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Dietro lo specchio

Abbandonare il paradigma del neoliberalismo

di

Ferruccio D'Ambrogio

Offrire benessere economico ai propri abitanti, garantire libertà politica a tutti i cittadini del globo salvaguardando il rispetto di limiti ecologici e ambientali: una difficile quadratura del cerchio, come la chiamò R. Dahrendorf anni fa, diventata oggidì più complessa a causa della emergenza climatico-ambientale. Per riuscirci occorre abbandonare il “neoliberalismo”, paradigma di sviluppo dominante, “nemico acerrimo” di regole e vincoli che intralciano profitto e accumulazione. Paradigma che, sebbene abbia generato una poderosa crescita economica consentendo a vasti strati di popolazione di migliorare la propria condizione esistenziale, ha tre grosse pecche: una crescita economica incapace di garantire felicità e soddisfazione della vita a ogni essere umano; ingiustizie di accesso a risorse e ricchezza creata nei singoli paesi o tra paesi, sorpasso dei limiti ecologici a scapito delle generazioni future.

 

Che fare? R. Loske prof alla Witten/Herdecke University suggerisce alcune piste per affrontare le suddette questioni.


1) Crescita economica, felicità e soddisfazione della vita:
- fissare le priorità, definire gli obiettivi, applicare indicatori di prosperità;
- promuovere beni pubblici onde creare le condizioni per rendere possibile una “buona vita” per tutti, tenendo sotto controllo deregolamentazione, concorrenza e privatizzazione;
- ridurre l’orario di lavoro, sfruttando i miglioramenti della produttività del lavoro generati dal progresso tecnologico;
- promuovere e sostenere tutte le possibili forme di lavoro dall’artigianato, ai servizi sociali personali;
- garantire sicurezza sociale e benessere individuale in un’economia sempre più digitalizzata; tra cui un reddito di base incondizionato che consenta alle persone di scegliere e combinare lavoro − nelle sue varie opzioni: lavoro retribuito, lavoro autonomo, su chiamata − con impegni familiari, sociali, creatività culturale e tempo libero, il modello di attività che fa per loro comodo;
- fissare chiari limiti al potere del settore finanziario, regolamentandolo, in modo che possa contribuire agli obiettivi sociali piuttosto che essere un mero strumento di dominio alimentato dalla spinta all’espansione.


2) Giustizia d’accesso a risorse e ricchezza
creata:
- siglare accordi commerciali equi in sostituzione di quelli di libero scambio;
- dare agli stati l’opportunità di sviluppare le proprie economie nazionali attraverso norme di protezione del mercato interno;
- abolire le sovvenzioni all’esportazione esplicite e occulte;
- estendere le infrastrutture digitali a sostegno dell’economia della condivisione, la produzione decentrata e il consumo collaborativo.


3) Limiti ecologici a crescita ed equità intergenerazionali.
Il consumo di risorse finite e i comportamenti umani modificano le condizioni climatico-ambientali, se non affrontate prontamente genereranno scombussolamenti tali da rendere difficile e/o impossibile vivere in vaste zone se non addirittura nell’intero pianeta. Alle dichiarazioni reboanti di buone intenzioni devono far seguito azioni determinate:
- fissare obiettivi di qualità socio-ambientale;

- realizzare l’economia circolare (regionalizzando la creazione di valore aggiunto, favorendo la cooperazione tra produttori e consumatori, tra pubblico e privato);

- accelerare la conversione del sistema energetico basato sui combustibili fossili e nucleari con risorse rinnovabili (eolico, fotovoltaico, idrico, geotermico);

- decentrare produzione, accumulo e/o recupero di energia mediante sistemi di gestione intelligenti (smart); sfruttare il potenziale delle varie risorse, abbandonando il sistema basato sulla concorrenza.


E quale corollario attivare sistemi di democrazia deliberativa. Tutto sommato nulla di sostanzialmente nuovo a livello delle singole proposte di per sé già note, la novità consiste nella loro applicazione congiunta.

Pubblicato

Giovedì 13 Ottobre 2022

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