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Italia

Ad aiutare non gli alleati Nato ma Cuba, Cina e Russia

di

Loris Campetti

L’Italia è nella Nato, l’ombrello atlantico amico nato con la guerra fredda per proteggerci dal nemico orientale e comunista. L’amico si vede nel momento del bisogno. Gli Usa, per esempio, che tentano di comprare aziende e brevetti europei per produrre in esclusiva respiratori per i propri malati in terapia intensiva, o che dalla base Nato di Aviano spediscono centinaia di migliaia di mascherine negli Usa mentre in Italia c’è la coda di medici, infermieri, farmacisti e contaminati che tentano di conquistarne una. La Turchia, per esempio, secondo esercito dell’Alleanza, che usa i profughi delle guerre che il sultano di Ankara alimenta come merce di scambio e li getta come sacchi di spazzatura in un’Europa piegata dal coronavirus. La Germania e l’Olanda, per esempio, che tentano di fermare, e a volte ci riescono, gli invii di mascherine regolarmente acquistate dalle nostre regioni settentrionali. Anche in Svizzera ne sono sparite 500mila dirette in Italia. Se questi sono gli amici, gli alleati, chi sono i nemici? In testa, dai tempi di Mao, c’è la Cina che oggi spedisce 100 milioni di mascherine, medici e ricercatori per aiutare il paese che vive quel che Wuhan ha già vissuto, nonché il paese che ha offerto a Pechino il porto di Trieste per uno degli approdi della via della seta. Bandiere rosse a cinque stelle sventolano sulle vetture dei municipi leghisti della Lombardia e della protezione civile. L’altro nemico storico è la Russia, che domenica scorsa con 9 aerei cargo Ilyushin 76 ha scaricato materiale sanitario, camion e medici all’aeroporto militare di Pratica di mare, anch’essi diretti nel Lombardo-Veneto. Ma l’aiuto più spettacolare all’Italia è arrivato dal nemico più povero: Cuba. È commovente lo sbarco dell’aereo che dall’Avana ha portato a Malpensa medici e infermieri specializzati nella lotta a malattie tropicali, Sars, infezioni virali, diretti a Crema. Sono scesi dalla scaletta dell’aereo come in una manifestazione, in corteo dietro una grande bandiera a strisce bianche e azzurre e la stella nel triangolo rosso, ognuno con in mano una bandierina con gli stessi colori. In Italia oggi, come in Brasile, come nei paesi sperduti del Venezuela, al servizio di chi ne ha bisogno. Una volta lo chiamavamo internazionalismo proletario.


Dai nemici mi salvo io, dagli amici mi salvi Dio. E l’Europa, intesa come Unione? Sono bastate poche parole (odiose? dissennate?) della signora Lagarde (Lagaffe?) a far precipitare le Borse, quella italiana al livello più basso della sua storia e a pompare ossigeno a nazionalismi e sovranismi che predicano l’individualismo più sfrenato, i muri e i dazi. Poi sono arrivati gli aggiustamenti, perché il virus non conosce frontiere e tutto il continente è contaminato, l’Ue deve correre ai ripari e riscoprire le ricette di Draghi per impedire il crac definitivo di un sogno nato a Ventotene quando l’Europa era un campo di battaglia. Te lo do io il pareggio di bilancio e i parametri che ieri hanno quasi affondato la barchetta greca e oggi affonderebbero l’intera flotta, quel fiscal compact in nome del quale sono stati aggrediti i beni comuni, tagliati l’istruzione e soprattutto la sanità, gli ospedali, i posti letto. E oggi in Italia, in Europa e nel mondo si muore per questo, perché abbiamo rinunciato alle nostre difese creando le condizioni per far vincere il virus. Quando, e se, si ripartirà, si ripartirà dal liberismo? Viene la pelle d’oca a sentire le promesse: resistiamo oggi per tornare a fare quel che facevamo prima. Cioè a vivere sotto la ghigliottina della finanza, a distruggere l’ambiente, a pompare petrolio, a sfruttare i lavoratori ridotti ad appendici delle macchine, galoppini del mercato, a dirottare i fondi dai camici bianchi alle tute mimetiche, chiudendo nuovamente quegli ospedali che oggi siamo costretti a riaprire? Il virus è più forte del delirio anglosassone: Boris Johnson che predicava il contagio di massa per conquistare l’immunità di gregge lasciando crepare – novello Mengele – vecchi e deboli, ha scoperto che il virus non risparmia nessuno, solca i mari e invade le isole, e ora che le profezie di Ken Loach sui disastri sociali del liberismo si avverano manda i militari a presidiare il tutto chiuso, pub compresi; e Donald Trump che nega il virus, poi lo chiama cinese, poi chiude tutto di fronte ai morti e all’evidenza e tenta di salvare solo sé stesso e, se non può fare a meno per essere rieletto, i suoi sudditi.


Adesso l’Italia, bistrattata, isolata, boicottata, diventa un modello di buona sanità, buone scelte, buona politica. Pur senza mascherine e respiratori. Sarebbe bello se il Belpaese, domani, fosse in grado di capitalizzare questa esperienza ripensando sé stesso, il modello, gli amici e i nemici.

Pubblicato

Giovedì 26 Marzo 2020

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