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Alptransit è ancora nel tunnel

di

Silvano De Pietro
Il conflitto per l'attribuzione del lotto di lavori per lo scavo dell'ultimo segmento dell'Alptransit rischia di allontanare ancora nel tempo il completamento dell'intera opera e di farne salire il costo molto al di sopra di ogni rincaro prevedibile. La vicenda si sta in effetti trasformando in una specie di psicodramma politico, con pesanti implicazioni finanziarie, ma anche giuridiche e persino istituzionali. E con conseguenze pesanti per chi lavora nelle imprese implicate. Qui di seguito vediamo di chiarire di che cosa si tratta.

L'Alpransit Gotthard Ag (Atg), società figlia al 100 per cento delle Ferrovie federali svizzere, è la committente, per conto della Confederazione, delle nuove trasversali ferroviarie alpine sull'asse del San Gottardo, cioè delle gallerie di base del San Gottardo, del Ceneri e dello Zimmerberg. L'11 agosto 2005, il consiglio d'amministrazione dell'Atg decideva di assegnare l'ultimo lotto di scavo del tratto compreso tra Amsteg e il portale nord di Erstfeld, al consorzio composto dalla ditta austriaca Strabag e dalla sua consociata svizzera Murer-Strabag. L'importo dell'incarico appaltato per questi lavori sotterranei di 7,8 chilometri ammonta a 430 milioni di franchi. Al concorso per l'assegnazione di questo lotto avevano partecipato cinque consorzi. Il consorzio della Strabag , già attivo nella costruzione di un altro tratto della galleria di base del San Gottardo, aveva fatto pervenire l'offerta economicamente più vantaggiosa, tenenuto conto dei criteri tecnici di aggiudicazione.
Ma il consorzio svizzero della Marti Ag non accettava la delibera del consiglio d'amministrazione dell'Atg e si rivolgeva alla Commissione federale di ricorso in materia di appalti pubblici. Questa, anzitutto comunicava in novembre 2005 che il ricorso del consorzio Marti aveva un effetto sospensivo, per cui il contratto con la Strabag non poteva essere firmato; e poi, nel febbraio di quest'anno, accoglieva le ragioni della Marti Ag ed ingiungeva all'Atg di valutare una seconda volta ambedue le offerte della Strabag e della Marti.
Il consiglio d'amministrazione, evidentemente preoccupato per i ritardi e i maggiori costi causati da questo ricorso, il 5 maggio comunicava di aver fatto esaminare le due offerte a degli esperti esterni e di aver quindi deciso di confermare l'appalto all'austriaca Strabag. Interessante notare, a questo punto, che la decisione è stata presa da un consiglio d'amministrazione presieduto da Peter Testoni, ex vicedirettore dell'Ufficio federale dei trasporti, che in aprile aveva dovuto in gran fretta sostituire il presidente Franz Kellerhals, messo sotto pressione per il mancato appalto al consorzio svizzero della Marti.
Ma Testoni è giunto alla stessa conclusione del suo predecessore. E questo non è piaciuto al consorzio Marti, che ha rinnovato il suo ricorso alla competente Commissione federale. Nel frattempo, le cose si sono complicate, perché in giugno il direttore generale dell'Atg, Peter Zbinden, ha chiesto il pensionamento anticipato al 31 marzo 2007. Zbinden è stato per nove anni alla guida della Alptransit Gotthard Ag. Sotto la sua direzione è stato scavato oltre il 60 per cento del sistema di tunnel della galleria di base del San Gottard e ha dato il via ai lavori della seconda galleria di base, quella sotto il Ceneri.
Il ritiro di Zbinden non è strettamente legato all'appalto dell'ultimo lotto di scavi della galleria sotto il San Gottardo, ma i ripetuti aumenti dei costi, che lui ha difeso con fermezza davanti ai politici, gli sono valsi molte critiche. Senza andare troppo per il sottile, da Berna gli viene rimproverato un po' di tutto: licenziamenti inopportuni (voleva allontanare il suo vice), appalti sbagliati, lentezze dei lavori, costi aggiuntivi e troppe discordie interne. «Intollerabile», secondo il consigliere agli Stati glaronese e imprenditore edile This Jenny, dell'Udc. Alla luce di quanto succederà dopo, l'annuncio del ritiro di Zbinden (a cui adesso il consiglio d'amministrazione deve urgentemente trovare un successore) contribuisce ad appesantire il clima e complicare i problemi.
In effetti, l'11 settembre la Commissione federale di ricorso in materia di appalti pubblici ha accolto il nuovo ricorso del consorzio Marti contro la seconda delibera dell'Atg a favore del consorzio Murer-Strabag. Ed anche questa volta, con l'effetto sospensivo che impedisce di firmare il contratto d'appalto, con la certezza di ulteriori ritardi e costi supplementari (ogni giorno di ritardo dell'avvio dei lavori costa sui 100 mila franchi) e con la richiesta che vengano riesaminate le offerte dei due consorzi concorrenti. Ma in più è scoppiata l'irritazione dei politici.
Il democentrista Jenny, membro delle commissioni finanze, trasporti e lavori pubblici, durante la sessione parlamentare d'autunno tenuta a Flims ha presentato un'interpellanza per dire, in sostanza, che qualcuno deve pagare: secondo lui ci vogliono «misure più severe» contro i vertici dell'Alptransit che si ostinano a contraddire la Commissione di ricorso in materia di appalti, ed il consigliere federale Moritz Leuenberger dovrebbe trarre delle «conseguenze personali». Jenny ha quindi chiesto che il ministro e l'Ufficio federale dei trasporti emanino «finalmente delle direttive chiare ed inequivocabili», ed ha concluso dicendo di sapere chi sono i responsabili del «fiasco» nella faccenda dell'appalto a beneficio del consorzio Murer-Strabag: il direttore generale dell'Atg, Zbinden, e due membri del consiglio d'amministrazione.
Da parte sua, il consigliere federale Leuenberger ha fatto dire ad un suo portavoce che avrebbe tentato ogni mezzo tecnicamente e giuridicamente possibile per sbloccare la situazione. In pratica, un tentativo di mediazione che ha effettivamente avuto luogo il 6 ottobre, ma che ha raccolto soltanto critiche e delusioni. Le critiche, in un certo senso, Leuenberger se l'è andate a cercare, quando ha detto che la Commissione di ricorso, rimandando la palla nel campo dell'Atg, «non ha avuto il coraggio di prendere una decisione», con «conseguenze drammatiche» e mettendo in piedi «un vero teatro». Il presidente della Commissione di ricorso, André Moser, ha reagito accusando il ministro di «far fatica a rispettare il principio della separazione dei poteri». Ma per Leuenberger è stato facile replicare che separazione dei poteri vuol dire «anche controllo reciproco. Il che significa anche critica». Del resto, i tribunali non criticano spesso legislatore e governo?
La mediazione comunque è fallita: i due consorzi concorrenti non vedono, per opposte ragioni, perché dovrebbero rinunciare ad un appalto aggiudicato o ad un diritto di ricorso. La Marti Ag, soprattutto dopo che Zbinden ha ribadito che per la terza volta l'Atg darà l'appalto alla Strabag, denuncia l'esistenza di un pregiudizio a suo danno. Leuenberger, a questo punto, ha smesso di mediare ed ha preso a far pressione per iscritto sui due concorrenti affinché accettino la terza decisione d'appalto, qualunque essa sia, rinunciando a prolungare ancora la vertenza. Che la smettano, insomma, come ha scritto il Tages-Anzeiger, di prendere «il Gottardo come ostaggio».


