Che la politica sia al servizio (in primo luogo) dell’economia è risaputo, e non è nemmeno sbagliato. Anzi, è inevitabile, se è vero che in una società capitalista i gruppi di potere si organizzano in funzione degli interessi economici. Il problema nasce quando la politica scorda di essere al servizio di tutta l’economia per farsi serva di un preciso gruppo di potere economico. È quanto sta accadendo in Svizzera, e la controversia sulla decisione del Consiglio federale di ridurre il tasso tecnico di rimunerazione dei fondi delle Casse pensioni è soltanto l’esempio più recente. La sortita d’inizio luglio del Governo è sconcertante già soltanto per le sue modalità, che ricordano i modi di fare di un apprendista stregone. Il Consiglio federale è fondato su un’ampia proporzionalità, così da rappresentare al suo interno i più importanti orientamenti politici e quindi tutti gli strati significativi della popolazione svizzera. Questo offre la possibilità, se lo si vuole, di elaborare decisioni e proposte frutto di un solido compromesso e capaci quindi di disinnescare sul nascere un potenziale conflitto sociale. Il Consiglio federale su una questione così sensibile come quella delle pensioni s’è invece allineato immediatamente, come un sol uomo e senza preventiva concertazione al volere dei manager dei grandi gruppi assicurativi, spiazzati per i rovesci subiti in Borsa negli ultimi mesi. E proprio i tempi fulminei della decisione governativa sono illuminanti circa l’ottica da cui si è guardato il problema: mentre una politica di sicurezza sociale seria si costruisce sull’arco di più generazioni ed ha tempi lunghi, è tipico della mentalità corsara di chi in borsa persegue il massimo profitto ragionare sul brevissimo termine. Sposando ciecamente le tesi dei finanzieri d’assalto (per nulla rappresentative tra l’altro dell’opinione della maggioranza degli imprenditori) ci si permette di giocare con uno dei capisaldi del sistema svizzero, la convinzione che durante la vita lavorativa si possano porre le basi per una vecchiaia serena. Al di là dell’aspetto economico, è il sentimento d’insicurezza risvegliato nella popolazione la ferita più profonda che ora il Governo deve curare. Senza improvvisarsi di nuovo apprendista stregone, ma mostrando più rispetto per le giustificate paure dei cittadini.

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23.08.02

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