anno XXII - N° 19 - 6 dicembre 2019

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L'editoriale
04.12.2019

di 

Claudio Carrer

«Voglio dare un volto al mesotelioma. Ne va della mia dignità, della mia famiglia e delle future vittime dell’amianto. Deve essere chiarito chi sono i responsabili». Sono le parole pronunciate nel 2006, ormai alla vigilia della morte, da Marcel Jann, maestro di scuola elementare ucciso a 53 anni dalle polveri di amianto che aveva respirato da bambino vivendo a pochi passi dalla tristemente nota Eternit di Niederurnen. Parole pronunciate a stento, col poco fiato che gli rimaneva. Ma ci teneva a farlo, sapendo che non avrebbe mai visto l’esito delle cause giudiziarie. Era molto arrabbiato e ferito: pretendeva le scuse degli Schmidheiny, che non sono però mai arrivate (Stephan fece sapere tramite avvocati di non avere nulla da rimproverarsi); «per decenni con l’amianto si sono fatti tanti soldi. Ma oggi per le tante sofferenze nessuno è responsabile», commentava con amarezza.
Parole profetiche se pensiamo alla scandalosa sentenza pronunciata qualche settimana fa dal Tribunale federale (articolo correlato) proprio sul suo caso: prescritto! L’azione legale contro la società è giunta tardivamente.

Articoli

Svizzera
04.12.2019

di 

Claudio Carrer

All’età di 8 anni, Marcel Jann si trasferisce con la sua famiglia a Niederurnen (Glarona) andando a vivere in una casa situata nelle immediate vicinanze dello stabilimento della Eternit, la fabbrica della morte e “cuore” della multinazionale del cemento-amianto, dove suo padre lavora come contabile. La società Eternit Ag è anche proprietaria dell’abitazione affittata dagli Jann. Involontariamente e inconsapevolmente, Marcel subisce per anni l’esposizione alle polveri disperse anche nell’ambiente circostante da questo tipo di attività industriale. Morirà a 53 anni.

I casi Mikron e Schindler
04.12.2019

di 

Federico Franchini

Sono due i casi di licenziamenti nell’industria ticinese di cui hanno riferito le cronache in questi giorni. Due importanti aziende come la Mikron e la Schindler hanno annunciato il taglio di personale. In totale una cinquantina di persone ha perso il posto di lavoro. I motivi alla base di queste scelte sono diversi. Un denominatore comune però c’è: nonostante gli utili milionari queste aziende attive a livello mondiale e che si definiscono “socialmente responsabili” hanno deciso di tagliare dei posti di lavoro in Ticino.

Ticino
04.12.2019

di 

Francesco Bonsaver

La povertà in Ticino è una piaga in forte crescita negli ultimi anni. Ad esserne toccato, anche chi ha un lavoro. Il salario minimo dovrebbe essere uno strumento di lotta alla povertà. Con l’importo stabilito dalla Commissione della gestione del Gran Consiglio, si continuerà a lavorare ricorrendo ad aiuti di Stato per sopravvivere. L’imprenditoria sussidiata dal pubblico applaude.

Il movimento delle Sardine
04.12.2019

di 

Loris Campetti

Sardine, o sardelle.  Sono mute come i pesci di Lucio Dalla ma hanno una testa più grande della pancia ed è alla testa di un’Italia ammutolita, attonita che parlano.

La crisi di Alitalia
04.12.2019

di 

Angelo Mastrandrea

La crisi dell’Alitalia, vista dai cinque metri per due della cabina di pilotaggio di un Airbus in partenza da Roma, presenta non meno incertezze per il futuro che vista da terra. I piloti che mi ospitano su un volo di linea (a patto che non riveli il loro nome) esprimono timori per un ridimensionamento che appare senza fine e le lamentele per il progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro.

Una storia di permessi
04.12.2019

di 

Mattia Lento

Il lavoratore portoghese Adão Costa lavora dal 2005 nel Canton Vallese ma per l’ufficio della migrazione è rimasto sempre un dimorante temporaneo (permesso L). Con l’intervento dell’avvocato Marc Spescha, Costa è riuscito a ottenere il permesso di domicilio (permesso C). Questa conquista potrebbe facilitare la vita di centinaia di lavoratori stranieri.

Rubriche

04.12.2019

di 

Serena Tinari
04.12.2019

di 

Silvano Toppi
04.12.2019

di 

Giuseppe Dunghi
04.12.2019

di 

Andreas Rieger

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