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Anche i salari sono M-budget

di

Francesco Bonsaver
Quest'anno, oltre il 67 per cento dei dipendenti Migros Ticino ha ricevuto un aumento compreso tra uno e 50 franchi. Questo il dato saliente emerso dall'inchiesta del sindacato Unia presso il personale Migros. Un'inchiesta che si è resa necessaria poiché Migros non concede aumenti generalizzati, ma soltanto di tipo individuale. Diventa quindi molto difficile conoscere nel dettaglio l'aumento reale ricevuto da ogni singolo dipendente. Migros Ticino aveva annunciato per il 2006 un aumento dell'1 per cento sulla massa salariale. Ciò non significa che tutti i dipendenti abbiano ricevuto l'1 per cento di aumento. L'uno per cento corrisponde alla media del totale dei salari versati, sia dei quadri che dei dipendenti. Semplificando, se qualcuno ha ricevuto il 2 per cento, c'è chi non ha ricevuto niente. Il concetto di aumento percentuale della massa salariale applicato da Migros risulta dunque essere poco trasparente.

Per questo motivo Unia ha condotto un'inchiesta per quantificare come è stato distribuito concretamente questo aumento. 352 dipendenti di Migros Ticino hanno risposto positivamente al questionario. Un cifra riguardevole considerata la tematica, il salario, di norma piuttosto riservata, e se rapportata al numero di collaboratori di Migros Ticino, che corrisponde a circa 1'500 dipendenti. Interessante poi osservare che sul piano nazionale il gruppo Migros ha avuto un incremento della cifra d'affari dell'1,2 per cento. Tra tutte le cooperative della federazione Migros, la Regione Ticino ha fatto registrare il miglior risultato nazionale con il 2,1 per cento. Ma se su scala nazionale la Migros ha destinato tra l'1,5 e il 2 per cento di aumento sulla massa salariale, in Ticino, malgrado la miglior performance del gruppo, l'aumento come detto è stato solo dell'1 per cento. In Ticino l'azienda ha anche versato ai propri dipendenti a fine anno un premio di 500 franchi. Ma, fa notare Enrico Borelli, responsabile del settore terziario Unia Ticino: «Sarebbe ingenuo assimilarli a veri e propri aumenti salariali. A differenza di questi ultimi, il premio non costituisce un diritto acquisito. Niente garantisce che il premio venga confermato quest'anno. Nel caso non venga distribuito nessun premio nel 2006, i dipendenti avrebbero una diminuzione del redditto annuale di 500 franchi rispetto all'anno precedente». Il premio dunque non rappresenta nessuna garanzia. Anzi può risultare ingannevole. «Da un punto di vista sindacale» – prosegue Borelli – «l'unica garanzia per ottenere degli aumenti decenti per tutti è ottenere degli aumenti uguali per tutti. Ciò non esclude che la Migros possa poi decidere di premiare chi vuole, ma non a scapito degli altri».
Migros prosegue dunque la sua politica degli aumenti salariali individuali in base al principio di meritocrazia. Una politica solitaria, in contrasto con la tendenza registrata in generale nei contratti collettivi.
Se fino a qualche anno era la meritocrazia ad avere il sopravvento, l'Ufficio federale di statistica rileva che l'aumento generalizzato era la nuova tendenza nel 2005 e ancor più marcata lo è quest'anno. Ne è un esempio la principale concorrente di Migros nella vendita al dettaglio in Svizzera, Coop, la quale ha recentemente annunciato un aumento per il 2007 di 100 franchi per tutti i salari inferiori ai 4 mila 500 franchi mensili. Ancora Borelli: «Questo risultato non è casuale. Il contratto collettivo di Coop è firmato da organizzazioni sindacali rappresentative del personale quali Unia e Syna. Ha un valore reale in quanto è stato negoziato fra le parti. Nel caso della Migros invece, il contratto collettivo non è stato negoziato ma imposto a sigle sindacali non rappresentative, marginali nel panorama svizzero, di fatto supine nei confronti dell'azienda. L'accordo è stato concluso anche con l'assenso della Commissione del personale di Migros. Oggettivamente però la Commissione non può difendere gli interessi dei lavoratori in completa autonomia e indipendenza, visto che si tratta pur sempre di dipendenti del gruppo. Oltre alla politica salariale, si può parlare di "problema Migros" per via della sua politica sindacale».
A suo tempo Unia aveva ereditato con la fusione dell'ex sindacato Federazione del commercio, trasporti e alimentazione, il diritto ad essere parte contraente con la Migros. L'azienda ha tentato di imporre la museruola al sindacato, condizionando lo statuto di partner contrattuale ad un impegno comportamentale che vietava ad Unia di informare i propri associati sullo svolgimento delle trattative. «A queste condizioni, Unia si è rifiutata di essere un partner contrattuale di Migros. Anche Syna, l'altra grande organizzazione sindacale svizzera, in luglio ha disdetto il contratto con la federazione di cooperative Migros» sostiene Borelli.
Non solo Migros escluderebbe i sindacati che si comportano come tali e hanno una effettiva rappresentività tra i loro collaboratori, ma tenta anche di impedire l'attività sindacale nei suoi negozi. «Per ben due volte, che sono diventate quattro con i successivi ricorsi, la Migros ha tentato di intimidire Unia con denunce penali. E tutte le volte sono stati sconfessati dai tribunali. Migros è l'unica azienda del settore ad avere intrapreso questa strada».
"Quale datore di lavoro esemplare creiamo le premesse per un clima di lavoro motivante e stimolante, che attiri le collaboratrici e i collaboratori migliori". Questa citazione, tratta dal sito internet di Migros, sembra essere solo un enunciato, poiché come si può constatare dalla tabella sottostante, in realtà i salari di Migros sono gli ultimi della scala se paragonati a quelli dei suoi diretti concorrenti.
Secondo Borelli, questa politica salariale è in relazione diretta anche con la "guerra dei prezzi" dichiarata da Migros con una campagna pubblicitaria a forte impatto ad inizio anno. Diminuendo i prezzi di alcuni prodotti, Migros recupera questi soldi sulle spalle dei suoi dipendenti non concedendo a tutti i suoi collaboratori gli aumenti che compensino almeno il rincaro. Non solo risparmierebbe sulle buste paga dei collaboratori, ma riduce anche il numero di personale, accusa il sindacato. «In base ai dati forniti dalla stessa Migros, i dipendenti nel 2002 erano 85 mila 133, mentre nel 2005 si è scesi a 81 mila 409. Circa 4 mila collaboratori in meno in 3 anni». Chissà se Gottlieb Duttweiler, il fondatore della Migros, condividerebbe il comportamento dell'attuale management della sua azienda.

