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Ai, la base vuole il referendum

di

Silvano De Pietro
La quinta revisione dell'Assicurazione invalidità (Ai) spacca la sinistra, i sindacati e le organizzazioni di aiuto agli handicappati. Forse può sembrare esagerato parlare di spaccatura, visto che nella sostanza sono tutti d'accordo di respingere questa riforma. Ma dopo che l'assemblea dei delegati del Pss di sabato scorso a Muttenz per 82 voti contro 69 ha imposto alla direzione del partito di sostenere il referendum contro la 5a revisione dell'Ai, sta di fatto che adesso regna un po' di confusione. In effetti, oltre al Pss per ragioni tattiche e finanziare, con motivazioni diverse anche l'Unione sindacale svizzera (Uss), il sindacato Unia, la Pro Infirmis e la Dok ("Dachorganisationenkonferenz", la conferenza che riunisce le associazioni private di aiuto agli handicappati) avrebbero preferito stare a guardare. La base di tutte queste organizzazioni, però, s'è già messa in moto per conto proprio.


La decisione dell'assemblea dei delegati del Ps è arrivata un po' a sorpresa. La direzione del partito aveva infatti già sottolineato che, mancando di fondi a sufficienza e dovendo stabilire delle priorità, avrebbe dato la precedenza  all'iniziativa per l'armonizzazione fiscale, alla votazione sulla cassa malati unica federale ed all'eventuale referendum sulla tassazione delle imprese. E di solito la base non sconfessa platealmente il vertice del partito, tanto più che è diffusa l'opinione secondo cui non sarebbe saggio, in un anno elettorale come il 2007, offrire all'Udc l'opportunità di riaccendere il dibattito sui falsi invalidi ed esporre la sinistra al grosso rischio di una sconfitta su un tema così delicato. Senza contare altri effetti collaterali negativi, come il rischio di pregiudicare la ricerca di una soluzione al problema del risanamento finanziario dell'Ai e provocare l'avvio di una sesta revisione dell'Ai voluta dall'Udc.
Per evitare equivoci e per non deludere dopo la dura battaglia fatta (e persa) in Parlamento, le maggiori organizzazioni hanno comunque lasciato alle associazioni o sezioni cantonali o locali la libertà di partecipare alla raccolta delle firme e di contribuire anche finanziariamente alla riuscita del referendum. E se prima un po' tutti aspettavano cosa avrebbe deciso il Pss, dopo l'assemblea di Muttenz molti hanno rotto gli indugi e si sono dichiarati pronti a sostenere il referendum. Subito il comitato direttivo di "Agile" (l'Aiuto reciproco svizzero handicap), che riunisce 44 organizzazioni e rappresenta 60 mila disabili, non ha fatto marcia indietro solo perché è membro della Dok, ma ha raccomandato a tutti i suoi membri di partecipare alla raccolta delle firme. Ed anche il Forum degli handicappati della regione di Basilea ha deciso di appoggiare il referendum.
A livello sindacale, poi, sembra una defezione di massa rispetto alla decisione "politica" del vertice. «So che già tre nostre sezioni o regioni (Ginevra, Svizzera Nordovest, Friburgo) sostengono il referendum», dice Rita Schiavi, membro della direzione di Unia, «ma poi ci sono le unioni sindacali cantonali, credo di quasi tutti i cantoni romandi, più dei cantoni di Basilea e Berna. E questi sono solo quelle di cui sono certa». Rita Schiavi è, insieme con la presidente del Vpod, Christine Goll, tra i sindacalisti che più decisamente hanno criticato la 5° revisione dell'Ai. «Per noi l'Ai è importante, è un'assicurazione sociale che ci concerne direttamente (tutti i giorni viene da noi gente che deve avere una rendita Ai) e che viene smantellata», sottolinea Schiavi.
Il problema è che ora ci sono delle differenze sulla strategia. Spiega ancora la sindacalista di Unia: «C'è chi dice che se si perde il referendum sarà peggio; e c'è chi dice che bisogna farlo lo stesso, e lo si può anche vincere, perché in ogni caso non possiamo accettare uno smantellamento sociale. Su quest'ultimo aspetto dentro Unia eravamo tutti d'accordo già l'anno scorso ed il nostro orientamento era di sostenere il referendum, ma poi è prevalsa la valutazione strategica secondo cui è meglio non farlo. Ma sabato scorso la nostra assemblea dei delegati ha approvato una risoluzione che dice di accogliere con favore la decisione di lanciare il referendum ed invita le regioni Unia ad appoggiarlo nell'ambito delle loro possibilità».
Anche il movimento Gs (Gioventù socialista) e tutta una serie di organizzazioni di sinistra hanno aderito al comitato organizzatore del referendum, che ha già raccolto 15 mila firme (bisogna arrivare a 50 mila entro il 25 gennaio 2007). Tutto questo movimento ha fatto dire anche alla Dok ed a Pro Infirmis che, se la raccolta di firme riesce, a fine gennaio potrebbero eventualmente rivedere la rispettiva posizione. E dichiarazioni simili si vanno moltiplicando anche a livello politico nella sinistra. Un effetto a valanga che forse nessuno si aspettava.

