La campagna elettorale in queste ultime settimane non è entusiasmante, ma piuttosto fiacca. I discorsi delle candidate e dei candidati al congresso socialista del 1° febbraio non sono piaciuti agli altri partiti di governo, specialmente ai liberali che, stizziti e infastiditi, hanno reagito (del loro contrattacco si è occupato Pietro Martinelli in questa rubrica della settimana scorsa). Più degli altri partiti importa come reagisce la vasta fetta dell’elettorato che va dalla sinistra al centro. Ci riferiamo a tutti quei cittadini che non apprezzano gli sviluppi della Posta e delle Swisscom, cioè le razionalizzazioni che comportano meno servizi e molti licenziamenti (in primo luogo nelle regioni periferiche come il Ticino); a tutte quelle persone che sono preoccupate per l’indebolimento dello Stato in un periodo di crisi (benché forse abbiano sostenuto gli sgravi fiscali); a tutti quegli operai e impiegati che sono sconcertati e disorientati dall’egoismo e dall'inaffidabilità di certi manager di ditte svizzere rinomatissime. Ebbene, tutti questi elettori condivideranno in linea di massima le critiche dei socialisti alla politica neoliberista propugnata a livello cantonale dal Dipartimento delle finanze e dell’economia. È di pochi giorni fa l’ultimo sondaggio che dava sempre in crescita l’Unione democratica di centro, ormai il partito più forte, mentre i socialisti, in leggero calo, si vedevano relegati al secondo posto. Benché si tratti di un sondaggio a livello federale, questa indicazione dovrebbe far riflettere anche in Ticino. Come mai molte persone con paghe basse, una volta tipici elettori della sinistra, votano il partito del miliardario Blocher, il partito che mette in crisi lo Stato con le sue richieste di massicci sgravi fiscali nella Confederazione e in molti cantoni? In Ticino non è l’Udc, ma ancora la Lega ad attirare elettori che facevano parte dell’area socialista. Forse la sinistra non comunica bene, visto che i suoi messaggi non vengono sempre capiti. Rileggendo la “Piattaforma per un’alleanza di sinistra” troviamo dei concetti validi: il contenuto è solido, ma l’imballaggio non sembra essere attraente. Infatti, si scoprono parecchi “no” nell’elenco delle tematiche centrali. Dei “no” giustificati, come quello alle casse vuote, al raddoppio della galleria del San Gottardo. Tuttavia, se il Ps viene chiamato il partito del “no”, non è un’etichetta simpatica. Formulando il suo impegno in maniera positiva, il Ps potrebbe essere più convincente. Adesso si entra nella fase finale della campagna elettorale. Sarebbe il momento di ricordare agli elettori che il Ps agisce in favore delle cittadine e dei cittadini in molti campi. Un esempio: si batte per un ambiente sano, per un’aria buona da respirare, sostenendo i trasporti pubblici piuttosto che la costruzione di nuove strade con più traffico.

Pubblicato il 

14.03.03..

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