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Votazioni & lavoro

A Ginevra si proteggono i salari, non le frontiere

Approvato il salario minimo da 23 franchi, nettamente bocciata iniziativa Udc

di

Francesco Bonsaver

«Difendiamo i salari, non i confini». Lo slogan della comunità sindacale ginevrina, di cui fa parte Unia, è stato fatto proprio dalla popolazione cantonale. Domenica 27 settembre, il salario minimo dignitoso da 23 franchi è stato approvato dal 58% dei votanti, mentre l’iniziativa Udc che mirava a dividere i lavoratori in due categorie è stata affossata da sette cittadini su dieci.

 

Del salario minimo a 23 franchi si stima beneficeranno 30mila lavoratori, anzi lavoratrici, visto che i due terzi sono donne. Un risultato che dimostra quanto «Oltre a rifiutare di farsi dividere tra lavoratori, i cittadini hanno fatto capire quanto non siano più disposti a farsi ingannare dal discorso del padronato e della destra sull’importanza del partenariato sociale», ha commentato Davide De Filippo, presidente della Comunità ginevrina d’azione sindacale. «Quando il partenariato sociale è inteso a senso unico a profitto del padronato, senza tener conto dei più elementari interessi dei lavoratori, quali poter vivere del proprio lavoro, quel discorso diventa insostenibile».

 

Nel 2011 i ginevrini dissero no al salario minimo cantonale e nel 2014 rifiutarono l’iniziativa federale lanciata dai sindacati di 4mila franchi per tutti. «Questa volta la popolazione ha detto sì al salario minimo, poiché gli stipendi scendono da anni mentre i premi cassa malattia e costo della vita continuano a salire», ha spiegato il copresidente del Sindacato interprofessionale delle lavoratrici e lavoratori (Sit).

 

Gli elettori hanno bocciato l’iniziativa sulla limitazione della manodopera, quindi «la pressione dei frontalieri sui salari non esiste, è illusoria?» gli ha  chiesto il giornalista della televisione romanda. «No, la pressione esiste, ma i votanti hanno capito che la causa non sono i frontalieri, ma i datori di lavoro».

 

Approvata dalla popolazione, ora si tratterà di stabilirne le regole per la sua adozione nel territorio ginevrino. Il governo ginevrino ha promesso la sua entrata in vigore immediata, forse già dal prossimo mese. In Ticino ci sono voluti sei anni. Sempre che il ricorso inoltrato da ditte ticinesi non sia accolto dal Tribunale federale.

 

Vedi anche=> Salario minimo, la liste della aziende contrarie

 

Oltre ai tempi, le differenze con la legge sul salario minimo ticinese sono molteplici e sostanziali. Nell’importo innanzitutto, dato che in Ticino partirà nel 2022 con un importo inferiore di 4 franchi rispetto a Ginevra, per arrivare nel 2025 a 19.75/20.25, ossia circa tre franchi in meno del minimo ginevrino.

 

Altra differenza importante, il fatto che nel Canton Ginevra la paga minima sarà obbligatoria in tutti campi, anche dove esistono dei ccl con paghe più basse. In Ticino invece, nei ccl come quello delle pulizie recentemente siglato tra padronato e Ocst, degli stipendi minimi da 17.50 franchi l’ora potranno continuare ad esistere.

 

Vedi anche => La via di fuga dal salario minimo

 

La comunità sindacale ginevrina ha altri motivi per felicitarsi dei risultati della domenica elettorale. Oltre alla soddisfazione per il congedo paternità di due settimane accolto a livello federale, sul piano cantonale registrano pure la vittoria, seppur molto risicata per una settantina di voti, dell’iniziativa «zero perdite», da loro promossa insieme ai partiti di sinistra.

 

«La popolazione vuole una fiscalità più giusta» ha commentato Alejo Patino di Unia. Da anni si susseguono riforme fiscali favorevoli alle imprese private, le cui conseguenze sono le politiche di austerità a danno del servizio pubblico e della cittadinanza. «L’ultimo preventivo cantonale è la dimostrazione di quel che non si può e non si deve più fare. Il Consiglio di Stato propone di far risparmiare i più ricchi, facendo passare alla cassa i salariati della funzione pubblica, con diminuzione dei salari, compresi quelli del personale sanitario applauditi durante il confinamento» ha denunciato De Filippo.

 

Se la Cancelleria cantonale convaliderà lo scarto di una settantina di voti a favore dell’iniziativa «zero perdite», il governo cantonale dovrà adeguarsi alla volontà popolare modificando il preventivo.  

 

Pubblicato

Lunedì 28 Settembre 2020

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