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Alla conquista della terra

di

Francesco Bonsaver
Brasile. Subito la mente corre verso la spiaggia assolata di Copacabana, magari mentre si sorseggia un bicchiere di rinfrescante Cahipirina. Oppure si pensa allo spettacolare quanto sfrenato carnevale di Rio do Janeiro o alle gesta calcistiche del funambolo Ronaldino. Belle immagini. Il Brasile è anche questo. Dopo un attimo, forse, al Brasile si associano immagini meno piacevoli veicolate dalla televisione; criminalità legata al degrado delle favelas, i sobborghi delle città brasiliane dove vivono i poveri. Anche questo è Brasile. Forse pochi sanno però che molti brasiliani vivono in campagna. Più del quaranta per cento della popolazione abita nelle zone rurali, generalmente in condizioni di povertà estrema. La maggioranza sopravvive affittando la propria forza lavoro per la durata della stagione dei raccolti. 50mila latifondisti possiedono il 43,5 per cento delle terre coltivabili.    A questi vanno aggiunti i grandi gruppi internazionali che detengono una parte cospicua della terra coltivabile. Inevitabile, il conflitto sociale esplode.
Il Movimento dei senza terra (Mst) sono l'esperimento di resistenza collettiva meglio organizzato nel panorama sociale brasiliano. Con quasi due milioni di aderenti, Mst dà voce alla moltitudine degli esclusi dal diritto fondiario del Brasile. Grazie alla sua forza numerica e alla ben strutturata organizzazione, costringe i poteri forti a confrontarsi con le richieste popolari di giustizia sociale.
La "ricetta" del suo successo di movimento di massa è semplice quanto diretta. Essa risiede nella capacità, collaudata negli anni, di rispondere in forma concreta ad un bisogno individuale vissuto da una collettività. Il contadino ha la necessità di migliorare la propria condizione di sopravvivenza riuscendo a togliersi dal giogo del latifondista, diventando lui stesso proprietario della terra che lavora. "L'occupazione è l'unica soluzione" è stato lo slogan del primo congresso del Mst, al momento della sua nascita nel 1984. "Occupare la terra" era la risposta concreta che attendevano milioni di poveri contadini brasiliani. E che attendono ancora oggi. Un bisogno individuale che per realizzarsi passa dall'unione di forze in un movimento organizzato.
Gli articoli che seguono sono frutto di quattordici giorni passati ad agosto nel Nordeste del Brasile, nello stato del Maranhao, (si veda scheda sotto a sinistra). L'Associazione ricreativa culturale italiana (Arci) ha promosso questa esperienza tra i contadini brasiliani per capire le motivazioni degli aderenti al movimento e conoscere le diverse fasi della lotta per la riforma agraria condotte dal Mst. Siamo stati ospitati nelle loro case, abbiamo mangiato alla loro tavola e conosciuto alcune delle difficoltà cui sono confrontati nella loro vita quotidiana. I testi seguenti riassumono le sensazioni e le immagini raccolte in quei giorni di viaggio all'interno del Movimento dei senza terra.

Banane e vacche grasse

Maria Aragones è un accampamento a bordo di una strada. Sono arrivati lì quando sono stati sgomberati dopo aver occupato il terreno di un latifondista. Da un anno e quattro mesi si sono piazzati sotto le linee elettriche. Giusto sotto i piloni hanno costruito le loro case, delle baracche di legno e di foglie di palma. Sotto quei piloni non possono sgomberarli, perché il terreno è di proprietà dello stato federale. Non possono cacciarli, ma non hanno terreno da coltivare, né sono vicini ad un fiume dal quale estrarre l'acqua. Resistono sopravvivendo di aiuti alimentari concessi dallo Stato. Ma non arrivano regolari. L'ultima consegna è stata due mesi fa. Gli hanno detto che questo mese arriverà, ma non sanno quale giorno. Noi cinque stranieri, venuti a documentare la loro situazione, abbiamo comperato in precedenza arance e banane per il nostro sostentamento. Ma sono troppe, offriamo la frutta alla comunità. In modo disciplinato, si mettono in fila per ricevere la loro parte di banane e arance dal responsabile della comunità. Prima i bambini, poi gli anziani e infine gli altri. I bimbi, per fame, della banana mangiano anche la buccia. Nei campi vicini, scorrazzano felici le grasse vacche del fazendero, un deputato del congresso brasiliano.