"Ben venga l'effetto a valanga"


Nell'intervista che segue la consigliera nazionale socialista Christine Goll, presidente della Vpod, spiega perché il suo sindacato sostiene il referendum.

Signora Goll, la direzione del Pss (fino a sabato), quella dell'Uss e le maggiori organizzazioni di aiuto agli handicappati non sostengono il referendum contro la 5a revisione dell'Ai. Hanno sbagliato nello stabilire le priorità?
L'Uss ed il Pss hanno detto giustamente che devono essere le organizzazioni degli handicappati a procedere con il referendum. L'organizzazione mantello Dok ha lamentato di non essere abbastanza sostenuta da Pss e Uss. Per finire, il referendum hanno dovuto lanciarlo gli stessi handicappati, i quali non vogliono subire il taglio delle rendite e vogliono difendersi contro la campagna diffamatoria della destra politica. Sono contenta che adesso un pugno di persone abbia causato un "effetto palla di neve" e spero che la Dok ci ripensi.
Se questo fine settimana il sindacato Vpod sceglierà di appoggiare il referendum, avrà un problema rispetto all'Uss che ha deciso diversamente?
No, perché il congresso dell'Uss ha certamente respinto con un voto risicato una proposta di appoggio formale, ma ha anche ribadito che i cartelli sindacali cantonali e le singole federazioni possono impegnarsi. Nel frattempo, tutta una serie di organizzazioni sindacali hanno deciso di dare il loro appoggio e stanno raccogliendo le firme.
Il presidente del Pss, Hans-Jürg Fehr, ha detto di «temere che il referendum pregiudichi le chance di trovare una buona soluzione al problema del finanziamento supplementare dell'Ai». Lei non condivide?
Non è il referendum che impedisce una soluzione per il finanziamento dell'Ai, ma coloro che nei partiti borghesi vogliono abbattere le rendite. Chi crede di poter sanare l'assicurazione sociale cronicamente sottofinanziata tagliandone le prestazioni, vuole semplicemente scaricare i disabili sull'assistenza sociale. Il Pss ed i sindacati si sono impegnati a favore di una proposta di liberazione dell'Ai dai debiti ed hanno elaborato un progetto in proposito. Ma la maggioranza borghese ha cancellato senza tanti complimenti l'oggetto dall'ordine del giorno della sessione invernale del Parlamento, perché semplicemente non vuole alcuna soluzione.
Se il popolo respingesse la 5a revisione dell'Ai, andrebbero perduti anche i 400 milioni annui previsti  per una migliore integrazione dei disabili. È una somma trascurabile per gli interessati? Oppure la lotta contro questa riforma è solo una questione di principio, costi quel che costi?
Senza posti di lavoro per i disabili non vi sarà alcuna integrazione. Tutte le nostre proposte tese ad obbligare in tal senso i datori di lavoro, sono state respinte. I migliori programmi finalizzati al ripristino della capacità di lavorare non servono a nulla, se l'economia non mette a disposizione nessun posto di lavoro per portatori di handicap.
Il Pss non ha denaro da poter spendere per questo referendum. Come pensa il comitato promotore del referendum di procurarsi i necessari mezzi finanziari?
Il numero delle associazioni che appoggiano il referendum cresce ogni giorno. Così, per esempio, anche "Agile", l'organizzazione di aiuto reciproco degli handicappati, ha esortato le sue 44 associazioni appartenenti a sostenere attivamente il referendum. Da diverse organizzazioni sono stati finora garantiti contributi per un quarto di milione di franchi alla campagna in vista della votazione. Speriamo nell'"effetto palla di neve" anche per quanto riguarda i soldi. Ma ora dobbiamo anzitutto mettere insieme le firme, perché siamo ancora lontani dal traguardo.    

Pubblicato

Venerdì 8 Dicembre 2006

Edizione cartacea

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