widmer herself, who in fact is supervising the person who had mandated an administrative inquiry on her actions. We have no doubt that everything was conducted in a transparent and correct fashion, but this is not right.  We may add another suspicion: Gian A. Vital, who was appointed by Hafen on a mediation mission, and had then risen to the role of author of what became a counter-inquiry, is a member of PPD as well. And when, in 2005, he left the Federal Commission of Communications, his seat was taken by Monica Duca Widmer. Maybe coincidence, maybe not.


Unacceptable silence

ETH Zurich, to which CSCS is subjected, pretends that the nomination of Baggiolini would mark a new beginning for CSCS. The goal, understandably, is to leave behind all problems and controversies of the past, in order to re-launch CSCS. "Every company solves its problems internally, to then look forward" is the motto of the whole operation.  Let bygones be bygones and keep a deathly hush on everything that happened in the past, therefore.  Yet, CSCS and the technical institutes are not private companies. There are public agencies that are largely founded by public money because they fulfil the public interest. CSCS, in particular, plays a fundamental role in supporting research and economy. For this reason the way in which the results of the administrative inquiry performed at CSCS were communicated is wholly unsatisfactory. That's because citizens have a right to know how their money was spent and what kind of work is being carried on in Manno.  We do not pretend details on interpersonal relationships, but some explanation a bit clearer than what was given on Monday may and should be asked for.  The problem is not new, even the federal representatives had to face it already. The purpose of this smoke curtain still has to be understood.  We may put forward two theories, either something big has to be hidden, or the way of thinking of the managers of private economy is now so widespread at the top of the public institutions that they no longer even conceive the necessity of being accountable for their actions to politicians and citizens.  It's not easy to decide which one theory might be the worst.


Pubblicato

Venerdì 2 Marzo 2007

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 65.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 29 Settembre 2022