C’era un’atmosfera positiva al Congresso della Confederazione europea dei sindacati (Ces) svoltosi due settimane fa a Vienna: «Abbiamo riacquisito sicurezza e fiducia per nuove lotte», ha sintetizzato un partecipante. Non era così negli ultimi due congressi.


Nel 2011 ci eravamo riuniti ad Atene, proprio in coincidenza con l’inizio della grande crisi seguita al crash finanziario di cui la Grecia era l’epicentro. La Commissione Ue annunciò una politica di lacrime e sangue per i lavoratori.


Nel 2015 a Parigi abbiamo poi dovuto stilare un bilancio amaro. «Abbiamo attraversato uno dei periodi peggiori della storia dei sindacati, cercando di respingere gli attacchi ma uscendo spesso perdenti», disse il
neoeletto segretario generale della Ces Luca Visentini. Di fronte allo smantellamento dei contratti collettivi, alla riduzione dei salari e a milioni di persone senza lavoro, il Congresso decise di avviare un cambiamento di rotta.


A quattro anni di distanza, a Vienna (dove erano presenti un migliaio di delegati e ospiti provenienti da 30 paesi in rappresentanza di 45 milioni di salariati) abbiamo potuto constatare che in molti paesi la situazione dei lavoratori è migliorata. I sindacati ottengono nuovamente aumenti salariali. Sono inoltre riusciti a strappare alla Commissione Ue alcune riforme sociali. E diverse organizzazioni hanno conosciuto una crescita del numero degli iscritti. È da questi progressi che i sindacati vogliono iniziare il lavoro dei prossimi anni. Priorità assoluta ce l’ha sicuramente la lotta per l’estensione dei contratti collettivi e dunque per un miglioramento delle retribuzioni.
Una seconda urgenza è il contrasto della destra e dell’estremismo di destra: in diversi Stati europei ci sono al potere forze politiche dichiaratamente ostili ai sindacati. Come è stato il caso in Austria con la coalizione tra i popolari e l’ultradestra dell’Fpö, due partiti profilati su posizioni anti-stranieri e che vorrebbero archiviare per sempre il partenariato sociale nel paese. Al congresso della Ces a Vienna si è dunque gioito alla notizia del crollo del governo di Sebastian Kurz in seguito alla bufera che ha travolto il vicecancelliere Strache per un video-scandalo. Per Wolfgang Katzian, presidente dell’Unione sindacale austriaca, la missione è chiara: «Queste forze devono essere fermate in tutta Europa!».

Pubblicato il 

04.06.19..
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