La piega che ha preso negli ultimi giorni la campagna elettorale ha destabilizzato la sinistra. A tratti, ne he persino scatenato l'ira. La campagna, che era iniziata sul tema del "valore lavoro" adesso si sta impantanando nelle questioni dell'identità nazionale, un tema che appartiene al bagaglio culturale della destra. Per controbattere a Nicolas Sarkozy (Ump), che ha proposto la creazione di un ministero dell'immigrazione e dell'identità nazionale, la candidata socialista Ségolène Royal ha suggerito a tutti i francesi di avere in casa una bandiera tricolore per poterla esporre alla finestra il giorno della festa nazionale del 14 luglio. Invita ormai a cantare la Marseillaise alla conclusione dei suoi meeting elettorali.

Secondo un sindacalista della Cfdt, «parlare di identità nazionale, di nazione, non risponde alle preoccupazioni degli operai, poiché le imprese continuano a fare quello che vogliono». Un operaio di una fabbrica di Saint-Dizier, minacciata di delocalizzazione, spiega : «a noi va anche bene che parli di patriottismo, ma preferiremmo che parlasse di patriottismo economico, di come proteggerci dall'Europa, dal dumping sociale. Ma di questo non ne parla». Secondo un sindacalista della Cgt, «nella campagna nessuno parla di politica industriale, di occupazione, di precariato. Ci promettono delle cose, ma bisognerà vedere cosa resterà il 7 maggio. Per il momento, se le imprese vogliono chiudere, chiudono". Un giovane iscritto alla Cfdt aggiunge : "la Marseilaise non impedisce ai posti di lavoro di sparire».
Le reazioni non sono molto diverse tra gli abitanti dei quartieri popolari. «Siamo pronti a cantare e a mettere la bandiera alla finestra – dicono al collettivo Ac Le Feu, nato dopo la rivolta delle banlieues e che ha raccolto dei cahiers de doléances dei cittadini in una marcia in tutto il paese – ma, nei quartieri, la gente aspira ad avere un lavoro, una casa, delle buone scuole».
Nella sinistra radicale la Marseillaise di Ségolène Royal non passa. L'Humanité, il quotidiano del Pcf, ha riassunto in un titolo la situazione: "Royal corre dietro a Sarkozy". I Verdi, la Lcr e José Bové hanno preso chiaramente le distanze dalla svolta nazionale di Ségolène Royal. Per i Verdi, la "svolta nazionalista" è una "catastrofe" e "la sinistra europea che Ségolène Royal rivendicava di rappresentare in Francia sembra mal messa". Il trotzkista Olivier Besancenot della Lcr si è detto «scioccato, flippato. C'è la Marseillaise, poi l'identità nazionale, poi la bandiera, tutto questo crea un'aria strana». Per Besancenot, «l'insieme della sinistra e dei suoi militanti» devono «ritrovare la ragione», perché «nei quartieri, nelle fabbriche la gente se ne frega che gli venga proposta una bandiera bianco rosso e blu in casa», mentre «hanno bisogno di riscaldamento, di elettricità, di un lavoro correttamente remunerato e, a volte, semplicemente di una casa». Indignazione anche da parte di José Bové, candidato dei collettivi anti-liberisti: «vorrei dire alla signora Royal che lo chauvinismo e il nazionalismo non sono mai stati dei valori di sinistra. Il fatto di vantare "il sangue impuro che abbevera i nostri solchi" significa piuttosto attizzare gli odi che preparare la pace». Bové poi minaccia pensando al secondo turno : «ma come pensa alla fine di riunire tutta la sinistra su tali basi?».
Più sfumata la reazione del Pcf, visto che, come ha proposto di fare Royal per i propri meeting elettorali, anche le riunioni del Pcf finiscono con il canto della Marseillaise, oltre all'Internazionale: per la candidata Marie-George Buffet, inno e bandiera sono «due simboli che appartengono al popolo» e che «non ci disputeremo come se fossero degli stracci». La trotzkista Arlette Laguiller di Lutte ouvrière ha ammesso che la Marseillaise è stato «un canto rivoluzionario», che poi però «ha accompagnato tutte le guerre coloniali, che ha accompagnato il massacro dei comunardi». Per Laguiller, «è terribile che per il fatto che Sarkozy corre dietro all'elettorato di Le Pen, Royal alla fine vada verso il nazionalismo di Nicolas Sarkozy». Ma Ségolène Royal ha ribadito di essere «libera» rispetto al partito: «non faccio nessuna confusione tra la nazione, di cui si ha il diritto di essere fieri, e il nazionalismo».
I sindacati stanno a guardare le derive della campagna, dopo aver cercato, in un primo tempo, di interpellare i candidati. Nessuna grande formazione ha dato o darà consegne di voto. La Cfdt ha chiesto ai cinque principali candidati "di governo" di prendere posizione su quattro temi "urgenti per i francesi: il lavoro, la coesione sociale, l'Europa e la democrazia sociale". Il segretario François Chérèque è stato ricevuto da Ségolène Royal, che ha anche visto Bernard Thibault della Cgt. A Royal i sindacati chiedono di precisare "il programma", in particolare sulle pensioni (la candidata socialista propone di aumentare quelle minime) e sul finanziamento della sicurezza sociale professionale, la principale novità in materia sociale della candidata socialista (in caso di licenziamento, permetterebbe di conservare il 90 per cento dell'ultimo salario per un anno, abbinato a una formazione professionale che faccia da trampolino per trovare una nuova occupazione). Preoccupa i sindacati, invece, l'idea del contratto unico di Sarkozy  (con diritti in aumento a seconda dell'anzianità) e lo slogan "lavorare di più per guadagnare di più", che significa la fine delle 35 ore. Anche il centrista François Bayrou, malgrado seduca parte dell'elettorato di sinistra, è guardato con qualche sospetto, per il suo programma social-liberista che lascia molto spazio alle esigenze delle imprese (in particolare quelle piccole e medie).
Al congresso dei ferrovieri della Cgt, che si è appena svolto nella Vienne, la preoccupazione per quello che riserva il futuro era evidente. Sarkozy è temuto, perché propone la fine del regime speciale per le pensioni di cui godono i ferrovieri e delle limitazioni al diritto di sciopero. «La nostra professione – ha affermato una delegata – si sente particolarmente nel mirino».

Pubblicato il 

30.03.07..

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