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Alleanza in bilico

di

Gianfranco Helbling
La politica ticinese comincia a scaldare i motori in vista del rinnovo dei poteri cantonali, in agenda per il 1° aprile 2007. Sondaggi, abboccamenti e trattative sono già in corso, di questi tempi per lo più con discrezione. A sinistra i primi ad uscire allo scoperto sono stati i Verdi. Che dapprima hanno annunciato l'obiettivo di costituire un gruppo parlamentare in Gran consiglio nella prossima legislatura, ricorrendo per questo ad alleanze con altre formazioni politiche (in primis il Guastafeste) e sottolineando che non tutti gli elettori ecologisti si riconoscono necessariamente nelle posizioni della sinistra tradizionale. Poi, in occasione della loro Assemblea dello scorso week end, hanno ufficialmente presentato la loro proposta per una lista d'area del centrosinistra limitata all'elezione del Consiglio di Stato. Osservatore più che attento è il Partito socialista (Ps), legato ai Verdi da un'alleanza ormai storica. Un'alleanza che s'è però incrinata dopo che il gruppo parlamentare Ps ha deciso di considerare non ricevibile la parte dell'iniziativa popolare "28 inceneritori bastano" che vuole una moratoria di 10 anni per la costruzione di nuovi impianti di smaltimento rifiuti in Ticino. Un'iniziativa che era stata lanciata dagli stessi Verdi con altre forze politiche per opporsi all'inceneritore di Giubiasco. Quali ripercussioni potrà avere questo incidente di percorso sull'alleanza fra Ps e Verdi? E quali sono i margini di trattativa in vista delle elezioni? Ne parliamo con il presidente del Ps Manuele Bertoli.

Manuele Bertoli, stanno iniziando le trattative in vista di possibili accordi per le elezioni cantonali del 2007. Come si pone il Ps rispetto ai suoi potenziali alleati?