Ricordi del tempo che fu

Siamo in una casa di una famiglia allegra e molto cordiale, dove passeremo due giorni per conoscere Vila de Fatima, villaggio in cui vivono circa 90 famiglie. Seduti attorno al tavolo, si ride e scherza con gli ospiti venuti da oltre oceano. Sono felici di quello che hanno, di poter vivere della loro terra e del proprio lavoro. Sono dei militanti del Movimento sem terra. La loro lotta è stata particolarmente dura. Per arrivare ad ottenere la terra dopo il processo di espropriazione, ci sono voluti 6 anni di occupazione vissuti in accampamenti "precari", senza possibilità di coltivare degnamente la terra. Sei lunghi anni. Ora sono altrettanti sei anni che vivono nell'assentamento (insediamento), il nome giuridico di una comunità in un terreno espropriato. Ma anche dopo aver ottenuto la terra hanno continuato a lottare, rivendicando elettricità, scuola e strada. Dopo un'occupazione di sei giorni del municipio, le autorità le hanno concesse.
Ora siamo in cucina, seduti tutti insieme a tavola per la cena. L'ambiente è allegro. Durante il giorno, il capo famiglia ci ha portato nella foresta per mostrarci come si tagliano le palme, pianta da cui utilizzano ogni cosa; i rami, i frutti e le foglie per i tetti. Sotto i colpi esperti di machete, cadono gli strati di corteccia. All'interno, il bianco cuore di palma. È commestibile, ce ne offre un pezzo. È buono. Una ragazza italiana che non era presente al momento del taglio, ora lo vorrebbe assaggiare. Lo chiede alla moglie, Maria, una responsabile del Mst locale. In un attimo il suo volto è coperto da un velo di tristezza. «Se vuoi puoi averlo. A me non piace». Perché, le chiediamo. «Mi ricorda i sei anni di accampamento. Mangiavamo solo quello. Mi ricorda la fame».

L'ex compaesano

Vila Esperança è un luogo dimenticato da Dio e dallo Stato. La strada sterrata che lo collega al resto del mondo s'interrompe 500 metri prima del paese. L'elettricità si ferma ad un chilometro. Ma è il luogo che amano e difendono con fierezza la ventina di famiglie che vi abitano. La gran parte vive lì da sempre, e i loro avi prima di loro.
Nel contesto di lotta agraria, Vila Esperança ha una storia strana, che suona di beffa. Lo Stato ha riconosciuto alla comunità il diritto alla proprietà collettiva, espropriando 12mila ettari al latifondista. Solo il terreno dove sorgono le abitazioni non gli appartiene. Sono 250 ettari di proprietà privata di tale Chico Gomez. Ed è questo il motivo per cui la strada e l'elettricità non arrivano al villaggio. Per meglio capirne le ragioni, bisogna conoscere la storia del signor Gomez. Chico è originario di quelle terre, proprio di quel villaggio. 40 anni fa lo aveva abbandonato per trasferirsi nella cittadina vicina. Col tempo era diventato benestante, poi ricco. Nel villaggio si dice lo abbia fatto con inganni vari, dimostrando particolare cattiveria pur di soddisfare la propria sete di soldi.
Chico si butta anche in politica, dimostrando di essere abile, un'opportunista dicono gli abitanti di Vila Esperança, nel salire sempre al momento giusto sul carro vincente. Oggi è vicesindaco di Nina Rodriguez, il municipio la cui competenza territoriale copre anche Vila Esperança. 250 ettari di proprietà sono il limite massimo territoriale per cui non si può procedere all'esproprio. Chico Gomez dice di essere proprietario di quel terreno. Gli abitanti del villaggio, non ci credono. Esasperati hanno però tentato di trovare un compromesso. Grazie ad un prestito statale, avrebbero pagato 30mila reais la parcella di terra della discordia. Chico Gomez, che afferma di averlo pagato 9mila reais nel 1989, rifiuta la proposta e ne chiede 100mila. "Picche" hanno risposto dal villaggio. L'ottobre che arriva sarà un mese cruciale per il destino di Villa Esperanza. Un tribunale sentenzierà definitivamente sul diritto di proprietà della terra, in base ad un ricorso inoltrato da Chico Gomez dopo che il tribunale precedente gli aveva dato torto. Il 4 ottobre inoltre ci saranno le elezioni municipali di Nina Rodriguez. In un colpo solo, potrebbe succedere che Chico Gomez non sarà più vicesindaco e che perda i 250 ettari. In quel caso, a Vila Esperança sarà festa grande.

