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Aborto: «Un diritto da difendere»

di

Françoise Gehring Amato
«Per il diritto di scegliere, contro la maternità costretta». Il Coordinamento svizzero della Marcia mondiale delle donne lancia un appello a favore della soluzione dei termini nel quadro dell’interruzione della gravidanza. Impugnata la decisione delle Camere federali (che dopo un lungo iter parlamentare erano finalmente giunte ad un compromesso) il popolo svizzero dovrà dunque tornare alle urne per esprimersi in materia di aborto. In vista della votazione popolare, le femministe hanno deciso di sostenere il diritto delle donne ad interrompere la gravidanza. Un diritto che fin dagli anni Settanta è al centro delle lotte. «È proprio grazie a queste lotte – leggiamo nell’appello della Marcia mondiale – che nella maggioranza dei cantoni l’interruzione della gravidanza beneficia di una pratica liberale». Una pratica che ha permesso di porre fine agli aborti clandestini e ai rischi mortali che facevano correre alle giovani donne. In nessun caso, osserva il Coordinamento svizzero, si può tornare indietro. Tenuto conto della demagogia ampiamente usata dagli ambienti anti-abortisti ed integralisti – che per farsi propaganda non esitano a riccorrere agli strumenti del terrorismo psicologico (lo avevano già fatto in occasione del dibattito agli Stati sulla soluzione dei termini) – le femministe intendono affilare le armi per contrastare una campagna che si preannuncia esplosiva. Gli avversari della soluzione dei termini, fra le cui fila si annovera anche il Partito democratico cristiano, cercheranno di «vendere» l’iniziativa cosiddetta «per la madre e il bambino». Un’iniziativa anti-abortista, per intenderci, estremamente restrittiva e che sarà posta in votazione assieme alla soluzione dei termini. A preoccupare il Coordinamento svizzero della Marcia mondiale è proprio l’abbinamento di due iniziative di segno opposto. In questi casi, e l’esperienza insegna, il grado di confusione è molto elevato: spontaneamente chi non sarebbe per la madre e il bambino? Assodato che la campagna sarà dura ed insidiosa, le femministe si preparano a qualsiasi risultato. «Se, per sfortuna, il referendum contro la soluzione dei termini dovesse trionfare – precisa il Coordinamento – dobbiamo renderci conto che la situazione attuale diventerà molto precaria. Gli ambienti conservatori avranno infatti gioco facile a rimettere in causa le pratiche liberali in vigore». Se questo scenario dovesse realizzarsi sarebbe una gravissima sconfitta per le donne e le femministe. Le quali, tuttavia, non sono unanimi sul modo di far campagna a favore della soluzione dei termini e questo disaccordo potrebbe essere estremamente pericoloso. Ma di cosa si tratta? «Una parte delle donne – leggiamo ancora nell’appello – ha deciso di sostenere compatta la soluzione dei termini. Un’altra parte, critica sul contenuto della nuova legislazione, ritiene necessario anticipare la campagna sulla votazione da un ampio dibattito sul diritto all’aborto». La Marcia mondiale delle donne ritiene legittime le due posizioni, ma lancia nel contempo un accorato appello affinché tutte le donne si impegnino «vigorosamente» nella campagna: «Non prendiamo il rischio di mettere i nostri diritti e quello delle nostre figlie in pericolo».

Pubblicato

Venerdì 18 Gennaio 2002

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