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Aet, Swissolar e Greentech di Unia

di

Francesco Bonsaver
Aet: «Il potenziale c'è, la tecnologia è da affinare»

Ingegner Edy Losa, responsabile per la produzione energetica dell'Azienda elettrica ticinese (Aet), negli ultimi anni avete realizzato una decina di impianti solari in Ticino. I risultati ottenuti in questo campo sono interessanti e incoraggianti?

Interessanti sicuramente dal punto di vista tecnologico, anche perché abbiamo interesse a promuovere l'uso del fotovoltaico. Quanto fatto finora è ancora insufficiente, ma nel futuro auspichiamo un intervento maggiore.
La resa e la produttività economica del fotovoltaico è soddisfacente?
Dipendendo dal sole ha una produzione media annua molto più bassa rispetto ad altri vettori, è poco prevedibile e richiede ampie superfici. L'idroelettrico ad esempio è certamente molto più maturo ed efficiente, tecnologicamente parlando. Di conseguenza nel rapporto prezzo-prestazione risulta migliore. Vi è però da dire che negli ultimi anni la spinta verso le rinnovabili, fotovoltaico compreso, ha consentito un balzo in avanti nel rapporto prezzo-resa.
Come giudica la proposta di Swissolar di raggiungere il 20 per cento del fabbisogno energetico nazionale con l'installazione di due metri quadrati pro capite entro il 2035?
È molto "aggressiva" come proposta. Nel solare ci sono indubbiamente degli spazi di crescita, ma occorre arrivare al punto in cui si sta in piedi senza gli incentivi. Allo stadio attuale il pareggio non è ancora stato raggiunto. In paesi come Italia e Germania, i sostanziosi incentivi statali hanno fatto sì che il mercato si sviluppasse in misura maggiore del nostro, dove gli importi dei sussidi federali sono stati minori. Questo ha però creato problemi di instabilità della rete che devono ora essere risolti.
Quali sono gli ostacoli al raggiungimento dell'obiettivo di Swissolar?
Sia tecnici sia economici. La tecnologia deve ancora migliorare sui rendimenti, mentre dal profilo economico non è ancora in grado di autofinanziarsi. Ma il problema tecnico maggiore rimane la discontinuità della produzione che richiede sistemi di stoccaggio e di regolazione oltre a energie da altri vettori da utilizzare quando non c'è il sole. L'esempio è la Germania, dove hanno una produzione fotovoltaica con punte diurne superiori al fabbisogno. Questo surplus di energia deve essere stoccato, e inoltre si deve supplire alla sua mancanza in caso di cattivo tempo o di notte.
Nella scheda del piano energetico cantonale sul fotovoltaico, si stima che in Ticino sarebbe possibile coprire il 10 per cento del fabbisogno energetico con la posa di pannelli fotovoltaici sui tetti idonei allo scopo del territorio. Condivide?
Sì, il potenziale in Ticino è interessante, bisogna però valutare anche la tipologia e lo stato dei tetti prima di realizzare un impianto. L'insolazione del nostro territorio rende la prospettiva del solare maggiormente interessante rispetto ad altri cantoni.
Le grandi aziende produttrici di energia non vedono di buon occhio una diffusione del solare, poiché l'energia sarebbe in questo modo autoprodotta dai cittadini, facendo perdere alle grandi società il monopolio della produzione e la conseguente vendita. È d'accordo con questa opinione?
Ritengo che con l'abbandono del nucleare e con il continuo aumento dei consumi c'è spazio anche per l'autoproduzione. Penso che la problematica maggiore sia legata alla stabilità della rete; la produzione deve infatti essere sempre in equilibrio col consumo. Con la rete odierna e i grandi impianti, questo è oggi relativamente semplice. La difficoltà sarà in futuro gestire tante piccole produzioni decentralizzate. La rete dovrà essere sicuramente adattata e saranno necessari sistemi di gestione intelligenti.
Aet come giudica l'autoproduzione energetica e la relativa perdita del proprio mercato?
In qualità di azienda pubblica e su mandato politico ricevuto, stiamo lavorando affinché l'energia rinnovabile sia diffusa il più possibile a prezzi sostenibili.

Swissolar e i pregiudizi duri a morire

All'ingegnere Claudio Caccia, responsabile di Swissolar per la Svizzera italiana, abbiamo sottoposto alcuni luoghi comuni sul solare, chiedendogli di sfatarli. Queste le sue risposte.