Pistoleros al soldo

Luis sistema due fotografie sul tavolo. Ritraggono il busto di un ragazzo. I suoi occhi sono chiusi, il volto leggermente tumefatto. Si chiamava Everaldo. Aveva 24 anni quando due pistoleros al soldo del latifondista lo hanno ammazzato mentre rientrava a casa dal lavoro nei campi. Quel giorno era in compagnia di Luis, sopravvissuto per miracolo a due proiettili che gli hanno oltrepassato il corpo senza colpire nessun organo vitale. Everaldo era l'anima di "Estrella rebelde", il gruppo giovani dei sem terra locali. Luis invece era tra i responsabili dell'occupazione di un terreno di proprietà di un fazendero.
La polizia è arrivata tre giorni dopo a cercare il corpo di Everaldo e i pistoleros. Uno è stato acciuffato, processato ed ora è in galera. Il secondo è scappato, abbandonando lo stato del Maranhao. Si dice che viva da qualche parte nell'Amazonia. Anche alcuni personaggi implicati nell'assassinio sono stati processati. Ma non il principale mandante. «È troppo potente, sia economicamente che politicamente», dice amaramente Luis.
Quattro anni sono passati dall'assassinio di Everaldo. Buona parte della terra è stata espropriata. I sem terrinhos, il movimento giovanile dei senza terra, ha cambiato il nome al loro gruppo; oggi si chiama "Everaldo". La lotta continua.

Quando la barca va

Dalla bianca spiaggia di Sao Luis, la capitale del Maranhao nel Nordeste brasiliano, all'orizzonte nel mare aperto, si possono vedere  una serie di navi cargo in colonna. A qualsiasi ora del giorno e della notte si guardi, la lunga fila di bastimenti è lì. Sembrano immobili, ma in realtà lentamente si spostano aspettando il loro turno per essere caricate di ferro, destinato in gran parte ai mercati europei. La materia prima arriva da 900 chilometri di distanza, da Eldorado Carajàs, la più grande miniera di ferro a cielo aperto al mondo. Per trasportarlo è stata costruita appositamente una linea ferroviaria. Su quei binari, solo le merci hanno il diritto di correre. Non esistono treni viaggiatori. Sintesi degli scambi Sud-Nord. Ricchi giacimenti di materie prime utili a produrre ricchezza altrove. Libertà di circolazione per le merci, non per le persone.

I pilastri del Movimento dei Sem Terra

Il Mst nasce nel 1984, grazie alla fusione sul piano nazionale dei gruppi rurali che hanno scritto la storia brasiliana della lotta per la ridistribuzione della terra. Da oltre venti anni, grazie alle occupazioni, l'Mst ha ridistribuito ai contadini oltre 7 milioni di ettari (poco meno del doppio della Svizzera).
Altrettanto fondamentale è il ruolo nel Mst di alcuni esponenti della chiesa cattolica ispirati dalla Teologia della liberazione. La dottrina sociale progressista ha tra i cui scopi principali la salvezza cristiana dell'essere umano attraverso l'abolizione dell'ingiustizia sociale. L'Mst si caratterizza pure per l'assenza del "caudillo", il leader, tanto tipico nei movimenti popolari dell'America latina. Vi è una spiegazione storica, oltre che d'ideale. Nel passato, i nemici della riforma agraria ammazzando il leader riuscivano ad annientare il movimento. In assenza di un leader, combattere il movimento risulta più complicato. La sua direzione nazionale è composta da 46 membri, cioè da due rappresentanti, una donna e un uomo, per ognuno dei 23 Stati nei quali l'Mst è presente (complessivamente sono 27 gli Stati che compongono la Repubblica federale del Brasile). Altra peculiarità del Mst è l'attenzione data all'educazione. "La pedagogia degli oppressi" di Paulo Freire è alla base del sistema educativo del Mst. Secondo questa dottrina, la liberazione dell'individuo sia oppresso che oppressore passa attraverso la possibilità di avere gli strumenti di conoscenza.


