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Quando i giornalisti ticinesi dibattono pubblicamente di sé stessi ci fanno solitamente una brutta figura. Peggiore in ogni caso del loro lavoro quotidiano. È successo anche lunedì sera, con il confuso e arruffato dibattito televisivo che, alla fine, sarà stato seguito soltanto dagli altri giornalisti e dalle loro mamme. Sempre che non siano state sopraffatte dal sonno. In realtà, in mezzo ai molti assurdi collegamenti fra Comano e la periferia di Comano, con un direttore domenicale che raccoglie il sangue dal naso dell’altro, un momento molto brillante s’è comunque visto. È stato quando il buon Eugenio Jelmini, libero di catechizzare il volgo, ha spiegato cos’è che interessa davvero ai giornalisti: «non è quando un cane morde Mesoniat, ma quando Mesoniat morde un cane». Jelmini però ha dimenticato di spiegare una cosa: che la notizia in questo caso sarebbe che Mesoniat morde.

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24.01.03

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