< Ritorna

Stampa

Parità

Altro 14 giugno. E non è cambiato nulla

Salari bassi, lavoro parziale, attacco alle pensioni, parità ancora lontana: le donne denunciano l’assenza di progressi a tre anni dallo sciopero del 2019

di

Veronica Galster

Anche quest’anno il 14 giugno migliaia di donne e uomini solidali si sono mobilitate/i in tutta la Svizzera per chiedere che finalmente si arrivi a una vera parità, sia a livello salariale che di lavoro non retribuito, e per opporsi con determinazione alla riforma Avs 21. Le donne si stanno già preparando a un nuovo grande sciopero nel 2023.

 

Dopo il grande sciopero delle donne* del 2019, durante il quale oltre mezzo milione di persone sono scese in piazza in tutta la Svizzera, nulla o quasi è cambiato e le rivendicazioni di tre anni fa sono ancora attuali e urgenti. La recente pandemia poi ha pesato soprattutto sulle donne che hanno spesso visto peggiorare le proprie condizioni lavorative ed economiche. Per questo, dopo gli stop alle manifestazioni imposti dalla situazione sanitaria, quest’anno le donne hanno deciso di tornare in piazza per ribadire le loro rivendicazioni e aggiungervi un chiaro no alla riforma Avs 21 (vedi articolo sotto), decisa dal Parlamento proprio pochi giorni dopo la vastissima mobilitazione del 2019.

Il 14 giugno le donne sono quindi tornate a denunciare il fatto che i loro salari continuano ad essere più bassi rispetto a quelli degli uomini e che questa differenza si ripercuote in misura maggiore sulle loro pensioni. Inoltre, spesso le donne sono costrette a lavorare a tempo parziale, in professioni mal retribuite anche se riconosciute come essenziali (pensiamo ad esempio ai settori delle cure, della vendita, delle pulizie, della logistica...). Sono sempre le donne che si fanno carico della maggior parte dei compiti domestici e familiari, senza alcuna retribuzione o riconoscimento, ma con un carico mentale (oltre che fisico) non indifferente e ripercussioni sulla salute. Un lavoro non retribuito che è stato calcolato valere 248 miliardi di franchi.

 

Nella giornata di martedì sono state organizzate diverse azioni, manifestazioni e ritrovi in più di trenta località di tutta la Svizzera. Durante la giornata i collettivi femministi, i sindacati e varie organizzazioni e partiti politici hanno chiesto in particolare:

• pensioni sufficienti per vivere, una promessa politica fatta cinquant’anni fa quando le donne hanno ottenuto il diritto di voto, ma non ancora mantenuta;

• una vera parità sia a livello salariale che di lavoro non retribuito;

• nessun aumento dell’età di pensionamento delle donne, che già ricevono rendite inferiori di un terzo rispetto a quelle degli uomini.

 

A Losanna, le lavoratrici hanno esposto in piazza i loro panni sporchi per fare il punto sulla situazione di disparità di cui sono vittime, mentre a Soletta hanno organizzato un picnic femminista in musica. A Berna hanno scritto le loro rivendicazioni con il gesso sulle strade, per riappropriarsi dello spazio pubblico e hanno interpellato passanti e parlamentari per attirare la loro attenzione sulla povertà delle donne dopo il pensionamento. Le donne sono scese in piazza anche a Lugano, Bellinzona, Ginevra, Zurigo, Basilea, Lucerna, La
Chaux-de-Fonds, Neuchâtel e nella Vallée de Joux.

In quest’ultima località, culla storica del primo sciopero delle donne nel 1991, le lavoratrici dell’orologeria riunite in assemblea durante una pausa pranzo prolungata, con l’azione “il tempo stringe” sono tornate a chiedere parità salariale nel settore, migliore conciliabilità tra vita privata e professionale, la creazione di un congedo parentale, l’accesso a posti di responsabilità e il mantenimento di buone condizioni di pensionamento. Hanno inoltre ricordato il problema delle molestie sessuali sul posto di lavoro.

 

Molestie e violenze sessuali sono state tematizzate a più riprese durante la giornata, anche alla luce della recente decisione del Consiglio degli Stati che, ignorando la Convenzione di Istanbul sottoscritta dalla Svizzera, ha deciso di definire il
reato di stupro in base al rifiuto espresso dalla vittima anziché basarsi sul suo consenso. Una decisione problematica e che continua a pretendere che sia chi subisce il reato a dover dimostrare di essere una vittima anziché chiedere all’autore di provare la sua innocenza.

 

Vista la situazione tutt’altro che rosea, soprattutto dopo i peggioramenti avuti durante la pandemia di Covid-19, durante il Congresso donne dell’Unione Sindacale Svizzera (Uss) è emersa la volontà di organizzare un nuovo grande sciopero delle donne nel 2023, volontà ribadita al Congresso delle Donne di Unia e per il quale ci si sta già preparando.

Pubblicato

Venerdì 17 Giugno 2022

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 30 Giugno 2022

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 1344
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019