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A Cointrin non si trova pace

di

Veronica Galster
Dopo lo sciopero da record del personale di Iss, all'aeroporto internazionale di Ginevra il clima non sembra migliorare. Ora è il turno dei dipendenti di Baboo, che minacciano un'azione di protesta.

A settembre, la compagnia aerea svizzera Baboo ha annunciato un piano di ristrutturazione che, in un primo tempo, prevedeva la riduzione delle destinazioni a dieci e un ridimensionamento della flotta (passando da cinque a due aerei). Il 25 novembre la ticinese Darwin Airlines annuncia l'acquisto di Baboo, la quale pochi giorni dopo dichiara che, nonostante il rilevamento da parte di Darwin, il piano di ristrutturazione continuerà e 52 persone (su 167 dipendenti) saranno licenziate. La misura colpisce in particolare i piloti e il personale di cabina.
Un licenziamento collettivo che, secondo il sindacato dei servizi pubblici (Vpod), non rispetta i diritti del personale. «Non c'è stata nessuna procedura di consultazione con la direzione e le rivendicazioni del personale non sono state prese in considerazione. Inoltre gli impiegati hanno saputo dalla stampa che la compagnia sarebbe stata rilevata da Darwin», spiega Yves Mugny, segretario sindacale di Vpod Ginevra. Criteri di licenziamento poco chiari, che non rispettano i diritti dei lavoratori e nessuna comunicazione da parte della direzione al personale. Per questo, il 3 dicembre i dipendenti di Baboo hanno convocato i media denunciando le misure previste dalla compagnia e dandole tempo fino a lunedì 13 dicembre per riprendere le trattative con il personale. Martedì si è tenuta l'assemblea del personale che, non avendo ricevuto nessuna comunicazione da Baboo, ha deciso di intraprendere delle azioni di protesta (nel momento in cui scriviamo non si sa ancora quale tipo di azione intraprenderanno, ma non è escluso lo sciopero).
Il personale ritiene inoltre che ci sia una certa incoerenza nella scelta delle persone licenziate e teme una diminuzione del livello di sicurezza nelle operazioni della compagnia, ad esempio con il licenziamento di quattro persone su cinque nell'Ufficio Safety and Security (dopodiché la quinta avrebbe dimissionato per solidarietà con i colleghi). Baboo si difende, negando che questo sia successo: «non è vero che abbiamo destituito l'Ufficio Safety and Security, il manager della sicurezza ha spontaneamente rassegnato le dimissioni e nel frattempo è stato sostituito», spiega Mark Darby, Ceo di Baboo, che prosegue: «siamo fiduciosi che gli elevati standard di sicurezza di Baboo rimangano invariati».
Su questo punto, l'Ufficio federale dell'aviazione civile (Ufac) dice di seguire la vicenda da vicino, perché «si tratta di una situazione delicata che va monitorata per capire come Baboo intenda gestire la questione, ma per il momento non abbiamo riscontrato problemi di sicurezza con questa compagnia». Quindi per ora nessun problema di sicurezza, ma cosa succederà quando i cinquantadue licenziamenti saranno effettivi? «Baboo dovrà certamente organizzarsi per riuscire a mantenere i livelli di sicurezza, è per questo che seguiamo la vicenda da vicino», conclude la portavoce dell'Ufac.
C'è un legame tra l'acquisto di Baboo da parte di Darwin e questi licenziamenti? Secondo Darby no: «il licenziamento è una conseguenza della decisione di lasciare a terra la flotta di jet (tre aerei) e ridimensionare l'organizzazione». Oltre alla Darwin Airlines, c'era anche l'inglese Flybe che era interessata a rilevare Baboo. In questo caso lo scenario sarebbe stato diverso, perché Flybe era intenzionata ad acquistare anche i tre jet e non sarebbe quindi stato necessario licenziare i piloti e il personale di cabina formati per quel tipo di aereo (cosa che invece succederà con Darwin). Allo stesso tempo però, avendo la sede in Inghilterra, Flybe avrebbe cancellato lo staff amministrativo/commerciale di Ginevra. Quindi «con l'opzione Darwin verrà mantenuto un numero simile di personale rispetto all'opzione Flybe, semplicemente cambia la sezione maggiormente colpita dal licenziamento e ci sarà una parte più ampia che verrà trasferita», conclude Darby.
Con il passaggio effettivo della compagnia alla ticinese Darwin, previsto nei primi mesi del 2011, i dipendenti di Baboo temono ulteriori licenziamenti. I termini di passaggio sono in fase di discussione e tutto è ancora aperto. Negli scorsi giorni il Ceo di Darwin, Fabio Parini, ha però anticipato che fra qualche mese il marchio Baboo potrebbe non esistere più.

Pubblicato

Venerdì 17 Dicembre 2010

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