Lula il presidente

La Centrale Unica dei Lavoratori brasiliani (Cut) è la confederazione sindacale più importante del paese. Essa comprende 2500 sindacati diversi, fra cui il sindacato della metallurgia dalle cui fila proviene Luiz Inácio Lula da Silva, presidente brasiliano dal 2002 e rieletto nel 2006 al ballottaggio con oltre il 60 per cento dei voti. Nella prima campagna elettorale del 2002, le due grandi componenti della società civile che hanno reso possibile la vittoria del Partito dei lavoratori (Pt) di Lula sono state le organizzazioni sindacali legate alla Cut e il Movimento dei senza terra (Mst).
Dopo alcuni anni di osservazione dell'operato del presidente più a sinistra che il Brasile abbia mai conosciuto, l'Mst ha avanzato delle critiche su Lula, diventando sempre più consistenti con il passare del tempo. Una delle critiche fondamentali avanzate dal Mst a Lula riguarda la sua politica agraria. Secondo l'Mst, la politica di Lula non rappresenta una rottura con le politiche neoliberali precedenti. Lula è accusato di continuare a favorire il grande latifondo, brasiliano o multinazionale che sia, invece di sostenere la media e piccola produzione agricola. Un esempio: se prima dell'insediamento di Lula lo stato brasiliano poteva vendere o dare in concessione al massimo 500 ettari di terreno a imprese straniere, nel 2004 il governo Lula ha raddoppiato la dimensione autorizzata. Nel 2006 l'ha triplicata passando a 1'500 ettari. La misura favorisce l'estensione dei latifondi a monocultura, particolarmente nel campo del biocarburante tanto caro al governo Lula.
Il presidente brasiliano giustifica questa misura, e in generale la politica dell'agrobussines, come necessaria per permettere al governo di pagare gli interessi sul debito estero e di finanziare le politiche sociali introdotte dal suo governo. Ad esempio, l'assegno della Bolsa Familia, una sorta di sussidio statale alla famiglie calcolato sul numero di figli, è triplicato negli ultimi anni. Ma si tratta di un gatto che si morde la coda, secondo l'Mst. Favorendo il latifondo che pratica la monocultura, si hanno due risultati negativi: impoverire sia il suolo agricolo che la popolazione. A causa della monocultura di prodotti agricoli non destinati al consumo alimentare, i prezzi degli alimenti di base della cucina popolare brasiliana sono schizzati alle stelle. In sintesi, se da un lato i sussidi per le famiglie con figli sono triplicati, i prezzi del cibo sono aumentati ancor di più, rendendo il sostentamento alimentare economicamente ancor più difficoltoso per milioni di poveri brasiliani.
Il partido di Lula, Pt, risponde a queste critiche ricordando che i suoi deputati rappresentano solo il 15 per cento della camera dei deputati brasiliani. Il margine di manovra per misure più radicali, secondo il Pt, è ristretto. Nel 2010 ci saranno nuove elezioni. Si vedrà se il Pt riuscirà ad allargare il consenso popolare o lo avrà perso irrimediabilmente.


La riforma agraria applicata

A Balajaga, circa 200 chilometri da Sao Luis, la capitale del Maranhao, l'azione collettiva del Movimento dei sem terra (Mst) ha permesso di attuare la riforma agraria da decenni tanto agognata. 12 mila ettari (equivalenti a 12 mila campi da calcio) di terreno inutilizzato di un latifondista trasferitosi all'estero, sono stati espropriati dallo Stato e successivamente consegnati a 400 famiglie. Tutto ciò grazie all'occupazione organizzata dal Mst rivendicando la base legale dell'esproprio previsto dall'articolo 184 della Costituzione brasiliana in caso di terreno "socialmente inutilizzato". Nel 1999, un centinaio di famiglie, con il sostegno del Mst, hanno occupato un terreno sul quale in realtà già vivevano da generazioni. Non tutti i contadini residenti sulla proprietà del latifondista hanno condiviso l'iniziativa dell'occupazione. Alcuni consideravano i contadini ribelli al pari dei ladri, altri invece avevano timore di perdere anche quel poco che possedevano. Era forte il rischio che scoppiasse una guerra tra poveri. L'Mst è intervenuto facendo opera di mediazione, mentre i suoi legali hanno avviato la procedura d'esproprio prevista dalla Costituzione. Un anno dopo i tribunali danno ragione agli occupanti: 12mila ettari del fazendero vengono espropriati, divisi in parcelle e consegnati alle famiglie contadine. Nella suddivisione sono stati inclusi anche i contadini critici al momento dell'occupazione I contadini sono passati da una condizione di sfruttamento e oppressione a quella di poter godere liberamente dei frutti del proprio lavoro agricolo. Prima dell'esproprio, quasi la metà del raccolto andava al latifondista quale affitto. Questo negli anni di buon raccolto. In quelli cattivi, il latifondista ne riceveva più della metà. «Prima bisognava sfamare i buoi del fazendero. Se qualcosa avanzava, era per noi» raccontano gli abitanti. «Se poi qualcuno si opponeva, nascondendo parte del raccolto e il fazendero lo scopriva, arrivava la polizia e ti sbatteva in galera". Ora non è più così. Ma è stata necessaria una lotta, per nulla facile.

Pubblicato

Mercoledì 19 Settembre 2007

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