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Fiscalità

Un pozzo da 100 miliardi

Ecco i vantaggi di una microtassa sulle transazioni finanziarie elettroniche al posto di Iva, Ifd e tassa di bollo, oggetto di un’iniziativa popolare

di

Francesco Bonsaver

Una vera rivoluzione fiscale che aprirebbe scenari impensabili. Non più tassare il lavoro o il consumo, ma andare a prendere il denaro nella gigantesca montagna in circolazione che finora sfugge a qualsiasi imposizione, per destinarlo al bene comune. Grazie a una microtassa dello 0,1% sulle transazioni finanziarie elettroniche, si potrebbero raccogliere 100 miliardi di franchi l’anno coi quali abolire l’Iva (23 miliardi), le imposte federali dirette (22 miliardi) e la tassa di bollo (2 miliardi). I restanti 53 miliardi potrebbero essere impiegati per risolvere le priorità collettive, quali la svolta energetica del Paese o il finanziamento delle pensioni.

Utopia? No, risponde convinto un gruppo di accademici, gestori patrimoniali, avvocati e liberi professionisti, tutti membri del comitato direttivo dell’iniziativa popolare microtassa. Già depositata alla Cancelleria federale, il lancio della raccolta firme è imminente.


Per il cittadino della classe media o bassa ci sarebbero solo vantaggi, sostengono i promotori. Abolita l’Iva, su 100 franchi di prodotti acquistati con la carta di credito, si pagherebbero 10 centesimi di microtassa. Da dove arriverebbe dunque la pazzesca somma di 100 miliardi l’anno? In larghissima maggioranza dall’industria finanziaria, soprattutto quella speculativa. Ne parliamo con il professor Marc Chesney, capo del Dipartimento di Banca e Finanza all’Università di Zurigo, dove insegna anche Finanza Quantitativa e autore del libro “Dalla Grande Guerra alla crisi permanente” (2015), e Oswald Sigg, già vicecancelliere e portavoce del Consiglio federale, entrambi nel comitato direttivo dell’iniziativa.

Professor Marc Chesney e Oswald Sigg, come è nata l’idea della microtassa?
Un anno e mezzo fa, ricevemmo l’informazione di una stima molto plausibile dell’importo dei traffici di pagamenti digitali annuali in Svizzera: 100’000 miliardi. Centomila miliardi. È una cifra impressionante, ma c’è chi azzarda importi maggiori, fino ad ipotizzare 1 milione di miliardi di franchi di transazioni digitali annuali in Svizzera. Il vero problema è che nessuno lo sa con precisione. Nemmeno il Consiglio federale, come ha ammesso rispondendo lo scorso anno a un’interrogazione parlamentare della deputata Susanne Leutenegger Oberholzer. Si pone dunque un grosso problema di trasparenza sul tema. L’unica cosa certa è l’esistenza di un volume di transazioni enorme, soprattutto legato all’industria finanziaria. Quest’ultima crea soldi coi soldi, non producendo nessun bene materiale. Gran parte dell’attività dell’industria finanziaria è paragonabile al gioco del casinò. E poiché il volume di transazioni digitali generato dall’industria finanziaria è gigantesco e fuori controllo, l’intero sistema economico elvetico rischia di essere instabile.


L’idea seduce per la semplicità, ma come reagiranno i soggetti che saranno chiamati maggiormente a pagare? E chi sono questi soggetti?
L’attuazione della microtassa corrisponde agli interessi del 99% della società, delle famiglie e le piccole medie imprese. Anche per le piccole-medie banche, l’introduzione della microtassa avrà un influsso positivo, in quanto saranno retribuite per il lavoro d’incasso sulle transazioni digitali. Seppure retribuite anche loro, le grandi banche saranno invece più preoccupate dell’introduzione della microtassa. Grandi banche e hedge fund, saranno infatti chiamati a pagare sulle transazioni finanziarie dove si scambiano volumi immensi di azioni al microsecondo per fini speculativi (in inglese High-frequency trading, ndr). Anche chi fa trading di materie prime, come Glencore e aziende simili, sarà chiamato a contribuire maggiormente. Questi gruppi compongono quella percentuale ridotta, forse l’1%, della società elvetica a cui la microtassa non farà piacere, ma possedendo ingenti capacità finanziarie, cercheranno d’influenzare i politici e la popolazione con un’intensa campagna pubblicitaria negativa.


Sicuramente sarà una dura battaglia in vista della votazione, se saranno raccolte le firme necessarie. Questo un per cento giocherà molto sulle paure delle persone verso un sistema sconosciuto. Una di queste sarà la minaccia di scappare dal Paese per non esservi sottoposti.  
Ci sono due possibilità. O va all’estero la transazione o la sede dell’impresa. Se dovesse andare all’estero la transazione, ma la sede principale resta in Svizzera, saranno comunque assoggettati alla microtassa. Se non lo facessero, sarebbe un reato. E la sanzione non sarebbe una micromulta (ride, ndr). Le grandi imprese sono in Svizzera principalmente per dei motivi che non cambierebbero con l’arrivo della microtassa. Tra questi vi sono le infrastrutture, la formazione ecc. Prendiamo il caso delle grandi banche, le “too big to fail”. Ubs nel 2009 fu salvata dalla Confederazione. Ora, poniamo il caso che Ubs decida di trasferirsi a Singapore per eludere la microtassa. Se dovesse prodursi una nuova crisi simile, chiederanno alle autorità del Paese asiatico di salvarla? Dubito possa essere così facile come fu in Svizzera. Diversi importanti attori economici, non propriamente entusiasti della nostra iniziativa, ammettono che sarebbe un bene per l’economia svizzera se la gigantesca bolla generata dall’industria finanziaria si sgonfiasse sensibilmente. Se dovesse esplodere, e vi sono molti indizi che possa succedere, i danni per l’economia elvetica sarebbero incalcolabili e ingestibili.


