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Lavoro e dignità

«Agie, licenziamento disumano e illegale»

di

Francesco Bonsaver

Una normale mattina dei vostri ultimi 30 anni di lavoro in fabbrica, vi convocano in ufficio e vi liquidano in una decina di minuti. Poi, vi accompagnano al vostro armadietto a raccogliere gli effetti personali, prima d’invitarvi a varcare per l’ultima volta l’uscita dello stabilimento. Fuori, a 58 anni, vi aspettano tre mesi di disdetta e un futuro molto incerto, poiché siete ben consci di quanto sia difficile trovare un nuovo impiego alla vostra età nel contesto attuale. Poco importa se il gruppo per cui avete lavorato per trentatre anni, abbia visto crescere nell’ultimo decennio l’utile del 30%, registrando solo nell’ultimo anno un profitto netto di 281 milioni di franchi e distribuito 103 milioni in dividendi ai suoi azionisti. Il vostro numero nell’organico è stato cancellato.

 

È quanto denuncia il sindacato Unia, riferendosi ai licenziamenti di fine maggio alla Agie di Losone, azienda del gruppo Georg Fischer (Gf) di Sciaffusa. In totale 15 licenziamenti, di cui una decina di interinali («lavoratori a pari dignità» ha specificato Vincenzo Cicero, responsabile industria di Unia Ticino), e cinque operai a tempo indeterminato. Tra questi, un cinquantenne e come detto, un cinquantottenne. Quest’ultimo avrebbe voluto presentarsi alla conferenza stampa indetta dal sindacato, per raccontare la sua storia e il suo stato d’animo. Alla fine però, non se l’è sentita di aggiungere anche il peso dell’esposizione mediatica.

 

Unia ha voluto denunciare il caso per due motivi. Quanto accaduto all’operaio di Agie è una realtà sempre più diffusa nel mondo del lavoro. Sempre più persone giudicate anziane a soli cinquant’anni, sono espulse dal mondo del lavoro. «Le conseguenze psicologiche e materiali non sono drammaticamente vissute solo dalle persone direttamente toccate, ma spesso si ripercuotono sull’intera collettività, vedi assistenza pubblica. La questione va tematizzata, discussa pubblicamente e risolta coi fatti, non con le parole di circostanza. Unia ora cercherà di mappare queste situazioni e denunciarne pubblicamente la piaga» ha spiegato Cicero.

 

«In secondo luogo, Agie non è una ditta qualunque. È un'impresa fortemente radicata nel territorio, beneficiaria solo negli ultimi due anni di aiuti cantonali per 300mila franchi. Stiamo parlando di un gruppo che ha i mezzi economici, e il dovere, di far fronte agli impegni di responsabilità sociale nel tessuto in cui opera» ha precisato Cicero.

 

Il gruppo Gf non ha solo delle responsabilità sociali, ma anche contrattuali, ha puntualizzato Matteo Pronzini, membro della direzione nazionale del ramo industria. Nel rinnovo contrattuale dello scorso anno dell’industria metalmeccanica, è stato inserito un articolo (25.5) che prevede nel caso di possibili licenziamenti di dipendenti dai 55 anni in su, una procedura ben definita a loro tutela. «Il lavoratore deve essere dapprima informato, ascoltato e insieme si cercheranno possibili soluzioni per salvaguardare il rapporto di lavoro». Nel caso specifico, Agie non avrebbe seguito la procedura. È stata dunque avviata una vertenza legale contro l’azienda affinché il licenziamento sia considerato nullo. Sarebbe la prima sentenza su questa specifica violazione contrattuale a livello nazionale. Una prima udienza conciliatoria si terrà il 24 luglio davanti al Pretore di Locarno.

 

«Il comportamento di Agie è ancor più grave, poiché al tavolo delle trattative nazionali in cui si è decisa una tutela maggiorata dei lavoratori ultracinquantenni nella metalmeccanica, sedeva anche un alto dirigente di Gf» ha spiegato Pronzini. 

 

«Tanto più – ha spiegato Fabrizio Sirica, responsabile Unia industria locarnese – che il posto del cinquantottenne non è stato soppresso, ma assegnato a un giovane assunto con una retribuzione presumibilmente inferiore». In 33 anni di servizio, l’operaio licenziato ha ricevuto un solo richiamo, ha aggiunto il sindacalista. «In pochi minuti, sono stati cancellati oltre trent’anni d’impegno professionale. A quell’età, perdere il lavoro viene vissuto, giustamente, come un dramma. Farlo in quel modo, è disumano» ha chiosato il sindacalista.

 

Pubblicato

Mercoledì 3 Luglio 2019

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