1)«L'energia solare è una bella cosa, ma quando non c'è il sole non funziona».
L'elettricità prodotta da rinnovabili in modo discontinuo, quali il fotovoltaico e l'eolico, richiede  un accumulo temporaneo. La Svizzera, grazie alle centrali idroelettriche ad accumulazione, è particolarmente ben equipaggiata. Secondo esperti del settore, in Svizzera attualmente con gli impianti idroelettrici esistenti e previsti, disponiamo di sufficiente capacità di accumulo per permettere un'espansione senza problemi della produzione di elettricità da nuove rinnovabili. Da parte dell'industria, per esempio Abb, ci sono già dei primi progetti per sistemi di accumulo temporaneo decentralizzato. 
2) «Un'autoproduzione decentralizzata dei cittadini di energia solare non è compatibile col sistema della rete energetica europea».
Oggi, per ragioni storiche, tecniche e di controllo economico, il sistema di approvvigionamento elettrico è concepito per una produzione centralizzata in pochi impianti di grande potenza. Per vari motivi le reti elettriche andranno comunque ammodernate. È un' occasione per renderle idonee a una produzione decentralizzata.
3) «L'energia solare è troppo cara e senza sovvenzioni non potrebbe esistere».
Swissolar ha calcolato che per ottenere il 20 per cento di corrente solare entro il 2025, la tassa andrebbe aumentata progressivamente fino a raggiungere tra i 5 e i 9 franchi al mese per economia domestica. Le sovvenzioni sono però concepite in modo da diminuire parallelamente all'aumento della concorrenzialità del solare. Una concorrenzialità nettamente migliorata negli ultimi cinque anni grazie alla riduzione del 60 per cento del prezzo dei moduli fotovoltaici, mentre il prezzo dell'elettricità convenzionale è aumentato nello stesso periodo. Nel considerare il costo dell'energia rinnovabile bisognerebbe anche tener conto dei vantaggi per la collettività dei minori danni ambientali e alla salute, nonché delle ricadute positive sulle opportunità di lavoro e la minore dipendenza da fonti estere, inquinanti e non rinnovabili.
4) «La tecnologia dell'energia solare ha fatto progressi, ma non è ancora efficiente su larga scala rispetto ad altre fonti energetiche».
Nel confrontare l'efficienza bisogna prima specificare che cosa si intende. Ad esempio il rendimento globale dell'elettricità nucleare, senza considerare l'estrazione e il condizionamento del combustibile, si può stimare vicina al 20 per cento. Il tipico pennacchio di vapore delle  centrali evidenzia la grande quantità di calore (circa il 70 per cento) disperso nell'ambiente. Oggi nel fotovoltaico, i migliori moduli hanno un rendimento vicino al 20 per cento. Se, come succederà presto, la corrente fotovoltaica avrà un prezzo simile a quella convenzionale, la questione dell'efficienza non sarà rilevante.

GreenTech, la rivoluzione ecosociale

L'energia rinnovabile farebbe bene non solo all'ambiente, ma anche all'occupazione. La dimostrazione pratica arriva da un paese che da anni ha intrapreso questa strada: la Germania. Sono due milioni i posti di lavoro tedeschi legati direttamente allo sviluppo delle energie rinnovabili, solare ovviamente compreso, di cui la Germania è un paese dominante nel mercato mondiale.
L'Italia, paese che sta abbandonando il nucleare grazie alla storica vittoria dei referendum popolari della scorsa primavera, sta velocemente riconquistando posizioni in questo campo. Gli ultimi dati pubblicati dal Gestore servizi energetici (Ges) attestano questa crescita. Un quarto dell'energia prodotta in Italia nel 2011 proviene da fonte rinnovabile. Solo tre anni prima era al 16 per cento. E per la prima volta, la produzione di energia solare tallona da vicino la fonte idraulica. Dal 2007 al 2011, l'energia fotovoltaica in Italia è cresciuta del 275 per cento. Lo scorso anno l'Italia è stato il paese dove sono stati installati il maggior numero di impianti fotovoltaici al mondo. Se la crescita dovesse mantenersi a questi livelli, tra due anni un quarto della produzione totale energetica italiana deriverebbe dal fotovoltaico.
Cifre che confermano la dinamicità economica del settore su scala europea. Preoccupato di perdere il treno dell'economia verde in forte espansione, nel 2009 il sindacato Unia ha presentato un "Patto per la Svizzera produttiva", chiamato GreenTech. In sintesi, Unia propone la creazione di un importante investimento nell'economia verde attraverso gli enormi capitali depositati nelle casse pensioni. I vantaggi di una simile operazione sarebbero molteplici. I capitali dei lavoratori sarebbero impiegati per un fattivo miglioramento climatico e al tempo stesso le pensioni non sarebbero a rischio poiché sarebbe possibile garantire un interesse del 4 per cento al capitale investito. Questi investimenti consistenti nell'economia ecologica permetterebbero inoltre di creare rapidamente 200.000 nuovi impieghi durevoli nel paese. Infine, nota il sindacato, l'industria nazionale potrebbe beneficiare delle tecnologie elaborate nei centri di ricerca dell'eccellenza elvetica (quali i poli di Losanna e Zurigo), oggi invece sfruttate e realizzate su grande scala da grandi aziende estere, tedesche in particolare. Un patto proposto nel 2009, ma che col perdurare della crisi rimane di stretta attualità.

Pubblicato

Giovedì 24 Maggio 2012

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