L'incertezza pesa sui lavoratori

Secondo Vasco Pedrina, copresidente del sindacato Unia e vicepresidente dell'Uss, «la situazione è davvero problematica, anche dal punto di vista sindacale, perché questo protrarsi di una decisione o non-decisione ha come effetto di creare non solo costi di 100 mila franchi al giorno, ma anche molta insicurezza tra gli impiegati delle imprese: sui cantieri, in particolare del tratto di Amsteg, abbiamo un umore un po' depresso, un clima di incertezza perché non si sa che cosa succede in autunno e l'anno prossimo. In questo senso, come sindacato abbiamo anche un grosso interesse a che si trovi una soluzione rapidamente». Ma nell'ambiente politico in generale l'impressione è che se una Commissione di ricorso rimette in causa una decisione, ci devono essere argomenti seri. E forse, nella prima decisione, hanno giocato interessi non molto trasparenti. Questo spiegherebbe perché, ad esempio, molti politici, anche di sinistra, hanno sostanzialmente dato ragione al senatore glaronese dell'Udc, This Jenny. Un esempio per tutti, il suo collega socialista di Friburgo, Alain Berset, ha giudicato l'intervento di Jenny «indiscutibile». Qualche nervosismo nel Ps è stato manifestato soltanto per gli attacchi di Jenny al ministro Leuenberger, giudicati populistici e immotivati.

Pubblicato

Venerdì 24 Novembre 2006

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