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Colletti sporchi

A processo per un furto da 100 milioni di euro

Una misteriosa inchiesta che coinvolge il gigante industriale russo TransmashHolding è approdata a Bellinzona

di

Federico Franchini

Tre uomini sono comparsi questa settimana al Tribunale penale federale (Tpf) di Bellinzona. Sono accusati di aver commesso diversi reati contro il patrimonio di TransmashHolding (Tmh), principale produttore russo di locomotive e vagoni. Per il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) i tre accusati, tra cui un ex alto dirigente di Tmh, avrebbero sottratto 100 milioni di euro alla società. Poco mediatizzata, questa inchiesta scattata oltre dieci anni fa mette in luce le difficoltà della Procura federale nell’istruire le inchieste per gravi fatti di criminalità economica.

 

Come imprenditore di successo, ho vissuto la vita di milionario a Monaco così come anni di detenuto innocente in Svizzera”. In un libro i cui estratti sono consultabili in rete, T.S. si mostra candido nei confronti dell’inchiesta che lo vede protagonista. Questo uomo d’affari tedesco è stato arrestato nel 2012 a Montecarlo. Estradato in Svizzera, ha passato quasi quattro anni dietro le sbarre.  Il finanziere è uno dei protagonisti di una delle più misteriose inchieste penali condotto in questi anni dall’Mpc.

 

Al centro della vicenda: il gigante industriale russo Tmh e il suo ex amministratore delegato A.S. Quest’ultimo è stato arrestato nel 2018 in Moldavia e, dalla sua estradizione, passa i suoi giorni in una prigione elvetica. Il terzo accusato è R.O., un cittadino polacco che, dalla Confederazione, avrebbe partecipato alle operazioni incriminate e che, per questo, ha già passato oltre quattro anni in carcere.

 

Dopo più di dieci anni di indagini, il caso è arrivato a Bellinzona questa settimana. Il procedimento continuerà per diversi giorni. Abbiamo seguito un giorno di dibattimento e potuto consultare le 567 pagine dell’atto d’accusa che, con le 2763 note a piè di pagina, sono lì a testimoniare l’ampiezza e la complessità di un caso che - malgrado le somme e in gioco - non ha mai fatto notizia.

 

Un procuratore rimandato


Nome in codice dell'indagine? Freon. L'inchiesta è iniziata nel giugno 2011, pochi giorni dopo che una banca ha denunciato un sospetto di riciclaggio. Nel 2015, un primo atto d’accusa è stato inviato a Bellinzona dove, però, i giudici lo hanno respinto al mittente: “L’atto d’accusa estremamente voluminoso (674 pagine; 4390 note) è ingestibile nella sua forma attuale. In particolare, manca di struttura”. Parole severe queste, espresse dai giudici nella loro decisione.

 

"Per l'Mpc, questa decisione è una sconfitta che porterà a molto lavoro supplementare", ha scritto all’epoca il Tages Anzeiger in uno dei rari articoli sulla vicenda. Un portavoce dell'ufficio della Procura federale aveva affermato al giornale zurighese che "un nuovo atto d'accusa sarà depositato il più presto possibile". Ci sono però voluto altri cinque anni al Procuratore federale René Eichenberger per accorciare di un centinaio di pagine il testo e redigere un nuovo atto d’accusa che, a nostro modo di vedere, apparare ancora molto complesso e poco chiaro.

 

Ciò malgrado, cerchiamo di riassumere la vicenda, focalizzandoci sulle tra fasi che la distingue.

 

Fase uno: la preparazione


Il dirigente di Tmh e il suo socio d'affari R.O., all’epoca basato in Svizzera, avrebbero deciso nell'ottobre 2010 di sottrarre 100 milioni di euro dalla società russa e trasferirli su un conto elvetico. L'accusa sostiene che i due abbiano contratto un prestito di 50 milioni di euro ciascuno con due banche russe e abbiano trasferito questo denaro come deposito cauzionale su un conto di Tmh presso la filiale della banca Lgt a Ginevra. I fondi sono stati forniti sulla base di contratti di prestito stipulati con Pft, "una società del Liechtenstein non operativa" fondata nel febbraio 2010 dall'imputato polacco, ufficialmente un meccanico e traduttore.

 

Fase due: entra in scena il finanziere tedesco


Una volta in Svizzera, bisognava trovare un piano per fare sparire il denaro. I due uomini hanno prima cercato di usare i 100 milioni di dollari per aprire una linea di credito per una società americana. Ma la Lgt Bank si è opposta. È così che entra in scena il finanziere tedesco T.S. Nel dicembre 2010, i tre uomini si sono incontrati nel lussuoso Hotel Dolder di Zurigo e hanno escogitato un nuovo piano: trasferire il denaro su un conto alla Centrum Bank di Zurigo a nome di Enicosa, una società del Liechtenstein di proprietà del tedesco. L'operazione ha successo anche perché, con vari inganni, i tre avrebbero fatto credere ai dipendenti della Lgt che il conto appartenesse alla Tmh.

 

Terza fase: arricchimento personale


Come risultato di questa transazione, la società russa ha perso una volta per tutte il potere di disporre del denaro. Da quel momento in poi, i soldi sono stati rapidamente distribuiti tra varie entità legali e conti bancari. Nel giugno 2011 la banca Clariden Leu di Zurigo si è insospettita e ha dato l'allarme all'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (Mros). Prima di questa denuncia che, di fatto, ha fatto scattare l’inchiesta, gli imputati sarebbero riusciti a trafugare 25 milioni di euro attraverso un contratto fittizio. Due ulteriori ordini di pagamento per un totale di 70 milioni di dollari ad Abu Dhabi non sono stati però eseguiti.

Tmh chiede il risarcimento dei 100 milioni mancanti più gli interessi. Finora, solo una parte della somma è stata restituita. La banca Clariden Leu ha rimborsato 37 milioni di euro, e 19,5 milioni potrebbero essere recuperati attraverso un accordo con una società di investimento di Hong Kong.

 

Le difese: “La società russa sapeva”


Contattato, Daniel Walder, l'avvocato del finaziere tedesco, ha detto di non voler commentare prima della sua arringa finale. L'avvocato dell’accusato polacco, Adrian Ramsauer, è più loquace: "Il mio cliente si dichiara non colpevole. La sua salute e la sua esistenza sono state rovinate da un'indagine durata più di 10 anni e da una detenzione di più di 4 anni. Presenteremo in questo processo prove valide che la società russa conosceva e ha accettato tutti i trasferimenti e gli sforzi di investimento degli imputati. Poiché gli investimenti erano rischiosi, Tmh a volte li ha avviati in modo non ufficiale. Con la denuncia della banca al Mros, Tmh si è fatta degli scrupoli a causa della sua procedura forse non conforme e ha abbandonato il suo rappresentante. Se i soldi sono scomparsi, non è stata colpa degli imputati”.

 

Gli avvocati dell’ex dirigente russo e quelli di Tmh non hanno voluto esprimersi.

Pubblicato

Giovedì 22 Luglio 2021

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