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30mila in piazza ed è solo l'inizio

di

Stefano Guerra
A Pascal Couchepin le orecchie devono aver fischiato sabato pomeriggio mentre le 30 mila persone affluite a Berna su invito dell’Uss e di Travail.Suisse sfilavano nelle vie del centro storico gridando “Giù le mani dall’Avs!” e prendendo di mira con altri slogan ostili il ministro dell’interno. Ma già quando il grosso dei manifestanti stava guadagnando la stazione per tornarsene a casa, il presidente della Confederazione rispondeva più sicuro che mai ai giornalisti di Le Matin dimanche: «La maggior parte dei rimproveri che mi si fanno sono dei fantasmi. Fra dieci anni mi si darà ragione. L’anno scorso c’erano già grandi manifestazioni contadine contro la mia politica agricola. Oggi, non solo questa politica è accettata, ma mi si dice che era il minimo che si doveva fare e che lo abbiamo persino fatto in ritardo». L’imperturbabile Pascal Couchepin è stato il bersaglio privilegiato delle migliaia di persone (tanti pensionati fra cui una coppia ultranovantenne di Yverdon, ma anche numerosi giovani, persone di mezz’età e famiglie intere) scese in strada per prendere parte a quella che la consigliera nazionale bernese Franziska Teuscher (Verdi) ha definito «la più grande manifestazione sindacale da decenni a questa parte». Nei due chilometri che separano la Reithalle dall’Aargauerstalden (dov’erano previsti i discorsi a causa dell’impraticabilità della piazza federale in rifacimento), i manifestanti hanno gridato slogan e sorretto striscioni, cartelli e maschere all’indirizzo del ministro dell’interno, dipinto da alcuni come un diavolo («Couchepin dimissiona: vade retro»), da altri come un Napoleone («Salviamo l’Avs dalla Beresina») o come un giocatore da espellere dal terreno politico («cartellino rosso per lo smantellatore sociale Couchepin») e da un paio di conterranei vallesani come un ladro («Lei ci ruba il nostro pane quotidiano»). In coda al corteo vi era oltre un migliaio di ticinesi giunti a Berna soprattutto con il treno speciale di Sei e Flmo, mentre a dare colore al serpentone fermatosi poco oltre la fossa degli orsi ci hanno pensato numerose donne vestite di rosso e dichiaratesi «rosse di collera» per il prevedibile esito dell’11esima revisione dell’Avs in discussione alle Camere federali. Un gruppetto di una ventina di giovani vestiti di nero e incappucciati intrufolatisi nella seconda metà del corteo è stato seguito a vista da poliziotti in tenuta anti-sommossa, ma nessun incidente si è verificato. Dal palco piazzato su una salita a duecento metri dalla fossa degli orsi il presidente centrale del Sei e vicepresidente dell’Uss Vasco Pedrina si è rivolto alla folla denunciando «l’empia alleanza tra gli speculatori finanziari, i capitani d’industria e i politici di destra ed estrema destra» che «vuole smantellare la rete sociale del nostro paese». Annunciando un referendum in caso di soppressione dell’indice misto (e mentre da più parti si levava il grido «Sciopero, sciopero!» che già aveva riecheggiato per le strade del centro storico), Pedrina ha auspicato l’introduzione di una tredicesima Avs e la difesa dei diritti acquisiti del secondo pilastro. «Se non vorranno capire il nostro messaggio, allora saremo costretti ad aumentare la pressione, conducendo la lotta per i nostri diritti non solo sul terreno politico ma estendendola anche alle piazze e sui posti di lavoro: che sia questo solo l’inizio», ha concluso il presidente del Sei. La minaccia di «alzare la pressione» e di usare «tutti i mezzi possibili» per combattere un peggioramento delle rendite è venuta anche dal presidente dell’Uss e consigliere nazionale Pss Paul Rechsteiner che intanto, in un’intervista apparsa lunedì sulla Tribune de Genève, ha detto che l’Unione sindacale deciderà l’8 ottobre se lanciare un referendum contro l’11esima revisione Avs. «Chi mette i giovani contro gli anziani fa un perfido gioco», ha ammonito Rechsteiner seguito sulla stessa lunghezza d’onda dalla presidente del Pss Christiane Brunner, la quale rivolgendosi ai giovani ha affermato che di soluzioni alla presunta “crisi” del sistema previdenziale ne esistono: «Basta avere il coraggio politico di trovarle». «Bisogna mettere fine all’arbitrio che regna sull’età pensionabile e l’indice misto nell’Avs e sul tasso di interesse minimo e il livello delle rendite nel secondo pilastro», ha tuonato dal canto suo il presidente di Travail.Suisse Hugo Fasel. Mentre una parte della gente accorsa ad