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Amianto, una guerra globale

di

Stefano Guerra
Laurie Kazan-Allen si batte da anni per la proibizione dell’amianto, per il riconoscimento delle sue vittime e per rivelare gli enormi interessi che si celano dietro la retorica sull’“uso sicuro” del crisotilo. (1) Questa energica donna inglese di mezza età dal 1999 coordina l’International Ban Asbestos Secretariat a Londra (www.btinternet.com/~ibas), punto di riferimento dei gruppi di vittime costituitisi un po’ in tutto il mondo a partire dagli anni ‘80 e riuniti nella rete internazionale Ban Asbestos Network. Laurie Kazan-Allen era in Svizzera a cavallo fra settembre e ottobre. Dapprima è andata ad Ermatingen, sul Lago di Costanza, ad ascoltare gli specialisti in mesoteliomi (il tipico tumore da amianto) invitati a un convegno dall’Associazione internazionale per lo studio del cancro al polmone. Poi è stata a Ginevra a una giornata dedicata alle vittime del minerale cancerogeno organizzata dal Comité d’aide et d’orientation des victimes de l’amiante (Caova, si veda area, n. 11, 8 ottobre 2004). area l’ha incontrata e in questa edizione – che va in stampa proprio mentre a Tokyo si sta aprendo il primo Congresso mondiale sull’amianto – propone le sue riflessioni attorno a ciò che lei non esita a definire “la guerra dell’asbesto”. «Il fatto che l’amianto abbia ucciso lavoratori, loro familiari e consumatori non ha placato l’insaziabile ricerca del profitto. I produttori di amianto hanno mentito ai governi, ai sindacati, ai lavoratori e ai clienti (...). Hanno soppresso conclusioni scientifiche contrarie ai loro interessi e fatto pressione sugli editori affinché venissero omesse notizie controverse sull’asbesto provenienti da sindacati e riviste accademiche. Persuadendo governi e organizzazioni internazionali a non agire, la lobby dell’amianto ha prodotto un’epidemia globale di malattia e morte». Laurie Kazan-Allen nella sala Gandhi della Maison des Associations ha denunciato un’altra volta i retroscena della “guerra dell’amianto” (2) condotta dai gruppi di pressione pro-crisotilo nei paesi in via di sviluppo, ormai diventati terra di conquista dopo la messa al bando del minerale in gran parte dell’occidente industrializzato. A Ginevra la coordinatrice dell’International Ban Asbestos Secretariat (Ibas) aveva il dente forse più avvelenato del solito perché era reduce da due micro-episodi di questa “guerra”. Il primo lo aveva vissuto qualche giorno prima a Ermatingen, dove aveva incrociato il dottor Ulrich F. Gruber di Zurigo, uno dei relatori del seminario organizzato dall’Associazione internazionale per lo studio del cancro al polmone. Gruber era intervenuto per fare chiarezza (la sua) su una delle questioni chiave nei procedimenti legali attraverso i quali in vari paesi si cerca di risalire alla responsabilità delle multinazionali dell’amianto: il livello, in un determinato momento storico, delle conoscenze mediche in materia di malattie provocate dalla polvere di asbesto. Nel suo contributo intitolato “Mesotelioma, il punto di vista dell’industria”, il medico zurighese aveva sostenuto grosso modo che l’industria dell’amianto ha agito celermente e con coscienziosità – riconvertendo la produzione o adottando adeguate misure di protezione – malgrado le controversie scientifiche sugli effetti nocivi del minerale. Per Laurie Kazan-Allen si tratta di «una liturgia di scuse a favore dell’industria dell’asbesto», per di più celebrata da un consulente di lunga data della Eternit. «Nel documento presentato al congresso e nell’indirizzario dei relatori non c’era nessuna menzione esplicita del suo legame con la Eternit – spiega la coordinatrice dell’Ibas –. Ma qualcuno sapeva che da molti anni Gruber è consulente della multinazionale svizzera. Così gli è stato chiesto di parlare degli obblighi della Eternit nei confronti dei suoi ex dipendenti brasiliani, e lui ha risposto che gli ex lavoratori ammalati devono cercare di ottenere degli indennizzi dal loro governo». (3) La Eternit, come altre multinazionali dell’asbesto, «è una ditta a cui piace agire in luoghi oscuri, dietro le quinte», conclude Laurie Kazan-Allen. A riprova di ciò, il secondo episodio che le è toccato vivere durante il suo passaggio in Svizzera. Alla Maison des Associations a Ginevra si imbatte in un signore sulla sessantina che, seduto nelle ultime file della sala Gandhi, prende appunti mentre alcune persone malate di mesotelioma e familiari di vittime già decedute testimoniano del loro dramma. Il signore viene riconosciuto da un paio di relatori all’incontro di Ginevra che lo avevano visto in compagnia del dottor Gruber al convegno di Ermatingen dove anch’essi erano stati. Laurie Kazan-Allen chiede all’uomo se lavora per la Eternit: «Lavoro a tempo parziale per la Eternit; sono qua a titolo personale», ammette. François Iselin, uno degli organizzatori della