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«A Berna per far rispettare i diritti acquisiti»

di

Generoso Chiaradonna
La decisione del Consiglio federale, su proposta della consigliera Ruth Metzler, di diminuire il tasso d’interesse (dal 4 al 3 per cento) sui versamenti obbligatori alla previdenza professionale (Lpp), meglio nota con il nome di II pilastro, non è passata sotto silenzio. Ribatezzata dai sindacati “furto delle pensioni” è stata oggetto subito di polemiche e discussioni politiche che si sono protratte per tutta l’estate. A una prima manifestazione organizzata dal Sindacato Sei (Sindacato edilizia industria) davanti agli uffici zurighesi della Rentenanstalt – Swiss Life, la prima compagnia assicurativa beneficiaria dell’assurda decisione (qualcuno l’ha denominata subito “Lex Rentenanstalt”), ne seguirà un’altra il prossimo 31 agosto. Questa volta a Berna e per fare udire a un impopolare Consiglio federale la voce di chi è direttamente toccato da questa ingiusta decisione: i lavoratori e i salariati tutti. A questo proposito abbiamo discusso con Vasco Pedrina, presidente del Sei. Pedrina, questa mossa a sorpresa del Consiglio federale ha scombussoltato l’estate politica svizzera. La problematica del II pilastro riguarda la maggior parte dei salariati. Ci si aspettava una maggiore presa di posizione da parte dei partiti politici e in particolare del Ps svizzero. Ma ancora una volta il Sindacato fa da apripista a tematiche che dovrebbero essere patrimonio di tutta la sinistra, sia politica che sindacale… La questione della sicurezza sociale è un tema comune sia alla sinistra politica che a quella sindacale. Questo tema è stato anticipato dal sindacato per un motivo molto semplice. Le pensioni non sono nient’altro che reddito prodotto durante la vita lavorativa e versato durante il ritiro dalla vita attiva. I sindacati hanno come primaria preoccupazione, oltre alle condizioni di lavoro, anche quella riguardante la tutela del reddito sotto qualsiasi forma. È vero anche che su determinate questioni in questi ultimi anni il sindacato, non solo in Svizzera, ha dovuto sopperire alla latitanza politica. Inoltre la capacità di mobilitazione è chiaramente più forte per il sindacato. Infatti, noi come Sei, due o tre giorni dopo la decisione di riduzione del tasso tecnico ci siamo attivati con una manifestazione davanti alla Rentenanstalt di Zurigo. Questo ha dato il “La" alla dinamica mediatica e di discussione che è durata tutta l’estate. Siamo riusciti a tenere alta la pressione sull’opinione pubblica e il prossimo 31 agosto faremo sentire la voce della piazza a Berna in una manifestazione unitaria dell’Uss, iniziata dai due sindacati svizzeri: il Sei e la Flmo. Siamo convinti che più la manifestazione sarà compatta e numerosa, più il Consiglio federale sarà costretto a fare marcia indietro rispetto alla decisione presa. La Consigliera federale socialista Ruth Dreifuss ha proposto un salomonico 3,5 per cento. È un modo per evitare scompensi sociali e buttare acqua sul fuoco? Il Governo è rimasto sorpreso dalla reazione massiccia e popolare alla proposta di riduzione del tasso di rendimento dei fondi della Lpp. E in Svizzera tedesca ancora di più che in Svizzera romanda e in Ticino. È chiaro che all’interno del Consiglio federale (Cf) chi è più sensibile alle tematiche sociali cerchi delle soluzioni di compromesso. Noi no. Continueremo a fare battaglia perché non si tocchi il tasso del 4 per cento. I diritti acquisiti dei lavoratori non si toccano. Inoltre è scandaloso che il Cf si sia mosso senza avere dati. Ha preso delle decisione molto gravi per i cittadini senza avere nessun dato a disposizione. È, come si dice, una decisione azzardata. Cogliamo anche l’occasione per mettere al centro della discussione politica tutto ciò che riguarda la sicurezza sociale. C’è un filo rosso che lega tutte le ipotesi di revisioni della sicurezza sociale dalla Lpp alla Ladi (Assicurazione disoccupazione), passando dalla votazione sulla liberalizzazione del mercato elettrico in settembre; ed è la volontà di smantellamento degli ammortizzatori sociali. La congiuntura ideologica poi, non dimentichiamolo, sta cambiando. Il capitombolo di un Ebner ha aperto gli occhi a tanta gente sui limiti di questo capitalismo neoliberista. In settembre i due congressi per l’unificazione di Flmo e Sei e qualche giorno prima la manifestazione di Berna. La collaborazione inizia con il piede giusto? È chiaro che queste battaglie fanno bene al movimento sindacale tutto. Il successo delle lotte dipende soprattutto dal consenso che esse riescono a raccogliere. Un appello dunque: venite tutti sulla Piazza federale con noi il prossimo 31 agosto!

Pubblicato

Venerdì 23 Agosto 2002

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