Salute

«A 33 gradi i lavori vanno fermati»

Ssic e sindacati propongono una norma nazionale per proteggere la salute degli operai in caso di caldo estremo. Da chiarire, la posizione di committenti e autorità politiche.

 

“Quando MeteoSvizzera prevede in modo oggettivo e localizzato una temperatura di 33 gradi e oltre, i lavori all’aperto eseguiti in luoghi non costantemente ombreggiati devono essere interrotti”. Le firme in calce sono di quelle importanti: sindacati Unia e Syna e la Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic). L’accordo tra partner contrattuali sulla tutela della salute dei lavoratori è un fatto non scontato.

 

La fresca e piovosa primavera non dovrebbe illuderci. “La probabilità di un’estate fresca è bassa (ca. 5%), mentre quella di un’estate calda è di circa il 60%. In questo caso, un’estate che risulta calda si collocherebbe fra il 33% delle estati più calde” scrive MeteoSvizzera nelle previsioni dell’estate che verrà. Le possibilità di canicola restano dunque elevate, con tutti i rischi alla salute conseguenti per chi lavora all’esterno. Se gli impresari edili e i sindacati sono concordi nel fermare i lavori a tutela della salute degli operai, resta un nodo importante da sciogliere: il ruolo dei committenti. Da anni i sindacati denunciano i folli ritmi di lavoro sui cantieri dovuti ai tempi di consegna imposti dai committenti. Le penalità economiche in caso di ritardo sono importanti. Le imprese, per paura di perdere i clienti, sovente non osano opporsi alle richieste dei committenti. Alla fine però, il conto lo pagano gli operai.

 

“Nel caso del fermo lavori, i committenti edili e le imprese generali devono prorogare di conseguenza i termini di consegna dei lavori e rinunciare a far valere le penali, che costringono le imprese edili a scegliere tra la protezione della salute e il rigoroso rispetto delle scadenze” scrivono sindacati e associazione padronale nel comunicato congiunto. Per raggiungere l’obiettivo, sindacati e Ssic hanno invitato a una tavola rotonda i rappresentanti di committenti edili, imprese generali, autorità e SUVA. Tutti gli invitati hanno dato la loro adesione all’iniziativa.  

“Parallelamente, le parti sociali intendono anche intervenire a livello politico. L’obiettivo è migliorare il quadro normativo in materia, affinché il rispetto costante della protezione della salute venga premiato e non penalizzato” concludono nella loro nota.

 

L’accordo di principio tra Ssic e sindacati a livello nazionale è un fatto positivo che cerca di portare ordine a una situazione regionalmente frammentata. Si va dalla Romandia dove le autorità cantonali lo scorso anno avevano imposto lo stop ai lavori per motivi di salute pubblica, al poco e nulla in Svizzera tedesca, all’accordo contrattuale in Ticino che prevede il discusso orario di blocco dei lavori nell’edilizia alle 15, a differenza della pavimentazione dove ci si ferma dalle tredici. Ora, imprese e sindacati hanno posto sul tavolo la volontà di far chiarezza con una norma valida in tutta la Svizzera. Per attuarla concretamente, resta da capire se i committenti converranno che sia più importante la salute degli operai dei loro profitti.

 

 

 

 

 

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Pubblicato il

05.06.2024 10:52
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