7 giugno 2013

L'editoriale
06.06.2013

di 

Claudio Carrer

Se Stephan Schmidheiny non fosse un ex industriale senza scrupoli che ha lucrato sulla pelle di lavoratori e cittadini e  che in passato ha ricoperto incarichi in seno a società del calibro di Ubs, Abb e Nestlé, ma un ladro seriale pizzicato a rubare in un grande magazzino milanese, la notizia di una sua condanna avrebbe sicuramente ottenuto maggiore eco sui media svizzeri e non avrebbe provocato alcuna reazione innocentista.

 

Articoli

Processo Eternit
06.06.2013

di 

Claudio Carrer

La Corte d'appello del Tribunale di Torino ha pronunciato lunedì il verdetto di secondo grado del processo Eternit. Il magnate svizzero ed ex padrone della multinazionale dell'amianto Stephan Schmidheiny è stato condannato a 18 anni di reclusione per disastro ambientale doloso permanente. Le motivazioni saranno note tra circa tre mesi, ma i suoi avvocati difensori hanno già annunciato ricorso in Cassazione, massima istanza giudiziaria italiana.

Intanto però il procuratore Raffaele Guariniello che ha condotto le indagini sta per emettere una nuova richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Schmidheiny: questa volta per omicidio, conferma in un'intervista ad area, realizzata pochi minuti dopo la lettura della sentenza d'appello.

L'inchiesta
06.06.2013

di 

Raffaella Brignoni

La denuncia di un caso di sfruttamento all’interno di un’impresa agricola ticinese continua a far discutere. Perché nello stesso sedime trova posto anche un programma occupazionale che sta in piedi con i soldi dello Stato. Lo Stato paga l’affitto per le serre, i servizi sociali pagano l’indennizzo di qualche franco al giorno per i lavoratori che raccolgono i pomodori, mentre la coltivazione viene pianificata sulla base delle necessità del proprietario dell’area. Che alla fine, con poca spesa, si porta a casa il raccolto da rivendere alle grandi catene di distribuzione...

Ticino e Ginevra
06.06.2013

di 

Francesco Bonsaver

Nel corso degli ultimi cent’anni, la Svizzera ha importato in gran numero capitali e braccia su cui costruire la propria ricchezza. Sfortunatamente, per qualcuno, arrivarono anche gli uomini, parafrasando Max Frisch.
I cantoni Ticino e Ginevra, in modo forse ancor più marcato di altre regioni svizzere, hanno tratto profitto dalla presenza della frontiera. Capitali francesi e italiani di ogni genere hanno fatto la fortuna delle piazze finanziarie dei due cantoni, mentre le braccia italiane o francesi andavano a sopperire alla carenza di manodopera nei mestieri più umili, ormai disertati dagli svizzeri perché attratti dalla crescente società dei servizi.

Grecia
06.06.2013

di 

Argiris Panagopoulos

La grave crisi economica europea sembra spostare gli equilibri politici non solo in Grecia , ma anche in Spagna e Portogallo, dove si assiste alla nascita di alleanze tra i partiti socialdemocratici e qualche formazione centrista con le sinistre radicali, in fase di avanzamento nell’Europa del sud. Ma spicca l’eccezione italiana.

Processo Eternit
06.06.2013

di 

Claudio Carrer

«In nome del popolo italiano, la Corte di appello ha pronunciato la seguente sentenza...». Sono le 15.29 quando il giudice Alberto Oggè incomincia la lettura del verdetto. L'aula è gremita in ogni ordine di posto, la tensione è palpabile: tra i familiari e i rappresentanti delle associazioni delle vittime giunti in massa a Torino è diffuso il timore che qualcosa possa andare storto, che in pochi minuti si vanifichino anni di battaglie per la giustizia. E le prime parole di Oggè (che fa riferimento a una «parziale riforma» della sentenza di primo grado e a un’assoluzione «per non aver commesso il fatto» in ordine a una parte delle accuse), complici anche le difficoltà per un profano del diritto di comprendere il linguaggio tecnico-giuridico, non fanno che accrescere la paura.

Processo Eternit
06.06.2013

di 

Claudio Carrer

I media svizzeri hanno dato scarso risalto alla condanna di Stephan Schmidheiny: nessuna testata, tranne il Tg della Rsi, l’ha messa in prima pagina o nei titoli di apertura.

06.06.2013

di 

Francesco Bonsaver

 





Rubriche

06.06.2013

di 

Manuela Puggioni Butti
06.06.2013

di 

Tatiana Lurati Grassi

Lo scorso 30 aprile, nell’ambito del ciclo sul Cinema Svizzero organizzato dai cineclub del Cantone Ticino, ho avuto modo di assistere alla proiezione del cortometraggio Einspruch VI di Rolando Colla, che racconta la storia di un rinvio forzato nel marzo del 2010 conclusosi con la tragica morte di un richiedente l’asilo. La macchina da presa si identifica con il richiedente e ciò che capta.


Subito dopo è seguita la proiezione, in prima assoluta ticinese, del film di Fernand Melgar Le monde est comme ça. Il film racconta il destino di cinque dei protagonisti del film precedente di Melgar, Vol spécial, dopo la loro espulsione dalla Svizzera. Strappati dal paese che li aveva accolti e dai lori figli perché erano “sans papiers”, si sono ritrovati in Senegal o nel Kosovo, in Gambia o in Camerun, completamente smarriti, esclusi dalla loro famiglia e in certi casi addirittura torturati al loro arrivo.


Entrambi i film rilanciano il dibattito sui voli speciali per il rimpatrio forzato dei richiedenti l’asilo espulsi dal territorio svizzero e più in generale, sulle condizioni dei richiedenti l’asilo in Svizzera. Per dirla tutta ho ricevuto un pugno nello stomaco e ancora adesso, ad un oltre un mese di distanza, mi chiedo come la Svizzera, un paese che si definisce democratico e rispettoso delle dignità delle persone, possa mettere in atto simili procedure.


Fra pochi giorni saremo chiamati a pronunciarci sulla revisione della legge sull’asilo, che peggiora notevolmente le condizioni dei richiedenti l’asilo, soprattutto per quanto riguarda:


• La soppressione della “procedura d’ambasciata”: questa possibilità di depositare una domanda d’asilo all’estero in un’ambasciata decade, aumentando così il rischio per i richiedenti l’asilo di affidarsi ai passatori per entrare in Svizzera. A farne le spese, come sempre, sono i più deboli, donne e bambini in primis.


• L’abolizione del riconoscimento dello statuto di rifugiato per i disertori e gli obiettori di coscienza, una misura che può porre in serio pericolo chi rifiuta di ubbidire ad un ordine di marcia.


• L’introduzione di centri per richiedenti l’asilo “recalcitranti”, dove la stessa nozione non è molto chiara. Potrebbe darsi che anche un ospite di una struttura di accoglienza che non rispetta le regole venga considerato in questo modo e inserito in un posto che rischia di ghettizzare ed emarginare ancora di più queste persone.


Queste misure sono a dir poco orripilanti e vanno in direzione opposta rispetto alla lunga storia di tradizione umanitaria della Svizzera. Bisogna dire No a queste modifiche urgenti della legge sull’asilo.

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