L'editoriale

Durante le nostre riunioni di redazione ogni tanto affiora una sorta di “senso di colpa” per la mole di notizie negative che regolarmente serviamo a voi lettori, ma poi, pensando alla realtà sociale e del mondo del lavoro che ci tocca indagare e raccontare, ci auto-assolviamo. Oggi schiviamo l’esercizio, perché possiamo esaltare il bel gesto compiuto dalla Società svizzera dei pediatri, che ha deciso di boicottare i degradanti test che le autorità migratorie utilizzano per stabilire se un richiedente l’asilo è realmente minorenne.


Un gesto importante, perché porta a conoscenza dell’opinione pubblica certe pratiche che si tentano di tenere più o meno segrete e nel contempo introduce elementi di ragionevolezza nell’isterico dibattito sulla questione migratoria, attraverso una voce autorevole come quella della classe medica. Oggetto della contestazione è il ricorso da parte del Segretariato di stato della migrazione (Sem) a prove mediche come l’analisi delle ossa della mano, dei denti e di altre parti del corpo (genitali compresi) per stabilire il grado di sviluppo e quindi stimare l’età di quei richiedenti l’asilo che si dichiarano minorenni ma che non vengono creduti. L’accertamento è fondamentale perché determina se la persona ha diritto alle protezioni speciali per i minorenni previste dalla Costituzione elvetica e dal diritto internazionale e che pongono per esempio ostacoli all’espulsione.


“Braccio armato” del Sem in questa assurda caccia agli abusi tra i minori non accompagnati che giungono in Svizzera (circa 3.000 all’anno) è un Centro di medicina legale di Zurigo, che compie questi test già da tempo nel quadro di un progetto pilota in vista di una loro estensione a tutto il territorio svizzero. Il Sem però, prima di essere smascherato da un’inchiesta giornalistica, si era ben guardato dal dichiarare che in quel centro di Zurigo veniva testata anche la maturità sessuale di ragazzine e ragazzini di 15-16 anni. Ragazzine e ragazzini che forse lungo il cammino di fuga che li ha portati in Svizzera hanno subito violenza sessuale, come spesso purtroppo accade.


Siamo insomma di fronte ad una palese violazione del diritto all’integrità e della dignità di questi minori, la cui sorte viene oltretutto decisa sulla base di un metodo che non ha alcuna base scientifica: a oggi non esiste infatti alcun test o combinazione di test che consenta di determinare con certezza l’età di ragazzi tra i 15 e i 20 anni, come ricorda l'Accademia europea di pediatria.
Anche le autorità ne prendano atto!

Pubblicato il 

07.06.17..
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