giornata, gli chiede allora se ha qualcosa da dire. «No», risponde l’uomo prima di andarsene. «Non capisco come una persona possa ascoltare queste drammatiche testimonianze e prendere tranquillamente appunti sapendo come la Eternit si sta comportando nei confronti dei suoi ex lavoratori», dice Laurie Kazan-Allen che a Ginevra ha concluso il suo intervento con un invito all’azione: «Le vittime dell’asbesto e i loro rappresentanti hanno un ruolo importante nell’obbligare le imprese multinazionali ad onorare i loro obblighi indennizzando le persone che hanno sofferto a causa dell’esposizione ai loro prodotti (...). I nostri obiettivi rimangono una messa al bando globale dell’amianto e giustizia per tutte le vittime dell’asbesto: c’è molto da fare». (1) Amianto bianco. Rappresenta il 95 per cento dell’amianto estratto nel mondo. In settembre Russia e Canada sono riusciti a bloccare l’iscrizione del crisotilo nella lista Onu delle sostanze pericolose che non possono essere esportate nei paesi in via di sviluppo a loro insaputa e senza il loro accordo. (2) International Journal of Occupational and Environmental Health, 9 (3), luglio-settembre 2003 (www.ijoeh.com). (3) Si veda anche: Laurie Kazan-Allen, “Secrecy and Subterfuge in Switzerland”, in: www.btinternet.com/~ibas. Laurie Kazan-Allen, qual è il panorama della produzione e del consumo di amianto nei paesi in via di sviluppo? Ogni anno vengono prodotti più di 2 milioni di tonnellate di asbesto. E quest’enorme quantità di amianto viene manipolata in paesi come la Tailandia, le Filippine, il Messico, ecc., paesi dove non esiste nessuna legge o direttiva che ne regolamenti l’utilizzo. Ciò significa che i lavoratori non hanno nessuna informazione sui pericoli, né alcuna protezione sui luoghi di lavoro. Essi stanno sperimentando oggi le stesse condizioni di lavoro vigenti in Inghilterra, o in Svizzera, negli anni ’40, ’50 e ’60. Ho con me delle fotografie che mostrano come l’amianto viene manipolato in Kazakhstan. È assolutamente terribile: i lavoratori non dispongono di nessuna protezione, gli scarti della produzione vengono rivenduti nei mercati in città, ecc. E la stessa situazione la ritroviamo in India, in Pakistan, nelle Filippine. Tenuto conto di quanto si sa oggi sui rischi dell’amianto, questa situazione è assolutamente immorale. È scandoloso ad esempio che il Canada – secondo esportatore al mondo di crisotilo esporti il 98,5 per cento della sua produzione nei paesi in via di sviluppo. Per molti versi il Canada è un paese all’avanguardia, ma per quanto riguarda l’asbesto dimostra una grande ipocrisia. È a capo della lobby internazionale dell’asbesto, e per questo dev’essere condannato. Che importanza avrà il Congresso mondiale sull’amianto di Tokyo? Il Giappone, grande consumatore di asbesto, questo mese metterà al bando l’80 per cento della produzione, soprattutto quella destinata ai materiali di costruzione. Questo risultato è stato reso possibile grazie alle pressioni esercitate dai gruppi delle vittime, molto forti in Giappone. È un passo importante, perché è il primo paese a muoversi con decisione in questo senso in Asia, dove il mercato dell’amianto si sta espandendo. Al congresso mondiale sull’asbesto in programma a Tokyo ci saranno molte persone provenienti da numerosi paesi asiatici: avranno la possibilità di scambiare esperienze e di accedere a un’informazione diversa, indipendente rispetto a quella propinata dalle imprese che mentono. Ricercatori indipendenti diranno loro qual è la realtà, non la finzione. Qual è l’influenza politica dei principali produttori di amianto? In Canada, per fare un esempio, i produttori di asbesto del Québec in pratica dicono al governo cosa deve fare. E il governo fa quello che loro vogliono. Il Canada capeggia la lobby internazionale dell’amianto: governo e produttori canadesi lavorano a stretto contatto con gruppi d’interesse in Russia, Zimbabwe, Cina, Ucraina. Il governo Lula ha annunciato mesi fa la proibizione dell’amianto, anche se nel frattempo si sono manifestate forti resistenze che la mettono in forse. Quale sarebbe l’importanza di una messa al bando dell’asbesto in un paese come il Brasile? Oltre che consacrare anni di lotta delle vittime riunite nell’Abrea [l’Associazione brasiliana esposti all’amianto, cfr. area n. 11 del 12 marzo 2004 e n. 12 del 19 marzo 2004, ndr], la proibizione avrebbe un notevole impatto in America latina. Il Brasile verrebbe ad aggiungersi al Cile e all’Argentina nella lista dei paesi che hanno scelto questa strada. Ciò aumenterebbe di molto la pressione sulle spalle dei produttori e dei governi. Altri paesi – e penso in particolare al Messico – potrebbero quindi andare verso una messa al bando dell’amianto. Un’eventuale decisione del governo Lula provocherebbe una sorta di effetto domino nel continente.

Pubblicato

Venerdì 12 Novembre 2004

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