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Ai giovani la fattura della crisi

di

Claudio Carrer
Nei prossimi anni in Svizzera sarà sempre più difficile trovare un posto di lavoro al termine dell'apprendistato o degli studi. La disoccupazione giovanile, già cresciuta di quasi il 60 per cento negli ultimi dodici mesi, è infatti destinata ad aumentare nuovamente.

Lo confermano le previsioni della Segreteria di Stato dell'economia (Seco), secondo cui nel 2010 i giovani tra i 20 e i 24 anni senza lavoro raggiungeranno il 9 per cento, contro un tasso generale di disoccupazione del 5,5 per cento. Prevsioni che hanno spinto il Consiglio federale a «reagire» decidendo un intervento straordinario di 400 milioni di franchi circa nel quadro del terzo pacchetto di misure per stabilizzare la congiuntura. Come spiegato  mercoledì dalla ministra dell'economia Doris Leuthard, la Confederazione intende essenzialmente intervenire con la partecipazione finanziaria a misure di formazione per giovani disoccupati che hanno terminato l'apprendistato, nonché con contributi ai datori di lavoro che assumono giovani con scarsa esperienza in cerca del primo impiego e a coloro che garantiscono ai ragazzi un'occupazione dopo la fine del tirocinio. Queste misure straordinarie (che necessitano dell'avallo del Parlamento) dovrebbero restare in vigore un paio di anni, fino al superamento della fase critica.
Ma quanto è grave la situazione? Va considerata drammatica? Abbiamo girato l'interrogativo a Serge Gaillard, capo della direzione del lavoro presso la Segreteria di Stato dell'economia (Seco): «In questo momento la situazione generale non è ancora drammatica. - risponde Gaillard- Si può essere per esempio soddisfatti del fatto che il numero di posti di apprendistato quest'estate rimane alto, grazie all'impegno dei partner sociali e dei Cantoni degli ultimi anni. La situazione è più complessa per i giovani tra i 20 e i 29 anni che terminano uno studio o che rientrano da un soggiorno all'estero, poiché oggi le imprese assumo molto poco».
La disoccupazione giovanile tocca maggiormente le persone che hanno concluso uno studio universitario oppure quelle che hanno svolto un tirocinio?
Normalmente la situazione è più difficile per chi ha concluso uno studio, ma in questa fase di profonda crisi dell'industria potrebbero essere maggiormente toccati anche coloro che hanno concluso un tirocinio. Va però detto che in Svizzera, dopo i periodi di recessione, siamo sempre riusciti a ridurre velocemente il tasso di disoccupazione.
Per il 2010 si prevede una quota di disoccupati tra i 20 e i 24 anni del 9 per cento? In che misura le iniziative del Consiglio federale potranno correggere questa pessima previsione?
Si tratta di un dato preoccupante che abbiamo voluto pubblicare proprio per mostrare ciò che si vuole evitare attraverso le misure proposte al Parlamento. Il mercato del lavoro può infatti essere sgravato se il maggior numero di diplomati possibile che non trova lavoro segue per esempio una scuola professionale o dei corsi di lingue. Non si deve poi dimenticare che dopo la crisi il numero di posti di lavoro disponibili aumenterà nuovamente in modo sensibile.
Si può indicare un orizzonte temporale?
In autunno dovrebbe esserci una ripresa per l'industria, ma la disoccupazione è destinata a crescere fino alla fine del 2010, perché l'economia interna (a causa del calo della domanda e degli investimenti delle imprese) si indebolirà ulteriormente per poi riprendersi il prossimo anno.
Quali conseguenze sono prevedibili per quanto riguarda l'integrazione a lungo termine del mercato del lavoro dei giovani disoccupati?
L'importante è che i giovani lavorino o continuino la formazione. È dunque necessario che cerchino sempre un posto, che si trova anche durante i periodi di crisi grazie alla normale rotazione. Del resto, la maggior parte dei giovani lo trova nel giro di sei mesi al massimo e per i casi in cui questo non succede restano le misure straordinarie decise dal Consiglio federale.
Intende un lavoro qualsiasi o un lavoro che consente al giovane di mettere in pratica il mestiere imparato?
Naturalmente le agenzie di colloccamento tentano dapprima di trovare un posto confacente alla formazione del giovane, ma provvisoriamente un impiego alternativo è sempre meglio di niente.
Ma se un giovane non può esercitare per molto tempo il mestiere che ha imparato diventa sempre più difficile un'integrazione stabile nel mondo del lavoro...
Non parliamo di un lunghissimo periodo ma al massimo di uno o due anni.
Non è contraddittorio in questa fase ridurre le prestazioni dell'assicurazione disoccupazione, come sta facendo il Parlamento?
La modifica legislativa in corso non prevede una riduzione delle prestazioni durante la crisi, visto che la sua entrata in vigore non è prevista prima del 2011. Inoltre bisogna considerare che i debiti dell'assicurazione disoccupazione supereranno i 10 miliardi di franchi e questo impone, una volta superata la crisi, lievi correzioni dei prelievi sui salari e delle prestazioni agli assicurati. La situazione finanziaria non consente di attendere a lungo.