ascoltare i discorsi si era già incamminata verso il centro storico, Giovanni Giarrana si è rivolto in italiano a chi si è trattenuto fino al termine sulla salita dall’Aargauerstalden: «Sono un operaio come voi che non può accettare questo smantellamento sociale. Non permetteremo che dei truffatori intaschino i nostri sudati risparmi. Abbiamo davanti lunghe lotte sulle piazze e nelle fabbriche: faremo tanti scioperi. Basta con l’arroganza dei padroni!», ha detto. "Un pilastro al posto di tre" Disegnare già sin d’ora uno scenario di uscita dal sistema dei tre pilastri per giungere a una rendita popolare, a una sorta di super-Avs. «Non è un’utopia, l’alternativa esiste», ha detto il presidente del sindacato Comedia Christian Tirefort facendosi interprete della convinzione di una gran parte del centinaio di persone riunite sabato sera all’Università di Friburgo al dibattito sulle pensioni organizzato nell’ambito del Forum sociale svizzero (Fss, vedasi pagina 3). L’incontro ha rivelato da un lato la distanza esistente fra la posizione dominante in seno all’Fss (una super-Avs) e i discorsi tenuti un paio d’ore prima alla manifestazione di Berna dai vertici sindacali (mantenimento Avs e difesa dei diritti acquisiti del secondo pilastro), dall’altro la natura e i contorni ancora poco chiari di un sistema previdenziale in rottura con quello attuale basato sui tre pilastri. «L’Avs ha lo svantaggio di essere molto dipendente dall’evoluzione demografica, ma ha il pregio di essere basata sul principio della solidarietà» a differenza del secondo pilastro basato invece sulla capitalizzazione, ha sottolineato Christian Tirefort. Per il presidente di Comedia il secondo è «un pilastro dei ricchi e sfavorisce in particolar modo le donne, che rappresentano l’80 per cento di quel 30 per cento della forza lavoro esclusa» dai suoi benefici in quanto non raggiunge il minimo per esservi assoggettata (25'320 franchi). Una critica femminista al sistema dei tre pilastri è venuta da Stella Jegher della coalizione Femmes en colère («poche donne approfittano del terzo pilastro e molte restano escluse dal secondo») che ha pure puntato il dito contro l’11esima revisione dell’Avs giudicata particolarmente pregiudizievole per le donne. Jean-François Marquis del Movimento per il socialismo ha dal canto suo affermato che voler difendere il secondo pilastro conduce «a un’impasse»: «Non c’è possibilità di garantire le pensioni con questo sistema», quindi occorre passare a una super-Avs basata sul principio della «sicurezza sociale» che garantisca una ridistribuzione equa dei contributi versati. Una proposta condivisa da Thérèse Wütrich di Femmes en colère secondo cui le rendite di una futura super-Avs dovrebbero aggirarsi fra i 3 mila e i 3 mila 500 franchi. La differenza di vedute fra gli oratori e le centrali sindacali dei principali sindacati nazionali è apparsa netta quando Rita Schiavi del Sindacato edilizia e industria (Sei) si è pronunciata per un rafforzamento dell’Avs ma allo stesso tempo per la difesa del secondo pilastro. Dalla sala, con una chiara allusione all’aspirazione dei lavoratori immigrati dell’edilizia di beneficiare di un cospicuo gruzzolo al momento del pensionamento, le è stato risposto che «l’obiettivo dev’essere una rendita adeguata per tutti e non un capitale». Il rimprovero più o meno esplicito rivolto ai sindacati per la difesa del secondo pilastro è stato poi completato dapprima con la comunicazione da parte della moderatrice Erika Trepp (Fcta) che l’Unione sindacale svizzera aveva declinato l’invito ad essere presente al dibattito, e in seguito con la descrizione da parte di Jean François Marquis di quelli che dovrebbero essere i primi due passi di una strategia di uscita dal sistema previdenziale attuale: un doppio referendum su indice misto e 11esima revisione Avs, uno sciopero il 4 novembre prossimo. Tabù al palco degli oratori della manifestazione di Berna, la parola “sciopero” è stata pronunciata più volte a Friburgo. Anche da Jean-Michel Nathanson del sindacato francese G10-Solidaires, che però alla fine del dibattito ha ricordato come il governo francese non abbia ceduto nemmeno di fronte a 2 milioni di persone scese in piazza lo scorso 13 maggio per protestare contro la riforma del sistema pensionistico. In Svizzera quante persone sono pronte a incrociare le braccia? E quante ce ne vorrebbero per far cedere Couchepin e il Consiglio federale?sg

Pubblicato

Venerdì 26 Settembre 2003

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