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Turisti, salumieri riciclati e stipendi

di

Giuseppe Dunghi
Il turismo non è quella cosa che hanno in mente gli albergatori ticinesi, o per lo meno i loro organi dirigenti. Stando agli opuscoli informativi e alle campagne pubblicitarie si deduce che di questa attività economica piuttosto importante essi hanno una visione, come dire?, un po’ sbruffona e un po’ infantile. I turisti ideali sarebbero gli sceicchi arabi che si fanno aprire di notte le gioiellerie di via Nassa per lasciarvi milioni di franchi, oppure i volti sorridenti e un po’ tonti che affollano le réception degli alberghi quando Locarno Monti annuncia bel tempo, e consumano tutti i panini a disposizione. E ai cronisti di cronaca cantonale tocca scrivere in tono trionfale sulla stagione appena trascorsa, come se i lettori fossero interessati ogni anno al “bilancio positivo” degli albergatori di Lugano o di Locarno. Non li sfiora il pensiero che i turisti possano essere persone normali. Anzi, siccome i dépliant che vengono distribuiti ai potenziali turisti per invogliarli a riempire i nostri alberghi servono piuttosto a capire che cosa c’è nella testa di chi li fa, ecco delineato il carattere dei registi di Ticino Turismo: somigliano a quei gestori di salumerie di una volta, matita sopra l’orecchio, il grembiule non troppo bianco, “in che cosa posso servirla oggi, cara signora?”, gli occhi attenti a rubare qualche grammo sull’etto di prosciutto, la mano svelta a infilare un po’ di rimasugli insieme con la mortadella, lo sguardo esperto a cogliere i distratti per mettere nel cartoccio la seconda o la terza qualità, e la sera lì a contare i soldi nel cassetto. Forse non si presenterà mai l’occasione per porre alcune domande a questi salumieri riciclati: un cameriere che lavora nell’albergo Du Lac a Paradiso può permettersi con il salario che riceve di trascorrere le vacanze nell’albergo in cui lavora? E la commessa di una gioielleria può comprarsi una collana nella gioielleria in cui passa otto ore della sua giornata? Un muratore, con lo stipendio che riceve, può comprare l’appartamento che ha costruito? No, non possono. Un tipografo può leggersi a casa il libro che ha stampato solo se gli viene offerto in omaggio; un raccoglitore di pomodori tunisino non potrà mai sedersi al ristorante e ordinare una pastasciutta. Perché la cosiddetta economia si è allontanata dall’economia vera, è diventata soltanto una tecnica per arricchire gli azionisti. Alla cosiddetta economia non importa più il potere d’acquisto dei produttori, che è diventato un fattore da comprimere il più possibile. E l’intuizione geniale che ebbe Henry Ford di accordare salari sufficientemente alti ai dipendenti da permettere loro di acquistare le automobili che producevano sembra un pericoloso estremismo. Il turismo non è una questione di dépliant illustrati, di bel tempo e di sorrisi accoglienti. È invece una questione di salari elevati. Solo uno stipendio ragionevolmente alto permette di esprimere la curiosità di conoscere altre nazioni e altri popoli e manifestare il desiderio di viaggiare e crescere culturalmente. Se le persone sono costrette a trascorrere la vita nella paura del futuro, riducendo i consumi e risparmiando, non si dà turismo di nessun tipo. I salari alti ci permetterebbero di andarcene dal Ticino alcune settimane all’anno, se non altro per sottrarci alle facce dei dirigenti di Ticino Turismo. Ma non c’è da preoccuparsi, la nostra patria non rimarrebbe disabitata: salari ugualmente alti permetterebbero ai francesi e ai tedeschi di venire da noi, e saremmo tutti più rilassati e felici.

Pubblicato

Venerdì 7 Ottobre 2005

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