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Parità

8 marzo: c'è poco da festeggiare

La disparità salariale continua a crescere, in particolare quella parte inspiegabile e più discriminatoria

di

Veronica Galster

Dal 1°luglio 2020 (solo) le aziende con più di 100 dipendenti sono obbligate a certificare l’equità di genere nei salari, questo è quanto si è riusciti ad ottenere in 40 anni a favore della parità salariale. I dati più aggiornati sulla struttura dei salari in Svizzera ci dicono che dal 2014 al 2018 la disparità è aumentata ulteriormente e in media una donna guadagna 1.512 franchi al mese in meno di un uomo, 19.656 franchi in meno all’anno. In questo già poco edificante contesto, nell’ultimo trimestre del 2020 le donne hanno inoltre perso 14.000 posti di lavoro (contro i 9.000 degli uomini).

Tra il 2014 e il 2018 la disparità salariale tra uomini e donne è aumentata, a dirlo sono i dati dell’ultima inchiesta sulla struttura dei salari in Svizzera. Se questa è già di per sé una pessima notizia, che dire del fatto che sia proprio la parte di differenza non riconducibile a fattori oggettivi, cioè quella chiaramente discriminatoria, ad essere cresciuta? Considerando l’economia nel suo insieme, la differenza salariale tra lavoratori e lavoratrici è passata dal 18,1 per cento in meno per le donne nel 2014 al 19 per cento del 2018, ma l’aspetto più allarmante è proprio che se la parte di differenza salariale riconducibile al livello di formazione, all’esperienza professionale o alla posizione gerarchica è rimasta stabile al 10 per cento, quella fetta in meno ritenuta inspiegabile è aumentata di ben tre punti percentuali, attestandosi al 45,4 per cento.

Differenze tra pubblico e privato
Nel settore privato le disparità salariali tra i sessi nel 2018 erano in media del 19,6 per cento (19,5 nel 2014), di cui il 44,3 restava inspiegabile (39,1% nel 2014), con differenze nei vari rami economici:
8,1% per alberghiero e ristorazione, di cui il 48,7% inspiegabile (pari a 196 franchi al mese);
17,7% nel commercio al dettaglio, di cui il 57,4% inspiegabile (624 franchi);
21,7% nell’industria metalmeccanica, di cui il 53,5% inspiegabile (931 franchi);
33,4% nelle attività finanziarie e assicurative, di cui il 30,8% inspiegabili (1.324 franchi).
Nel pubblico invece il divario salariale tra lavoratrici e lavoratori era in media del 18,1% (contro il 16,6% del 2014), di cui il 37,2% resta inspiegabile (contro il 41,7% del 2014), pari ad una media di 602 franchi al mese in meno.
La parte di differenza salariale che resta inspiegabile varia a seconda delle dimensioni dell’azienda ed è più marcata nelle imprese piccole: nel 2018 risultava in media del 57,5 per cento in quelle con meno di 20 dipendenti, contro il 31,5 per cento di quelle con almeno 1.000 addetti. Un dato, questo, che da la misura dell’utilità di una Legge che impone solo alle aziende con più di 100 dipendenti di auto certificare la parità salariale al proprio interno. La parte inspiegabile del divario salariale tra uomini e donne diminuisce  inoltre man mano che si sale la scala gerarchica: tra i quadri superiori era mediamente del 45,1 per cento, contro il 75,9 tra i dipendenti senza funzione dirigenziale.
Sempre stando all’analisi sulla struttura dei salari nel 2018, considerando l’economia nel suo complesso, le donne rappresentavano quasi il 61 per cento delle persone con un salario inferiore ai 4.000 franchi al mese per un posto a tempo pieno, mentre tra coloro che percepivano un salario superiore ai 16.000 franchi mensili l’81,2 per cento erano uomini.

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Lunedì 8 Marzo 2021

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