Fra i critici, si dice che la microtassa dovrebbe essere introdotta a livello internazionale, altrimenti le ripercussioni negative per la Svizzera sarebbero troppo importanti.


Non è vero. Il primo Paese che la introdurrà avrà enormi benefici. Diminuirà notevolmente la finanza speculativa, mentre accrescerà la sua economia reale. L’attrattività del Paese per le imprese estere confinanti, aumenterà notevolmente. Anche l’industria elvetica sarebbe molto più competitiva. Senza l’Iva, la burocrazia aziendale si snellirebbe in maniera importante. Inoltre, abolendo l’Iva, crescerebbe il potere d’acquisto dei residenti in Svizzera, stimolando il mercato interno.


Per i salariati, i lavoratori e le lavoratrici, quali effetti potrà avere l’introduzione di questa microtassa?
Posso fare un esempio. Una famiglia il cui reddito annuo è di 100mila franchi, senza l’Iva e l’imposta federale, ma con la microtassa, ogni anno risparmierebbe 4-5mila franchi. Poiché siamo una società digitalizzata, oggi è controproduttivo tassare il lavoro o il consumo. Siamo nel pieno di un processo inarrestabile in cui un crescente numero d’impieghi sarà sostituito dalla digitalizzazione. Pensiamo solo alle casse elettroniche dei supermercati che sostituiscono le cassiere. È dunque controproducente continuare a tassare il lavoro. In pericolo vi è pure l’intero sistema della sicurezza sociale, oggi finanziato dai prelievi sui salari. Ci vuole un cambio di paradigma in campo fiscale. Tassando la transazione digitale, si colpirebbe la gigantesca massa di ricchezza in circolazione che oggi sfugge all’imposizione fiscale, ossia 150 volte il Pil nazionale.


La microtassa avrebbe una funzione ridistributiva della ricchezza?
Innanzitutto va sottolineato che l’Iva è una tassa iniqua, poiché colpisce in maniera uguale ricchi e poveri. Una famiglia del ceto medio-basso spende tutto il suo reddito annuale per il consumo, pagando l’Iva. Una famiglia facoltosa invece, spende una piccola parte del suo reddito per il consumo, sul quale paga l’Iva. Sarebbe dunque socialmente corretto abolire l’Iva. Va inoltre specificato che le transazioni finanziarie non sono assoggettate all’Iva.

 

È altrettanto importante non confondere la microtassa con la flat tax. La famiglia facoltosa, possedendo un portafoglio di azioni e obbligazioni, compra e vende spesso in Borsa. Tutto questo verrebbe sottoposto alla microtassa. Circa il 90% del traffico digitale di pagamenti deriva dalla finanza casinò, dai grandi trader, dalle banche e dalle grandi multinazionali. Per giocare al casinò della finanza, devi avere grandi somme a disposizione. Le classi medio-povere, non giocano al casinò della finanza, ma giocano al lotto.


Non vi sarebbe un ritorno all’uso del contante invece delle operazioni digitali?
Per disporre di contante, si dovrebbe andare ai bancomat. E la microtassa sarebbe ugualmente incassata. Inoltre, non avrebbe molto senso correre il rischio di farsi derubare o perdere ingenti somme per sfuggire a una microtassa dello 0,1%. L’evasione fiscale attraverso l’invio di soldi all’estero, sarebbe ugualmente colpita dalla microtassa al momento della transazione finanziaria.


Non ci sarebbero rischi di perdite di posti di lavoro legati all’apparato statale della riscossione dell’Iva, imposte federali o operatori finanziari?
Si potrebbero convertire in impieghi più utili per la collettività. Ad esempio, nell’amministrazione pubblica, il personale potrebbe essere impiegato nella lotta al riciclaggio di denaro o nel controllo dei bit coin ecc. Mentre per quel che riguarda il settore privato dell’industria finanziaria specializzata nelle transazioni ad alta frequenza, non c’è pericolo di perdita di posti di lavoro, poiché già oggi quelle operazioni le fanno i computer.  


Con la microtassa dello 0,1%, si stima che lo Stato incasserebbe 100 miliardi all’anno. 47 miliardi sarebbero utilizzati per sopprimere Iva, imposte federali dirette e tasse di bollo. I rimanenti 53 miliardi come verrebbero utilizzati?
Le priorità d’investimento sarebbero decise dal Parlamento, soggetto alla pressione dell’opinione pubblica. Ad esempio, con 50 miliardi l’anno si potrebbe garantire una transizione energetica del Paese rispettosa dell’ambiente oppure garantire il finanziamento delle pensioni. Insomma, si aprirebbero diversi scenari su cui la classe politica potrà e dovrà decidere sotto gli occhi vigili della popolazione.


L’idea della microtassa seduce molto per la sua semplicità ed efficacia, nonché per l’importante importo raccolto per il bene collettivo. Ma è talmente affascinante da suscitare scetticismo, diffidenza. Davvero non intravedete degli aspetti critici?
Bisognerà fare attenzione che l’applicazione della microtassa non ci porti nella lista nera dell’Ocse. Per questo motivo non dobbiamo toccare il sistema delle imposte cantonali o creare discriminazione tra aziende svizzere ed estere. La vera criticità della microtassa sta forse proprio nel fatto che agli occhi di tante persone potrebbe sembrare troppo semplice per essere realizzata.

Pubblicato

Giovedì 7 Novembre 2019

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