Per l'elezione del governo il nostro auspicio è che non ci siano altre liste di sinistra. Non perché noi vogliamo avere l'esclusiva, ma perché oggi i numeri dicono che l'unica lista in grado di fare un seggio, e semmai due, è la nostra. Purtroppo a sinistra non vi sono altri soggetti politici in grado di aspirare concretamente alla conquista di un seggio in Consiglio di Stato. Per quanto riguarda l'elezione del Gran consiglio accanto alla nostra ci sarà certamente la lista dei Verdi e poi qualche altra lista. Noi abbiamo iniziato qualche trattativa. È chiaro però che i partiti più piccoli devono sciogliere un dilemma. O correre da soli col rischio di rimanere esclusi. Oppure fare una lista "multipla", eventualmente partecipando alla lista di chi ce la farà, cioè il PS e i Verdi.
Come valuta le proposte elettorali dei Verdi?
C'è un'intenzione, legittima, di raggiungere una certa visibilità come soggetto proprio. I Verdi ritengono di essere un po' troppo nell'ombra del Ps. È un'esigenza che capisco, anche se rilevo che il Ps ha sempre garantito autonomia e totale rispetto e quindi visibilità delle posizioni dei Verdi.
Sull'inceneritore però, che per i Verdi è una questione estremamente importante, c'è una divergenza netta. I Verdi sembrano disposti anche a far saltare un accordo elettorale se il Ps non si schiera a favore della ricevibilità della moratoria su nuovi inceneritori.
È vero, dicono che per loro è una questione molto importante. Ma la nostra posizione, quella della maggioranza del gruppo, è una posizione di minimo rispetto delle regole democratiche e dell'ordinamento che la Svizzera s'è data, non è una posizione politica. Spetta ai Verdi dire se ritengono che questo sia per loro un argomento sufficiente per far saltare un'alleanza storica in un momento in cui una simile decisione potrebbe avere un peso elettorale rilevante. E spetta ai Verdi, se del caso, assumersene la responsabilità.
Se venisse a mancare un accordo elettorale con i Verdi si rischia però fortemente di mancare la chance di eleggere due consiglieri di Stato di sinistra in governo…
Questa è una chance per il Ps, per i Verdi e per tutta l'area progressista. Se è vero, com'è vero, che il seggio più a rischio è quello di Borradori, credo che i primi a dover essere interessati ad un accordo siano proprio i Verdi. Sono loro che devono sapere se vogliono assumersi il rischio e poi la responsabilità di puntellare Borradori sulla sua poltrona. Perché il risultato pratico di una seconda lista di sinistra per il Consiglio di Stato, che non avrebbe nessuna possibilità di successo, sarebbe proprio questo. Nell'interesse di tutta la sinistra sarebbe bene non focalizzarsi su un tema, per quanto importante, ma avere un approccio più complessivo. Udc e Lega (in particolare Borradori), che sono divisi dalla stessa questione "rifiuti", l'hanno risolta in maniera molto più pragmatica.
È vero però che Lega e Udc non sono esempi di coerenza, una qualità che l'elettorato di sinistra chiede ai suoi rappresentanti.
Sì, però un qualche calcolo lo sanno fare. Sarebbe utile che noi progressisti, oltre che essere buoni esempi di coerenza, fossimo capaci di fare anche qualche calcolo.
Per salvare quest'alleanza storica il Ps avrebbe dei margini di manovra per venire incontro alle richieste dei Verdi? O toccherebbe piuttosto a loro capire le ragioni del Ps?
Sono dell'idea che su questioni attinenti al rispetto delle regole di base non si possa trattare. Altrimenti tutto diventa lecito e discutibile. Questo è nell'interesse di tutti. Anche degli ambientalisti. Faccio un esempio. Cosa sarebbe successo se il signor Ferrari avesse lanciato un'iniziativa popolare per salvare, contro la legge, il suo silos nelle Bolle di Magadino? Credo che i primi ad insorgere, con ragione, sarebbero stati i Verdi. Quindi le regole del gioco vanno accettate sempre, anche quando forse non fanno comodo.
Come valuta nel complesso la proposta di costituire un nuovo soggetto politico di centrosinistra?
Intanto è curioso che questo soggetto sia stato promosso solo per l'elezione del governo e non abbia referenti in parlamento. Di proposte di questo tipo negli ultimi anni se ne sono viste tante. Quasi ad ogni elezione c'era chi lanciava l'idea del cappello sotto cui raccogliere la sinistra, il centrosinistra o i progressisti. Tutti questi tentativi si sono risolti in un nulla di fatto, a partire dalla Svolta ecologico-politica (Svepo) per finire al Castagno. E c'è una spiegazione a questi insuccessi. Da un lato la politica ticinese e svizzera è ingessata. D'altro canto grandi cambiamenti nel nostro sistema nazionale proporzionalizzato difficilmente avvengono in un solo cantone. Infine in paesi esteri in genere non si vota sugli oggetti ma soltanto alle elezioni: è quindi normale che lì si giochi sulle alleanze programmatiche; qui invece c'è un ricorso frequente ai diritti popolari, per cui le alleanze sugli oggetti sono possibili anche al di fuori delle elezioni. Non c'è quindi la necessità assoluta di avere un soggetto politico che alle elezioni si presenti in maniera unitaria.
La proposta dei Verdi di una lista d'area per l'elezione del Consiglio di Stato potrebbe voler dire, se accolta, che Patrizia Pesenti si ricandiderebbe non già su una lista socialista, ma su una lista con altra denominazione. È un'ipotesi percorribile?
Non voglio dare oggi una risposta a questa domanda. In un recente incontro abbiamo presentato ai Verdi le nostre visioni e i nostri margini di manovra. Loro ci hanno detto di questa proposta che ha come intento primo quello di allargare l'area. Qualora dimostrassero che l'area si può allargare in maniera significativa, dunque con soggetti che non siano i soliti alleati ma ad esempio con una parte dei radicali o con i cristianosociali, un ragionamento lo si potrebbe fare. Ma solo in quel caso. Oggi siamo nella condizione per cui il Ps supera il 20 per cento e il secondo partito più grosso dell'area progressista non supera il 3 per cento.
Passati il voto sull'inceneritore e l'estate sarà più facile trovare un accordo?
Credo nell'intelligenza delle persone. E credo che sia nell'interesse di tutti capire che la legge elettorale dà i margini che dà. C'è la possibilità che la sinistra conquisti un secondo seggio a patto che la Lega perda consensi e il Ppd non sia più il secondo partito. Se si ritiene che questo obiettivo sia nell'interesse di tutta la sinistra, beh le opzioni realmente percorribili sono ben poche.  

"Non vogliamo ostacolare il Ps"

«Valutando il fatto che l'affaccio nel panorama politico ticinese della Lega ha di fatto creato una mobilità elettorale che ha scardinato la tradizionale consuetudine al voto, e che tale presenza è tendenzialmente in una fase fortemente discendente, considerando inoltre che ci sono componenti politiche, individui o movimenti che non si riconoscono nei partiti maggioritari ma che hanno punti di convergenza ideale che possiamo definire progressista, i Verdi sono dell'avviso che si debba pensare ad un nuovo modo di porsi da parte dei partiti o dei movimenti che si rifanno ad un'area politica di centrosinistra per l'elezione del Consiglio di Stato. I Verdi propongono quindi la creazione di una lista o meglio un soggetto politico e trasversale con un programma unitario che coinvolga tutti coloro (partiti, movimenti o singoli individui), che si sentono idealmente e politicamente posizionati nel centrosinistra». Questa la parte centrale del documento approvato dal partito dei Verdi che traccia le linee molto generali di quello che dovrebbe essere un nuovo soggetto politico e che dovrebbe vedere la luce per le prossime elezioni cantonali. Come ha spiegato il coordinatore dei Verdi Alessandro Boggian all'Assemblea del suo partito, «qualora vedessimo che questa lista non può ragionevolmente raccogliere almeno il 10 per cento dei voti lasceremmo perdere. Lo scopo non è di mettere il bastone tra le ruote ai socialisti». Ma Boggian ha anche aggiunto che, in assenza di una lista verde, il suo partito non darà indicazioni di voto, né a favore né contro il Ps.

Pubblicato

Venerdì 9 Giugno 2006

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