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Lavoro & dignità

Stop al lavoro gratuito

I cantoni si assumano le proprie responsabilità in materia di stage, diventati uno strumento per camuffare manodopera a bassissimo costo

di

Veronica Galster

Il numero di stagisti è in costante aumento dal 2010: a livello svizzero il 10% degli impiegati tra i 15 e i 24 anni ha un contratto di stage. Dove sta il problema? L’aumento di questa tipologia di lavoratori a basso costo è il campanello d’allarme prima del suo definitivo consolidamento sul mercato del lavoro, fino a che non ne diventerà una parte strutturale e lavorare gratis (o quasi) sarà considerato normale. Per il Consiglio federale, interpellato in merito, si tratta di una problematica che riguarda i cantoni, quindi a loro la responsabilità di risolverla. L’Unione sindacale svizzera (Uss), preoccupata per l’effetto che questa mancanza di regole chiare sta avendo sul mercato del lavoro, oltre che sui giovani, ha quindi deciso di alzare la pressione e lanciare un’ondata di mozioni nei cantoni, per spingerli a reagire o quantomeno a discuterne.

 

Sempre più spesso i giovani si ritrovano a fare il loro ingresso sul mercato del lavoro con contratti di stage: sottopagati e con pessime condizioni d’impiego. Situazioni di pura manovalanza a basso costo sono denunciate da tempo (leggi ad esempio L’era del lavoro gratuito) e a settembre 2020 in più di 15 cantoni sono state depositate o erano già pendenti mozioni riguardanti la situazione degli stagisti. Il Gran Consiglio ticinese, ad esempio, dovrebbe discutere proprio in questi giorni una mozione presentata da Matteo Pronzini a settembre 2018, proprio su questo tema.

 

Perché la situazione venutasi a creare con gli stage è problematica?

Alcune scuole professionali chiedono agli studenti che vogliono essere ammessi a particolari professioni, di frequentare degli stage prima dell’inizio della scuola. È il caso ad esempio dei settori della salute o della custodia di bambini, dove i giovani devono effettuare lunghi periodi di stage, spesso poco regolamentati e pagati pochissimo. Questo, oltre a creare sul mercato un’offerta di manodopera a bassissimo costo (a volte a scapito di professionisti che potrebbero occupare queste posizioni, ma ricevendo salari adeguati), mette anche gli stagisti in una situazione nella quale il loro potere negoziale è praticamente nullo a fronte del datore di lavoro.

 

Ci sono poi coloro che al termine degli studi si vedono offrire solo posti di stage: questi contratti vengono spesso prolungati di continuo, per anni, con la promessa che sfoceranno poi in un contratto fisso di lavoro. In questo modo i giovani si vedono costretti ad accettare salari molto bassi, che in certi casi non raggiungono nemmeno i 1000 franchi al mese e con i quali non riescono di certo a mantenersi e raggiungere un’indipendenza economica.

 

Il Consiglio federale ritiene che i cantoni abbiano gli strumenti necessari per intervenire contro gli abusi in ambito di stage, ma in realtà solo in rari casi quest’ultimi hanno una regolamentazione efficace in merito. L’Uss, dal canto suo, ritiene che gli stage dovrebbero essere richiesti solo in circostanze ben specifiche (come ad esempio l’integrazione nel mercato del lavoro) e dovrebbero imperativamente avere una componente formatrice. Chiede inoltre che vengano aboliti gli stage di pre-apprendimento, in particolare nei settori sanitario e della custodia dei bambini, e che la durata degli altri tipi di stage sia limitata a sei mesi, durante i quali gli stagisti devono beneficiare di un accompagnamento adeguato.

Pubblicato

Mercoledì 23 Settembre 2020

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