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Abbrutiti (per sport)

di

Libano Zanolari
Con il passare degli anni, è noto, in materia di gusto, di estetica, si diventa cattivi, addirittura per certi versi razzisti. Succede che i muscoli non hanno più (non tutti) lo scatto e la reattività neuromuscolare di un tempo. La testa invece, in attesa di possibili interruzioni mnemoniche, gira ancora: tutto questo preambolo, vagamente «uregiatt», per dire che un cronista appassionato (ancora…) di certe discipline sportive popolari, osservando il comportamento e udendo i discorsi dello spettabile pubblico pagante, sovente si vergogna del suo mestiere e ogni tanto si vergogna anche di far parte della medesima specie (umana): a Kitzbühel per esempio. La St. Moritz austriaca nel fine settimana del «Hahnenkamm» viene invasa da 50mila esseri: molti dei quali, specialmente della giovane generazione, con un unico scopo: bere sino all’abbrutimento. Si intravede (a meno che l’impressione derivi da incomprensioni di età e generazione) una voglia di «deregulation» non nel senso di contestazione alla società, di qualche spallata a chi sta su qualche trono, di qualche trovata trasgressiva ma piuttosto nel senso di un gusto il più grossolano e vile possibile; accompagnato da un totale disprezzo e da una totale non percezione del diritto degli altri, specialmente dei più deboli; tant’è che le mamme non portano più i bambini in piazza per il momento più atteso, l’estrazione dei numeri di partenza alla presenza dei campioni. Gruppi di «fans» ubriachi si fanno largo con la forza, spingono, travolgono e calpestano. Dove c’è un minimo spazio, ragazzi e ragazze apparentemente assieme e in amicizia, cominciano a provocarsi a vicenda prendendosi prima a buffetti, poi a schiaffi quindi a calci. Altro sport amato nel doposci (in mancanza di neve) è il lancio della lattina (vuota perlomeno) addosso all’avversario (ma non siete arrivati assieme, non siete amici?). Le bottiglie di vetro invece vengono infrante per terra o contro i muri. Gli alberghi devono ingaggiare guardiani da mettere davanti alle porte: altrimenti gruppi di «fans» sporchi e puzzolenti si presentano di forza e pretendono di arrivare nella sala da pranzo o in palestra per parlare con qualche campione. Anche in questo caso con accompagnamento di urto e schiamazzo, senza rispetto per chi ha altri concetti della convivenza civile. Altro sport di punta fra i «fans» di un normale sabato sera a Kitzbühel: orinare per strada; il «leader», il più audace, orina in cerchio cercando di colpire qualcuno. E sorvoliamo su qualche altra operazione che avvicina qualche «fan» ai cani… Se lo sport attira simili soggetti come certa materia ancora fumante attira la mosca dalla schiena verde, quali sono le colpe dello sport e nostre di cronisti sportivi? Oppure il matrimonio fra sci, calcio, ecc. e simile folla è casuale? Non ho mai trovato risposta: la cosa mi rode sempre più.

Pubblicato

Venerdì 25 Gennaio 2002

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