Lavoro

«Abbiamo perso la vetreria, ma ce ne andiamo a testa alta»

Lo stabilimento di Saint-Prex (VD) è stato definitivamente chiuso giovedì 27 giugno, dopo la dura lotta del personale per ottenere un piano sociale “accettabile”. Nel frattempo, sono state avviate delle iniziative per ricreare un’industria del vetro in Svizzera

La fornace della vetreria di Saint-Prex (VD) è stata chiusa giovedì 27 giugno, un mese e mezzo prima del previsto. Johann Reiter, amministratore delegato del Gruppo Vetropack, ha spiegato in un comunicato stampa: “Attualmente stiamo registrando un livello insolitamente alto di assenze per malattia, il che significa che non abbiamo più abbastanza personale qualificato per garantire la produzione di vetro”. Inoltre, secondo la multinazionale, gli impianti di raffreddamento “hanno sofferto di un sovraccarico temporaneo” durante lo sciopero. Ricordiamo che, dopo che la direzione ha respinto il piano alternativo del personale per salvare l’ultima vetreria della Svizzera e dopo la decisione di interrompere la produzione di vetro, i lavoratori hanno scioperato sette giorni a fine maggio, ottenendo così il rinvio di un mese dei primi licenziamenti e l’avvio di negoziati per un piano sociale e per il mantenimento dei posti di lavoro industriali nel sito. «Non siamo più in grado di coprire tutti i turni. Ci sono molte assenze per malattia, è vero, ma sono i membri della direzione ad averle causate. E non è lo sciopero che ha fatto soffrire il forno, di cui ci siamo presi cura: ciò che lo indebolisce è la sua età», contesta Jean-Paul*. Contattato telefonicamente, questo lavoratore era presente quando il forno è stato spento. C’era anche Claude Cornaz, erede e principale azionista di Vetropack. «È stata una cerimonia lugubre, una sensazione strana. Avendo lavorato insieme in questa fabbrica che non si era mai fermata prima, fermare la produzione ci ha scossi. Per riuscire a lavorare qui bisogna investire molto nel lavoro, quindi tra di noi si è creato un profondo attaccamento e un vero e proprio spirito di cameratismo. È doloroso, ma dobbiamo voltare pagina», confida Jean-Paul.

 

Lo spegnimento prematuro del forno non cambierà il piano di licenziamento firmato il 21 giugno. L’orario di lavoro è stato mantenuto e i dipendenti si dedicheranno ora al riordino, alla pulizia e allo smantellamento. Le prime lettere di licenziamento sono arrivate a inizio settimana. Jean-Paul se ne andrà a settembre, ma la prospettiva di dover trovare un altro lavoro non lo preoccupa: «Penso piuttosto ai miei colleghi, agli operatori di linea che sono lì da vent’anni». «Molti dei lavoratori di Vetropack avranno difficoltà a trovare un altro lavoro. Sono altamente qualificati, hanno un grande know-how e molta esperienza, ma il lavoro in una vetreria è molto specifico e non necessariamente possiedono una formazione. Questo riduce le loro possibilità», spiega Nicole Vassalli, responsabile del settore industriale di Unia Vaud. «È un peccato non essere riusciti a salvare il posto di lavoro di queste 175 persone, così come è un peccato non essere riusciti a mantenere la vetreria. Il nostro vetro verrà spedito all’estero e tornerà in container trasportati su dei camion, con un aumento delle emissioni», sottolinea la sindacalista. Jean-Claude conclude dicendo: «Abbiamo fatto tutto il possibile per salvare il sito. È una grande lezione di vita. Anche se abbiamo perso la vetreria, ce ne andiamo a testa alta e con la coscienza pulita».

 

Il personale ottiene un piano di licenziamento “accettabile”

Con il sostegno dei sindacati Unia e Syna, i lavoratori di Saint-Prex hanno ottenuto un pacchetto di indennizzi molto più elevati rispetto ai precedenti piani di licenziamento.

 

Il 21 giugno la direzione di Vetropack, il comitato del personale e i sindacati Unia e Syna hanno infine concordato un pacchetto di licenziamenti per i 175 dipendenti interessati dalla chiusura della vetreria di Saint-Prex. Le trattative si sono rivelate “aspre”, come hanno sottolineato Unia e Syna in un comunicato stampa, ma un accordo “accettabile” è stato raggiunto e approvato dai lavoratori.

