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Abbasso i rinnegati

di

Flavia Parodi
La R.S.I. è una cosa bella, buona e giusta. In quanto Repubblica Sociale Italiana. Quell’altra è ormai infettata dal morbo bolscevico… Ma, insomma, arriverà il momento che scatterà l’ora del destino sul quadrante della storia. Non so cosa voglia dire esattamente ma mi sembra un frase ad effetto che dovrebbe bastare a mettere in riga tutti. O in squadrone. Ma torniamo a noi. A noi! Camerati, vi esorto fortissimamente a manifestare un poco di coraggio! Quello di Gianfranco Fini è un tradimento. Fini con lo zucchetto in mezzo ai rabbini! Cosa mi tocca ancora vedere? Perché non si fa crescere anche i boccoli davanti alle orecchie e si mette il caffettano? Ah, questo triste autunno, primavera di bruttezze. Orrore, orrore. Un tempo per gli ideali ci si immolava, si moriva col moschetto in mano. Invece debbo assistere a questi voltafaccia, svolte, deviazioni, scantonamenti. Ci sono cantieri in corso sul cammino fascista? Macché, quella è gente che abbandona la speranza di una sfolgorante rinascita fascista per infilarsi in un muffoso vicoletto democristiano. Fini! Per anni ti sei scaldato al fuoco eterno della fiamma tricolore. E ora che fai? Tradisci? Per un pugno di voti. Per la speranza di una carriera comune. Corrotto dai giudei! Oh, se Lui ti vedesse. Trema d’orrore il santuario di Predappio. I busti del duce nel segreto di sontuose stanze alto-borghesi lacrimano olio di ricino. Ma tu, marrano!, hai gettato l’onta su Mussolini. L’hai definito “il male assoluto”. Dì allora che fu il perfido Benito ad avvelenare la mela di Biancaneve, ad uccidere le mogli di Barbablù, a mangiare Cappuccetto rosso e la nonna. Quando lo sanno tutti che fu opera di Stalin. Non si può cambiare il corso della storia. Fini, amico degli stranieri! Per attirarti le simpatie di quelli che l’altro ieri avresti raddrizzato a suon di manganello. E giustamente. E oggi svendi il patrio suolo allo straniero! La fiera Ausonia si abbandona lasciva a torme di faccette nere, ferme agli incroci per lucidare italici parabrezza. Ma la cittadinanza non può cancellare il sangue. Non si può oltraggiare il sangue. E neanche il sanguinaccio. Può pure fare schifo ma se è pietanza tradizionale la si gusta e si vince ogni femminea ripugnanza. Si tira dritto. Bene ha fatto la Mussolini Alessandra a non umiliare quel cognome che ha sempre onorato con romana fierezza. In questo Nord, che è vera Italia, non manca di certo chi si chiami Manzoni. Avete mai visto chi porta questo cognome prendere pubblicamente distanza dai “Promessi sposi”? Ah, gente infame quella che nega il proprio nome, il proprio sangue. Con che cuore Fini ci ha rivolto contro il “me ne frego” del glorioso passato. E adesso dove troveremo un argine all’avanzata dei rossi? E le belle camice nere che abbiamo tenuto per anni sotto naftalina per difenderle dalle tarme bolsceviche? Eh, non è giusto però. Non si abbandonano i sogni sul bagnasciuga. Noi coraggiosi e arditi eravamo pronti ad abbracciare le armi. Pronti a rispondere virilmente al ducesco invito. Siamo rimasti con burro e cannoli. Arresi agli agi come donnette.

Pubblicato

Venerdì 19 Dicembre 2003

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