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Spazio Amnesty

Abbiamo scritto una pagina di storia

di

Sarah Rusconi

Abbiamo perso, questo è certo. Ogni singolo Sì inserito nell’urna è però una vittoria importante, frutto dell’incredibile e instancabile sostegno di migliaia di volontarie e volontari attivi in tutta Svizzera e del lavoro delle 130 organizzazioni, dei Comitati locali, delle Chiese, degli imprenditori e delle personalità politiche che hanno voluto prestare la propria voce alla richiesta di maggiori responsabilità per le multinazionali.


Quella di domenica 29 novembre 2020 rimarrà una votazione storica, anche se non è stata segnata dalla vittoria in cui speravamo. Per la prima volta la popolazione svizzera si è potuta esprimere su un’iniziativa nata per volere della società civile, delle cittadine e dei cittadini e delle organizzazioni nelle quali sono impegnati. E quel 50,7% di voti a favore dimostra quanto fosse necessario inserire nell’agenda politica del paese un tema di cui fino a pochi anni fa ben pochi si curavano.


Il lungo cammino verso la giornata storica che abbiamo vissuto è infatti iniziato nel 2011, quando 7 organizzazioni iniziarono a lavorare insieme su una petizione rivolta al Consiglio federale e intitolata “Diritto senza frontiere” (le cui richieste sono poi state riprese con l’iniziativa). Eravamo già 50 organizzazioni quando, il 13 giugno 2012, la petizione venne consegnata, firmata da ben 135.285 persone. E da quel momento non abbiamo fatto che crescere, forti di un tema sempre più attuale e imprescindibile.


Fondamentali però sono state le singole persone, le cittadine e i cittadini che hanno voluto fare proprio il tema della responsabilità delle multinazionali, e che si sono volute impegnare con la speranza di poter dare alla Svizzera un ruolo diverso, nuovo e inedito, nella protezione dei diritti umani e dell’ambiente. Migliaia di persone che incarnano la volontà della popolazione di non rimanere passiva quando, di fronte ad emergenze che toccano temi fondamentali quali l’ambiente e i diritti, ha l’impressione che Consiglio federale e Parlamento non siano all’ascolto, e che ad avere la meglio siano le priorità dettate dall’economia.


Oggi questo importante movimento della società civile è una realtà che non si può ignorare o sminuire, perché può diventare il motore di cambiamenti sociali significativi. La voglia di impegnarsi per un mondo in cui diritti umani e protezione dell’ambiente siano considerati un obiettivo a pari merito con il profitto esce rafforzata da questa lunga e inedita campagna.

Pubblicato

Giovedì 3 Dicembre 2020

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