Lo scorso 1° aprile, in una Biblioteca cantonale di Bellinzona, Sos Ticino ha presentato un ulteriore tassello della sua “campagna” per un’informazione corretta ed equilibrata sui temi che sono pane quotidiano della sua attività, e in particolare sulla migrazione. Partendo dalla premessa che dell’asilo si dice moltissimo ma si conosce troppo poco, e dunque sono innumerevoli e molto spesso tendenziose le narrazioni che sollecitano l’opinione pubblica attorno al tema, abbiamo pensato di proporre una “contro-narrazione” che offrisse un’altra chiave di lettura.

 

Possibilmente vera, aderente alla realtà dei fatti; possibilmente autentica, e cioè senza quelle eccessive sovrapposizioni di narcisismi personali che purtroppo a volte velano ulteriormente la immagine delle persone che sono oggetto della narrazione: i migranti, appunto.


Dopo una prima serata in cui abbiamo chiesto ad alcuni poeti di declinare il tema dell’invisibilità, ecco dunque una presentazione narrativa vera e propria. L’occasione è venuta dalla pubblicazione, alla fine del 2016, di un volume di Melania Mazzucco, Io sono con te. La scrittrice italiana si era già confrontata con il romanzo Vita, che le è valso il Premio Strega, con il tema della migrazione, segnatamente con quella degli italiani verso gli Stati Uniti tra Ottocento e primo Novecento. Ma qui la scrittrice ha scelto di porsi a fianco della protagonista reale del libro, una profuga congolese giunta priva di sostegno in Italia, accogliendo e assumendo la sua voce e con ciò creando uno straordinario percorso di riconoscimento e di fortificazione reciproca. Per parlare di questa narrazione, e della realtà della migrazione che nel libro si mette in luce, abbiamo inviato un’altra cittadina congolese giunta in Italia, nel frattempo divenuta non solo cittadina di quella stessa Repubblica, ma rappresentante delle istituzioni del Paese ai massimi livelli, essendo stata la prima ministra nera in un governo italiano. Cécile Kyenge ha dunque raccontato la sua storia di migrante, il suo essere stata aiutata nel suo difficile ingresso nella realtà europea da un sacerdote ungherese, egli stesso in fuga da un regime totalitario; la sua storia così vicina, e insieme così lontana, da quella della sua giovane conterranea raccontata da Mazzucco. Ma la cosa che ha più colpito il pubblico bellinzonese è stata certamente la narrazione della estrema durezza della prova di testimonianza personale cui la Kyenge è, suo malgrado, oggi protagonista. La ex ministra e ora parlamentare europea è notoriamente e costantemente vittima della stupidità, dell’ignoranza e della violenza umana: per la sua difesa dei diritti dei più deboli paga un prezzo altissimo, certamente molto più alto di quello che paghiamo ad esempio noi, che non dobbiamo vivere sulla nostra pelle gli aspetti peggiori delle persone, pur condividendo con lei questa solidarietà e questo impegno. Kyenge è un esempio straordinario di coraggio e di tenacia, di testimonianza fortissima e insieme sofferente: in questo, onora il suo Paese, i suoi Paesi. Una bella lezione.

Pubblicato il 

10.05.17..
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