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La campagna elettorale per le elezioni federali di ottobre è entrata nel vivo. In questi giorni si fa un gran parlare dei manifesti appesi in tutto il paese con i quali il Partito socialista svizzero (Pss) attacca in maniera diretta il consigliere federale democristiano Joseph Deiss, accusato senza troppi giri di parole di essere una nullità alla guida del Dipartimento federale dell’economia. La campagna di affissioni segue solo di qualche giorno l’uscita della presidente del Pss Christiane Brunner, secondo la quale sarebbe ormai indifferente se a dicembre si eleggesse un secondo membro dell’Udc in governo al posto di uno dei due rappresentanti democristiani. Degli attacchi al Pdc parliamo in questa intervista con il consigliere nazionale socialista Andreas Gross, studioso dei processi democratici e attento osservatore della vita politica nazionale. Andreas Gross, l’attacco del Pss al Pdc è solo una manovra da campagna elettorale per conquistare più visibilità nei media e un trend positivo nei sondaggi? È molto di più. Nel senso che è la conseguenza di quanto è successo in Svizzera negli ultimi due o tre anni al centro politico. Questo si è volatilizzato dal momento che radicali e democristiani si sono complessivamente “appiattiti” sulle posizioni dell’Udc. Oggi c’è un solo partito borghese, che fa capo più o meno all’Udc. Naturalmente nel Pdc e nel Plr vi sono minoranze d’ispirazione sociale o liberale, ma la corrente principale di questi due ex-partiti di centro è oggi quasi identica a quella dell’Udc. In questa cornice, la campagna lanciata dalla signora Brunner e dalla direzione del partito è l’espressione di un grido d’aiuto, un invito al Pdc affinché rifletta prima di continuare, come sta facendo, a portare acqua al mulino dell’Udc. Il Plr è per il partito di Blocher troppo a sinistra; il Pdc è per i socialisti troppo a destra. Il centro politico ha dunque perso il suo ruolo? Infatti. E il motivo risiede nel fatto che i due partiti di centro fanno una politica praticamente identica, sempre più vicina a quella dell’Udc. La corrente principale del Plr, per esempio a Zurigo, è completamente appiattita sull’Udc. Ma a rappresentare nello schieramento di centro una speranza per i ceti sociali più deboli è sempre stato il Pdc, certamente non il Plr. Perciò l’attacco dei socialisti è rivolto al Pdc, perché è il partito che più ha deluso. E in questa delusione, che parte ha il consigliere federale Joseph Deiss, preso di mira in modo particolare dagli attacchi di Christiane Brunner? Deiss non ha operato una svolta: è sempre stato così. Lui ha sempre giocato un altro ruolo: è fondamentalmente un economista. La consigliera federale Ruth Metzler sembra risparmiata dalle critiche del Pss. È migliore del suo collega Deiss? No, no. Nient'affatto. La signora Brunner ha detto che dal punto di vista della politica sociale è indifferente quale di questi due consiglieri federali sarà rieletto. Certo, Deiss è politicamente più a destra; ma personalmente ritengo anche la signora Metzler una completa delusione. Ma quale sarebbe il vantaggio per il Pss se l’Udc avesse due propri rappresentanti in Consiglio federale, invece di uno? La signora Brunner ha espresso una speranza. È la prima volta che il Pss dice come vuole la composizione futura del governo. Temo però che dopo le elezioni, a prescindere dai risultati conseguiti dai socialisti, prenderà forma una grande coalizione borghese, nella quale il Pdc potrebbe anche non riuscire ad imporsi. La questione è che, in vista delle elezioni, ogni elettore borghese dovrebbe sapere se il proprio candidato preferisce la coalizione con l’Udc o quella con il Pss, cioè con chi, a seconda se radicale o democristiano, s’intenderà in futuro. Ma nella formazione del governo l’alleanza si fa comunque senza il Pss. Perché il nuovo governo deve avere un programma; ed un programma formulato insieme da Pss e Udc è inverosimile. Si cercheranno allora uomini politici dell’Udc come Ogi o Schmid. Ma secondo me è un’impresa impossibile. Sarebbe un tentativo per salvare la formula magica, che però ora viene attaccata anche da sinistra. Questo vuol dire che qualcosa è cambiato nella politica e nel paese? La formula magica non esiste più da tempo. Io l’avevo scritto già tre anni fa. La formula magica permette dal 1950 ai quattro maggiori partiti di formare insieme il governo. Ma circa dal 1999/2000 il partito più grande, l’Udc, non è più rappresentato in senso stretto in Consiglio federale. Soltanto una sua ala minoritaria può ancora dirsi rappresentata. Dunque, la formula magica è cambiata da tempo, ma la Svizzera non se n’è accorta. È tipico: se finalmente cambia qualcosa, la Svizzera non se ne accorge; ma se la Svizzera presta attenzione, allora non cambia nulla. Perciò la questione è che, in occasione di queste elezioni, per la prima volta gli elettori possono esprimersi in qualche modo sulla composizione del governo. Come ho detto prima: ogni elettore del Pdc e del Plr dovrebbe chiedere al proprio candidato se intende collaborare in governo con il Pss o con l’Udc. E Udc significa Blocher, significa la corrente principale di questo partito, non figure come Ogi o Schmid. Solo ponendo questa domanda può darsi che, o nasca una nuova formula magica Plr-Pdc-Pss con l’aggiunta forse di Schmid, oppure 3 Udc, 3 Plr e 1 Pdc senza socialisti. L’attacco alla formula magica può trovare sostegno all’interno del Pss? Non esiste una formula magica; quindi non può esserci un attacco a qualcosa che non esiste. Ma lei come giudica questa strategia elettorale della signora Brunner? Come ho già detto, più che di una strategia rispetto alla formula magica, si tratta di un grido d’aiuto, poiché tutti e tre i partiti borghesi oggi sembrano fare una politica praticamente identica. È l’espressione di uno stato d’emergenza, non una strategia elettorale. È la constatazione di un dato di fatto. Nient’altro. E questo grido d’aiuto, secondo lei, sarà utile al Pss per vincere le elezioni? Probabilmente sarà l’Udc a conquistare un punto e mezzo o due per cento. E forse anche il Pss. Quindi il centro continuerà a perdere. Sarà difficile che questa realtà cambi. L’iniziativa della signora Brunner esprime questa situazione, ma non potrà cambiarla.

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11.07.03

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