 

«Il piano di licenziamento iniziale prevedeva una compensazione massima equivalente a soli cinque mesi di stipendio, con metà del personale che avrebbe ricevuto zero o mezzo stipendio. Il nuovo piano prevede invece fino a un anno di stipendio. Inoltre, non era previsto nulla per la formazione, la situazione familiare o il pensionamento anticipato», spiega Nicole Vassalli. Oltre alle misure di sostegno e di formazione, il piano di licenziamento – duramente contestato – prevede un indennizzo legato in particolare all’anzianità, all’età e alla situazione familiare. È stato proposto un sistema di pensionamento anticipato a partire dai 62 anni, con la possibilità di mantenere i lavoratori a contratto a partire dai 60 anni per consentire loro di beneficiare anche di questa misura. Ad essere interessati sono circa venti dipendenti. Anche i dipendenti che trovano un altro lavoro e si dimettono beneficeranno del piano. «Questo piano sociale non è il migliore che abbiamo sottoscritto nella regione, ma è paragonabile ad altri e di gran lunga migliore dei due precedenti piani sociali di Vetropack», aggiunge Vassalli.

 

Unia e Syna deplorano il fatto che la direzione aziendale “non abbia mantenuto le promesse di considerare un futuro industriale concreto nel sito per i lavoratori interessati, in collaborazione con le parti sociali”. «Volevamo creare una task force, ma la direzione si è impegnata a informarci solo se si fosse fatto avanti un acquirente», ha sottolineato la segretaria del sindacato. I sindacati chiedono alle autorità di “smettere di rimanere osservatori passivi dell’avidità dei gruppi industriali e di agire per garantire il mantenimento di un tessuto industriale denso e locale, che offra posti di lavoro di qualità”. «Anche se non siamo riusciti a salvare i posti di lavoro, la lotta ha permesso di fornire un sostegno dignitoso ai lavoratori che saranno licenziati», conclude la sindacalista.

 

Iniziative per rilanciare l’industria del vetro in Svizzera

Pierre-Yves Maillard non è indifferente alla chiusura dell’ultimo impianto di produzione di bottiglie di vetro a Berna. Il 6 giugno, il presidente della Confederazione Svizzera dei Sindacati e membro del Consiglio degli Stati ha presentato una mozione che chiede al Consiglio federale di introdurre “restrizioni all’uso di vetro non riciclato e di vetro riciclato prodotto lontano dai luoghi di consumo, in modo da rendere economicamente conveniente la produzione e la commercializzazione di vetro riciclato in Svizzera”. “D’ora in poi il vetro riciclato in Svizzera sarà esportato lontano dai nostri confini e nessuno sa che fine farà. Una minima parte potrebbe tornare sotto forma di vetro, per tramite però di un trasporto inquinante su lunghe distanze”, sottolinea la mozione cofirmata da Pascal Broulis e dai rappresentanti di tutti i partiti che siedono nel Consiglio degli Stati. Secondo la mozione, il Consiglio federale può “imporre che tutte o parte delle bevande prodotte e consumate in Svizzera siano confezionate in vetro riciclato in Svizzera, al fine di abbreviare i percorsi di consumo”. Un’altra soluzione suggerita è quella di una tassa di pochi centesimi sulle bottiglie importate, che incoraggerebbe l’uso di contenitori riciclati in Svizzera sostenendone la produzione e rendendone il prezzo più competitivo. Tuttavia, non si dovranno riporre troppe aspettative su Guy Parmelin. Il consigliere federale responsabile dell’economia, infatti, ha dichiarato a maggio di non voler sentire parlare di alcun tipo di politica industriale.

 

Postulato a Losanna

Un’autorità locale sarebbe più propensa a salvare l’industria del vetro? A Losanna, l’11 giugno, il consigliere comunale Pierre Conscience ha presentato un postulato per chiedere al Comune di impegnarsi nello sviluppo di un’azienda municipale responsabile della produzione, del riciclaggio e del lavaggio a rendere del vetro. «Questo postulato è in linea con la mozione di Pierre-Yves Maillard. È un’opportunità unica per sfruttare il know-how dei dipendenti di Vetropack, nonché le infrastrutture dello stabilimento Tridel e del Centro intercomunale di gestione dei rifiuti di Malley», spiega il consigliere comunale di Ensemble à gauche. L’idea dovrebbe essere discussa in autunno. «Ho ricevuto buoni riscontri dai gruppi del PS e dei Verdi, e ora aspetto un segnale dal Comune, forse le ultime novità lo faranno reagire», ha concluso Conscience.

 

*nome di fantasia

 

Articolo originale pubblicato da Evénément Syndical, traduzione e adattamento Federica Bassi

 

Fotografia: Olivier Vogelsang

Pubblicato il

04.07.2024 15:04
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