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Amianto, la politica ci metta il naso

di

Stefano Guerra
È uno dei tanti paradossi coperti dalla coltre di consenso elvetico il fatto che le azioni legali a tutela dei diritti delle vittime dell’amianto solo ora muovano i primi timidi passi in un paese che è stato per decenni la culla mondiale dell’amianto-cemento, un paese nel quale il minerale cancerogeno è stato manipolato e usato come forse da nessun altra parte al mondo. Omertà, influenza politico-finanziaria della Eternit, gioco al ribasso da parte della Suva, rientro in patria di molti lavoratori immigrati (cfr. area, n. 8, 25 febbraio 2005), spiegano in parte il ritardo accumulato in Svizzera rispetto a paesi come gli Stati Uniti, l’Italia, la Francia, la Gran Bretagna. Ma il “deserto” civile e penale elvetico – nel quale è spuntata a fine novembre una denuncia, la prima del genere, contro la compagnia ferroviaria Bls Lötschbergbahn – è imputabile anche a un ostacolo giuridico difficile da aggirare: la prescrizione troppo corta in materia di responsabilità civile. Il Codice delle obbligazioni prevede un lasso di tempo di soli 10 anni dalla cessazione del rapporto lavorativo entro cui è possibile reclamare risarcimenti o riparazioni per danni provocati da terzi. Per il lungo tempo di latenza delle malattie legate all’amianto (nel caso del mesotelioma, o tumore alla pleura, intercorrono 20-40 anni tra l’esposizione e i primi sintomi), tale periodo rende praticamente impossibile alle vittime far valere i propri diritti, a meno di sporgere una denuncia penale che allunga la prescrizione di 10 anni applicabile all’azione civile. Un altro, ben più ampio spiraglio potrebbe aprirlo il Consiglio federale dando seguito all’invito – rivoltogli in un’interpellanza dalla senatrice socialista Christiane Brunner – a voler adeguare di conseguenza il diritto della responsabilità civile. Il governo dovrebbe discuterne oggi. Ha l’occasione di fare finalmente dell’amianto e delle sue vittime – sin qui abbandonate alla loro sorte, forti “solo” della solidarietà reciproca – una questione di politica sociale.

Pubblicato

Venerdì 4 Marzo 2005

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