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Affari nostri

Alcune semplici regole per evitare lo spreco alimentare

di

Serena Tinari

La guerra delle cifre – e il senso di colpa. Lo spreco alimentare è un segno dei tempi. Siamo talmente ricchi, che compriamo più del necessario. E siamo così affaccendati, che perdiamo il controllo della dispensa e buttiamo alimenti ancora commestibili, inutili, o immangiabili ormai. Cominciamo dai numeri (tenetevi forte): a livello planetario finisce nella spazzatura un terzo del cibo prodotto. In Europa i consumatori – ogni anno e pro capite – buttano fino a 300 chili di cibo, oltre il 40 per cento fra le mura domestiche. Un bel danno si verifica alla fonte: per obbedire a linee guida che fanno comodo alla grande distribuzione, una carota storta non arriva nelle nostre case. Leggete il delirio di misure ed estetica: www.qualiservice.ch.

 

Vi sentite in colpa? Passate all’azione! Tanti alimenti possono essere riutilizzati e potreste cominciare con il pane, di cui secondo l’Acsi ogni famiglia svizzera ne butta 50 chili l’anno. Diventa pangrattato e ci sono ricette della nonna per farne torte e altre delizie. Cruciale, ribellarsi alla truffa delle date di scadenza. “Da consumare preferibilmente entro” non significa che un alimento scade. Può perdere un po’ di gusto o colore, ma resta buono da mangiare. La chiave per non sbagliare è il senso dei conservanti. Lo dice la parola, conservano gli alimenti – una delle grandi scoperte dell’umanità; quelli sotto sale o aceto, che contengono zucchero o conservanti di sintesi durano a lungo. Vale la pena riscoprire i sensi: naso e papille gustative la sanno lunga. Dai test effettuati dalle associazioni per la difesa dei consumatori ne escono sempre di meravigliose. Un formaggio fresco industriale che dura un mese. Prosciutto in busta impeccabile settimane dopo la scadenza. Lo yogurt talvolta è buono a due mesi dalla fatidica data. Solo con il fresco di origine animale bisogna stare attenti: carne, pesce e uova possono rivelarsi pericolosi, così come prodotti artigianali tipo la pasta fresca.


Sarebbe anche il caso di smetterla con le manie insensate. La “doggy bag”, ovvero chiedere al ristorante di incartarci gli avanzi. Molti si sentono in imbarazzo (temiamo di sembrare poveri?), ma è una buona abitudine, cibi sublimi che risolvono il problema di cosa cucino domani. E infine i trucchi da psicologia spiccia. Fare le compere affamati è una pessima idea, ogni cibo ci sembrerà indispensabile. La spesa va fatta con la lista: aiuta a resistere alle tentazioni. Quando esco con una minuscola lista e torno a casa con le spalle doloranti perché ho fatto scorte per tre mesi, mi sento una sciocca. Un sottile senso di imbecillità che mi aiuta a limitare il danno la volta dopo. E le offerte sono una trappola. A guardarle da vicino, calcolatrice alla mano se siete analfabeti matematici, occhiali sul naso se avete più di quarant’anni, scoprirete che spesso non sono mirabolanti. Tenete a mente le massime di un maniaco della questione, il bolognese Andrea Segrè. Amletico: “Consumiamo per vivere o viviamo per consumare?”; lapidario: “Dal campo al frigorifero alla pattumiera” e illuminante: “Il frigorifero è la tomba dello spreco alimentare” (www.andreasegre.it).

Pubblicato

Giovedì 30 Agosto 2018

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