Apprendisti del malessere

Inchiesta a Ginevra: il 43 per cento ha problemi di salute a causa del lavoro

Ginevra – Giornate e settimane lavorative troppo lunghe, tempi di pausa e di riposo insufficienti e di conseguenza problemi di salute per il 43 per cento dei giovani. È un quadro allarmante quello che emerge da un'inchiesta condotta lo scorso anno nel cantone Ginevra dal sindacato Unia su un campione di 288 apprendisti tra i 18 e i 21 anni attivi in vari settori. Un'inchiesta realizzata in coincidenza con l'entrata in vigore (il 1° gennaio 2008) di una modifica della Legge sul lavoro che ha abbassato da 20 a 18 anni il limite di protezione legale dei giovani apprendisti (concepito a tutela della loro salute), spalancando così le porte al lavoro notturno e domenicale e facendo cadere una serie di limitazioni per quanto riguarda le ore supplementari e le attività pericolose che prima erano vietate fino a 20 anni (deroghe erano possibili a condizione che fossero indispensabili alla formazione professionale).
Nonostante non fosse ancora possibile tenere conto di questo cambiamento, Unia ha realizzato il sondaggio proprio per individuare le professioni maggiormente a rischio e per cercare di contenere gli effetti delle nuove norme sulla salute dei giovani.
La percentuale di apprendisti (43%!) che dichiara di avere problemi di salute, soprattutto a causa del lavoro «è inquietante», si legge nelle conclusioni dell'inchiesta. I disturbi più sovente denunciati sono: stanchezza, esaurimento, dolori muscolari, mal di testa e stress. In più, il 40% di costoro ha dichiarato di essere seguito da un medico e la stessa percentuale di curarsi con dei medicamenti (antidepressivi, sonniferi, antidoloridici e vitamine).
Una situazione particolarmente inquietante è emersa nei rami dell'acconciatura, del commercio al dettaglio e della pasticceria. Ad esempio, il 56% degli apprendisti parrucchieri non viene «mai» o «solo talvolta» a conoscenza del piano di lavoro con almeno due settimane di anticipo (come prevede la legge), mentre il 53,5% dice di lavorare almeno una volta al mese per più di 9 ore. Ad un terzo di loro capita più di quattro volte al mese. Il 51% effettua invece ore supplementari almeno una volta al mese e il 30% tra le 2 e le 5; il 31% lavora invece a volte (26%) e sovente (5%) 6 giorni alla settimana; il 25% di regola non ha la pausa di mezzogiorno e quando ce l'ha deve consumarla in negozio tra un cliente ed un altro. Conseguenza: il 56% degli apprendisti parrucchieri ha problemi di salute. E pensare che al momento dell'inchiesta le nuove norme non erano ancora in vigore.   


Pubblicato

Venerdì 19 Giugno 2009

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