Mia moglie deve andare a lavorare?

Da poco percepisco una rendita d'invalidità completa. Ma questa non basta a mia moglie e a me per vivere. Per questo vorrei inoltrare la richiesta per percepire le prestazioni complementari. Mia moglie ha 45 anni, non dispone di nessuna formazione completa e parla male la lingua del posto. Dalla nascita di nostra figlia, che ora ha 20 anni, non ha mai più lavorato fuori casa. Le autorità possono pretendere che mia moglie si trovi un lavoro?

Sì. Le prestazioni complementari corrispondono alla differenza fra le spese riconosciute e le entrate che possono essere computate. Quali entrate computabili si considerano fra le altre:
• quella parte di patrimonio suo e di sua moglie che supera i 40 mila franchi;
• la sua rendita Ai;
• eventuali altre rendite (ad esempio cassa pensione, assicurazione infortuni);
• ma anche redditi ai quali avete rinunciato.
In altri termini: se sua moglie rifiuta di eseguire un lavoro remunerato che da lei si può pretendere che svolga, l'autorità le computerà un reddito ipotetico. Quale attività lucrativa può essere pretesa da sua moglie? Quale reddito può ottenere con un po' di buona volontà? Per rispondere a queste domande si deve considerare la sua età, il suo stato di salute, le sue conoscenze linguistiche, la sua formazione, la durata della sua assenza dal mondo del lavoro e la situazione del mercato del lavoro. All'età di 45 anni in linea di principio si può pretendere che sua mogli torni ad esercitare un'attività lucrativa. Considerando la lunga assenza dal mondo del lavoro l'autorità concederà però probabilmente a sua moglie un adeguato periodo di adattamento. Consiglio perciò a sua moglie di cominciare a cercare un posto di lavoro che corrisponda alle sue conoscenze linguistiche e alla sua formazione, e di conservare tutte le lettere di candidatura e le eventuali risposte negative. Se dovesse emergere che a causa della situazione sul mercato del lavoro sua moglie non può attualmente trovare nessuna occupazione, allora le autorità non vi potranno computare nessun reddito ipotetico.


Ristorazione, se ci sono i figli

Mio marito ed io lavoriamo ad un chiosco della stazione. Il nostro datore di lavoro ci dà una domenica libera al mese. Ora mio marito vorrebbe trovare lavoro nella ristorazione. Un amico però gli ha detto che in questo settore avrebbe soltanto quattro domeniche libere all'anno. Siccome abbiamo due figli in età scolastica vorrei che mio marito continuasse ad avere almeno una domenica libera al mese. Lo può pretendere?

Sì. In base alla cosiddetta "Ordinanza 2" della Legge sul lavoro i lavoratori con obblighi educativi attivi nel settore della ristorazione hanno diritto ad almeno 12 domeniche libere all'anno. Sono considerati genitori con obblighi educativi coloro che hanno figli minori di 15 anni. Se l'amico di suo marito ha libero soltanto quattro domeniche all'anno c'è da ritenere che non abbia figli sotto i 15 anni. In questo caso è lecito concedere al dipendente soltanto quattro domeniche libere all'anno, a condizione che la sua sia mediamente una settimana di cinque giorni. Per chi lavora al chiosco di una stazione le cose sono diverse: in questo caso l'Ordinanza della Legge sul lavoro non fa differenze fra impiegati con o senza obblighi educativi – tutti hanno diritto ad almeno 12 domeniche libere all'anno.

Pubblicato il 

11.09.09

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