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Iniziativa Avs plus

Al via la raccolta delle firme

di

Silvano De Pietro

L’Unione sindacale svizzera (Uss) – con il sostegno delle federazioni sindacali Unia e Sev, nonché del Partito socialista svizzero (Ps) e dei Verdi – ha avviato la scorsa settimana la raccolta delle firme per l’iniziativa federale popolare “Avs-plus”. L’obiettivo è quello di inserire nella Costituzione una disposizione transitoria che afferma: «I beneficiari di una pensione di vecchiaia hanno diritto ad un supplemento del 10 per cento della loro pensione».

 

Dietro questa proposta c’è una chiara strategia di politica sociale, mirante a rafforzare il primo pilastro della previdenza di vecchiaia ed a contrastare i piani dei partiti borghesi che vogliono smantellare la sicurezza sociale con i tagli automatici delle rendite. Ma soprattutto c’è l’intenzione di dare alle categorie più deboli di pensionati una possibilità concreta di migliorare le proprie condizioni di vita.


Contrariamente a quanto promesso nella Costituzione federale, molte persone anziane non sono in grado di mantenere il loro “livello di vita anteriore” se dispongono soltanto delle pensioni del primo e del secondo pilastro, cioè dell’Avs e della previdenza professionale (la “cassa pensione”). È vero che le pensioni Avs sono indicizzate, ma lo sono mediante un indice misto che le rende fortemente dipendenti dalla evoluzione dei salari. Se però i salari, per ragioni economiche, non crescono abbastanza, le pensioni Avs restano ferme o vengono adeguate con notevole ritardo. E se si aggiunge che, a causa dei bassi rendimenti sui mercati finanziari, anche le prestazioni del secondo pilastro subiscono una pressione verso il basso, si capisce perché molti pensionati possano trovarsi in difficoltà. L’ultimo aumento reale delle pensioni Avs risale al 1975; è dunque più che giustificato, dopo 40 anni, chiedere che vengano migliorate. La proposta dell’iniziativa Avs-plus di un aumento lineare del 10 per cento significa in media circa 200 franchi di più al mese per i pensionati che vivono soli e circa 350 franchi al mese per le coppie.


Certo, per chi non ha altre fonti di sostentamento, una pensione Avs anche massima – cioè di 2.340 e, per le coppie, di 3.510 franchi mensili – non può assolutamente garantire oggi in Svizzera un’esistenza dignitosa. Per questo motivo dal 1966 sono state introdotte le prestazioni complementari, il cui ottenimento è però condizionato alla dimostrazione del bisogno; e capita spesso che molti pensionati semplicemente vi rinuncino perché ritengono indegno essere costretti ad elemosinare queste integrazioni di una pensione troppo bassa dopo una vita di dignitoso lavoro.


Ma grazie all’iniziativa Avs-plus, oltre 2 milioni di pensionati Avs potranno avere un incremento della loro pensione. Ma non in modo uguale per tutti.
Per fare degli esempi concreti (tratti dal giornale sindacale Work): un operaio edile (100 per cento) ed una fiorista (60 per cento), sposati e con due figli, oggi guadagnano insieme 7.200 franchi mensili. Dopo il pensionamento riceverebbero una pensione Avs di coppia di 3.480 franchi, che con Avs-plus aumenterebbe di 348 franchi, salendo a 3.828 franchi. Un panettiere scapolo che guadagna 4.500 franchi mensili e va in pensione con una pensione Avs di 1.780 franchi, con Avs-plus prenderebbe 1.958 franchi. Ma se si tiene conto che anche chi guadagnava un milione non potrà percepire una pensione Avs superiore a 2.340 franchi, diventa evidente che l’aumento lineare del 10 per cento favorirà soprattutto i pensionati con un reddito medio o basso. Infatti, per il 20 per cento più povero delle coppie sposate il 90 per cento delle pensioni di vecchiaia è costituito dalle sole pensioni Avs. Inoltre, ad approfittarne particolarmente saranno le donne che più spesso nella vita hanno dovuto smettere di lavorare a causa della maternità e per la cura dei figli e che sovente ricevono molto poco anche dalla cassa pensione.


Ma perché un’iniziativa popolare? «Gli odierni progetti del Consiglio federale in materia di previdenza vecchiaia», ha detto il presidente dell’Uss Paul Rechsteiner, «non potranno che comportare per la popolazione un peggioramento su punti decisivi». Tali punti sono: la riduzione delle pensioni del secondo pilastro (mediante l’abbassamento del tasso di conversione); la rimessa in questione della compensazione del rincaro nell’Avs (per rispettare la norma del freno all’indebitamento); l’aumento dell’età di pensionamento delle donne. Tutto questo non dà alcuna soluzione al problema delle pensioni insufficienti per un gran numero di persone a basso o medio reddito. E poiché un aumento delle pensioni del secondo pilastro non è cosa fattibile e realistica, la sola difesa del livello delle pensioni che rimane è quella di ricorrere ad un innalzamento delle pensioni dell’Avs.


Un altro argomento a favore dell’iniziativa è che l’Avs si trova in una condizione finanziaria «estremamente solida e performante», secondo Rechsteiner. Dal 1975 ad oggi il numero dei pensionati è passato da 900.000 ad oltre due milioni, ma le trattenute salariali per l’Avs non sono mai aumentate in 38 anni. Una sola volta, 15 anni or sono, si è reso necessario prelevare un punto percentuale dell’Iva. Questa solidità finanziaria è dovuta al meccanismo basato sulla solidarietà, per cui chi guadagna molto paga in percentuale come chi guadagna poco, ma riceve la stessa pensione massima. Perciò conviene puntare sul primo pilastro, se si vuole davvero sostenere chi percepisce redditi medi o bassi.

 

Pubblicato

Mercoledì 27 Marzo 2013

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