"Ma noi siamo i migliori della vendita"

Lorenzo Emma, direttore di Migros Ticino, la vostra regione ha fatto registrare la miglior crescita della cifra d'affari del gruppo (2,1 per cento), mentre la media nazionale è stata del 1,2 per cento. L'aumento sulla massa salariale a livello nazionale è stato tra l'1,5 e il 2 per cento. In Ticino dell'1 per cento. Come spiega il miglior risultato con il peggior aumento?
Per iniziare tengo a precisare che l'aumento della massa salariale di Migros Ticino è stata dell'1,5 per cento e non dell'1 per cento come da voi affermato. L'aumento, è stato del resto lo stesso per tutte le altre cooperative regionali Migros. È invece vero che Migros Ticino ha registrato una crescita della cifra d'affari superiore alle altre cooperative Migros (essenzialmente grazie all'apertura di nuovi negozi); bisogna però considerare che la sua redditività (che corrisponde a circa 1'000 franchi di utile per collaboratore), pur essendo migliorata, è ancora inferiore alla media, rispettivamente non ancora al livello necessario per assicurare l'autofinanziamento della cooperativa a lungo termine.
Le altre catene di distribuzione hanno concesso aumenti generali e non sulla massa salariale, quindi individuali, come invece ha fatto Migros. Perché Migros mantiene questa scelta ?
Migros Ticino cerca di conciliare la volontà di migliorare le condizioni salariali di tutti i suoi collaboratori con quella di tener conto delle differenze esistenti tra la funzione esercitata da ogni singolo collaboratore, la sua formazione, l'esperienza e la prestazione. Concretamente, l'anno scorso il compromesso è stato raggiunto concedendo un aumento minimo fisso di 50 franchi al mese (corrispondente all'1,5 per cento del salario minimo) per tutti – tranne eccezioni giustificate – oltre che un aumento individuale.
Come si concilia l'immagine di cooperativa Migros attenta agli aspetti sociali dei suoi collaboratori trovandosi all'ultimo posto tra le grandi catene per quanto concerne i salari minimi?
Valutare la "socialità" di un'azienda in base ai salari minimi è estremamente riduttivo perché considera solo una fascia minima dell'organico, rispettivamente un solo aspetto (quello del salario lordo), che pur essendo tra i più importanti non è di certo l'unico; penso quindi alle condizioni di lavoro (compresa la sicurezza del posto di lavoro a lungo termine) ed alle prestazioni sociali/assicurative ben al di sopra del minimi legali. Solo la maggior quota presa dal datore di lavoro per quanto concerne la cassa pensione e l'accredito garantito annualmente a ogni collaboratore per la costituzione di un capitale di risparmio (M Partecipazione) rappresentano una prestazione aggiuntiva del valore di poco meno di 200 franchi al mese. Confermiamo quindi che le condizioni di lavoro presso Migros sono tra le migliori del settore della vendita al dettaglio.

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Venerdì 20 Ottobre 2006

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