Il dibattito è lanciatissimo! Occorre guardare al centro o guardare a sinistra? O magari in alto? Non è mica detto che le tegole arrivino sempre di lato. O magari conviene chiudere gli occhi e turarsi il naso? Il Ps, la formazione politica per cui batte il nostro cuore, si sta come spesso gli capita, voluttuosamente incartapecorendo in una serie di roride tenzoni singolari tra i suoi padri nobili (quando non nonni). Motivo del contendere? Se il partito debba rivolgersi piuttosto all’area politica di centro, o piuttosto a quella di sinistra. L’idea di rivolgersi direttamente agli elettori, evidentemente, non è al momento presa in considerazione, comprensibilmente, essendo i soggetti in questione piuttosto imprevedibili e portati ad esprimersi secondo considerazioni disdicevolmente pragmatiche. E poi, sai com’è, nel buio della cabina elettorale, la direzione del Ps non ti vede, mentre Dio sì… Tra coloro che sostengono “lo sguardo al centro”, giganteggia Pietro Martinelli. Potremmo essere d’accordo con lui nel ritenere utile rivolgersi al centro. Il problema è che questo non c’è. Anzi, la polizia ne ha già segnalato la scomparsa dal suo domicilio, verso la metà degli anni ’90. Se qualcuno lo avesse visto, è pregato di informare la centrale del Tcs di Ginevra. Effettivamente, anche a guardare bene, con il binocolo, ci si deve arrendere all’evidenza: al centro dello schieramento politico ticinese non c’è nessuno. Se butti una voce, ti risponde l’eco e spesso sono male parole... Qualche tempo fa, infatti, quelli che stavano al centro hanno scelto di andarsene a destra (forse si sentivano soli). Qualcuno ha svisato leggermente a sinistra (il solito mitomane): insomma gli strapuntini sono rimasti vuoti. Allora rivolgiamoci a sinistra, dice Werner, e quando parla non vi è chi non ascolti. Buona idea anche questa, per Carletto Marx, che il Cielo l’abbia in gloria! Il problema è che a sinistra ci siamo già noi. Più in là ci sono altre formazioni, è vero. Ma ogni volta che rivolgiamo loro la parola, ci sputano in un occhio. È come voler far l’amore con un porcospino. E quando accettano di congiungersi con noi, è disperazione, non amore. La soluzione? Difficile, per chi, come me, non ha frequentato l’Alta Scuola di Strategia Politica del partito, nei gloriosi anni ’70. Così a naso, mi verrebbe da dire che si potrebbe smettere di discutere a chi rivolgersi, e cominciare a preoccuparsi di offrire agli elettori delle soluzioni per i loro problemi. Anche perché sono loro a scegliere noi, non viceversa…

Pubblicato il 

31.01.03

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